light+building 2014

31 marzo 2014 alle 1:07 pm | Pubblicato su Illuminotecnica | Lascia un commento
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nnovazione e sosteniblità sono le parole chiave del light+building 2014, la fiera di Francoforte che è ormai il riferimento annuale per l’illuminazione in europa.
Nel caso in cui non possiate esserci, oppure siate in cerca di commenti sugli eventi e gli stand, prossimamente aggiornerò questa pagina con le impressioni e foto (wi-fi permettendo) dalla fiera pubblicate on-time.

Sarò in fiera il 3 e il 4 aprile (giovedì e venerdì). Rimanete quindi connessi per i futuri sviluppi oppure scrivete nei commenti suggerimenti o domande per quello che desiderereste vedere/conoscere sulla fiera.

A presto


Mon 31/03 20:00
Cominciamo bene

Ho appena appreso che Lufthansa (con cui ho prenotato i voli) sciopera da mercoledì a venerdì. Really there’s no better way to fly.
Questa fiera si preannuncia complicata …

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Thu 03/04 16:00
Bad news (good news ?)

Purtroppo, nonostante i vari tentativi, mi risulta impossibile raggiungere la fiera di Francoforte.
Questo dimostra almeno due cose: la prima è che pure la Germania – che vorrebbero spacciarci come paradiso economico – probabilmente non se la passa tanto bene e che quindi sarebbe il caso di pensare a soluzioni politiche di ampio respiro che coinvolgano l’Europa intera e la seconda è che ancora di più è il caso di rimpiangere la fiera italiana (riporto un articolo del corriere, tanto per ricordare cosa è successo).
Inoltre – contrariamente al provincialismo italiano che generalmente si dedica a lanciare invettive contro chi lo sciopero lo fa – ci tengo a riportare le motivazioni dei lavoratori di Lufthansa: lo sciopero dei 5400 piloti (il 99,1% della compagnia) è dovuto a questioni riguardanti prepensionamento e aumenti salariali. Secondo il portavoce del sindacato dei piloti, dietro la posizione di scontro di Lufthansa si nascondono gli interessi dei grandi investitori britannici: a loro e agli altri investitori il presidente in uscita Christoph Franz ha promesso un risultato operativo di 2,65 miliardi di euro per il 2015 (dal Corriere della Sera del 14 aprile).
Per battere cassa quindi piuttosto che utili si sta pensando di pagare meno piloti e pensioni.

Per quel che riguarda la fiera, cercherò se possibile di aggiornare l’articolo con contenuti di altro tipo.
Grazie a tutti

Nuova direttiva per la Legge E. R. contro l’inquinamento luminoso

7 dicembre 2013 alle 11:18 am | Pubblicato su Illuminotecnica | Lascia un commento
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a nozione di “inquinamento luminoso” spesso viene confusa con quella di “inquinamento luminoso astronomico”, che rappresenta solo una parte del problema e che definisce la riduzione della capacità di osservare i corpi celesti.
Fortunatamente ci sono Leggi, come la L.R. Emilia Romagna 19/2003, che cercano di affrontare il problema in maniera completa.
Negli ultimi anni ho partecipato attivamente al gruppo di lavoro che si è occupato di aggiornare la Legge di cui sopra e che ha portato alla recente pubblicazione della nuova Direttiva applicativa (BUR n.355 del 29/11/2013).

Non nascondo il fatto che sono estremamente soddisfatto per il lavoro svolto – anche se, da buon perfezionista, credo ci sia ancora molto da fare – ed in particolar modo sono felice che una legge di questo tipo per la prima volta si basi su indicazioni tecnico-scientifiche, anziché presentare numeri – per così dire – “tirati fuori dal cilindro”.
A cominciare dalla definzione stessa di inquinamento luminoso, che comprende la nozione di “inquinameno luminoso astronomico” vista prima e la nozione di “inquinamento luminoso ambientale”, inteso come luce artificiale che si disperde al di fuori delle aree a cui è funzionalmente dedicata, è emessa in misura maggiore alle reali necessità ed induce effetti negativi sull’uomo e l’ambiente. Per ulteriori approfondimenti su questo argomento, vi rimando alla presentazione sull’ inquinamento luminoso che ho portato al convegno Illuminotronica.

Senza entrare troppo nei dettagli – per cui rimando alla lettura del testo della Direttiva – riassumo brevemente le principali novità:

1) Sorgenti luminose

Finalmente, negli ambiti al di fuori delle Zone di Protezione, sarà possibile installare apparecchi illuminanti LED. Non è stato possibile – per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare e che probabilmente sono al di fuori dell’umana comprensione – impedire di inserire un limite alla temperatura di colore utilizzabile (sono ammesse sorgenti con Tcc inferiore a 4000K): chiunque abbia familiarità con i concetti base dell’illuminotecnica sa infatti che la temperatura di colore è un parametro estremamente aleatorio e poco significativo (tanto che due sorgenti con distribuzioni spettrali completamente diverse possono avere però la medesima temperatura di colore). Tra l’alto la misura di questo parametro consente ampi margini e quindi in realtà possono essere certificate come 4000K sorgenti che possono andare dai 3500K ai 45000K e oltre.
Una “toppa” a questa indicazione poco significativa è stata inserita consentendo sorgenti con Tcc superiore a 4000K ma con acv inferiore a 0,60. Il parametro acv indica in soldoni il rapporto fra la parte di spettro che più influenza il ritmo circadiano e l’emissione totale: di questo parlerò più approfonditamente in un altro articolo.

Un discorso a parte meritano le Zone di Protezione, che comprendono zone naturali protette e zosservatori astronomici. Per queste zone vanno necessariamente utilizzate lampade a sodio alta pressione.
Senza nulla togliere a questa tipologia di lampade, non si comprende per quale motivo una Legge indichi (nel testo stesso, non solo nella Direttiva) una tecnologia e non un parametro. Ovvero: qual’è la base di questa indicazione? Si vogliono adottare sorgenti a spettro “stretto”? Bene, allora diamo un parametro che non consenta sorgenti ad ampio spettro (banalmente il CRI o una funzione che calcoli la compattezza dell’emissione spettrale).
Si vogliono adottare sorgenti ad alta efficienza? Bene: questo esiste già (vedi paragrafo successivo).
Si vogliono adottare solo sorgenti a scarica? Bene: diciamo solo sorgenti a scarica.
Se domani improvvisamente sparissero tutte le sorgenti al sodio alta pressione, tutte queste zone rimarrebbero al buio … tanto più che questa limitazione vale anche per i privati: provate ad andare al LeRoy Merlin e chiedere una plafoniera per esterni al sodio alta pressione!

2) Prestazioni energetiche di apparecchi ed impianti

La parte più innovativa del documento è sicuramente l’introduzione di specifiche minime per le prestazioni di apparecchi ed impianti, sulla scorta della proposta della valutazione energetica di cui ho già parlato in un articolo precedente.
Quante volte abbiamo parlato di apparecchi di illuminazione scadenti o di Amministratori che non sono in grado di comprendere l’effettiva efficienza di un impianto? Da oggi sarà più difficile proporre soluzioni di scarsa qualità, perché viene richiesta una valutazione delle prestazioni energetiche di apparecchi ed impianti (indipendentemente dalla tecnologia utilizzata o dalle modalità di riduzione di flusso/utilizzo dell’impianto).

IPEA IPEI
Come per gli elettrodomestici, la valutazione energetica rappresenta uno strumento importante al servizio degli Amministratori, i quali possono avere una panoramica immediata dell’efficienza del prodotto, sono in condizione di effettuare la comparazione dei diversi prodotti offerti su basi concrete ed infine hanno la possibilità di attribuire il giusto valore di mercato.

3) La figura del progettista

Un altro problema spinoso, di cui si è parlato spesso, è quello del riconoscimento delle capacità del progettista.
In mancanza di una legislazione nazionale che riconosca la figura del progettista illuminotecnico non si è potuto operare con indicazioni dirette, ma sono state aggiunte responsabilità e compiti cui possono sopperire solo dei professionisti del settore.
Non sarò più possibile ad esempio presentare un “calcolo illuminotecnico” facendolo passare come “progetto”: un progetto deve essere strutturato come indicato dal DPR 207/2010, presentare un piano di manutenzione, le valutazioni energetiche IPEA e IPEI ed infine allegare una relazione di calcolo dei consumi e dei risparmi energetici possibili.

Queste non sono indicazioni “facoltative” ma obbligatorie per tutte le Amministrazioni: per un progettista illuminotecnico questa è ordinaria amministrazione, ma per un elettricista o un produttore significa strutturare un ufficio progettazione dedicato.

3) Il superamento della norma UNI 11248:2012

Come già avevo indicato in un precedente articolo, l’aggiornamento della norma UNI 11248 si è rivelato un disastro sotto molti punti di vista e ha minato seriamente la credibilità dell’organo istituzionale addetto all’unificazione normativa. E’ una norma che si attiene a metodologie discutibili, così come la gemella dedicata alle gallerie e, sempre come la gemella, guidata dai dettami di individui che non sono disposti a confrontarsi.
Certo, lo stesso discorso vale per molte Leggi Regionali contro l’inquinamento luminoso: ancora non ho visto un documento scientifico o un dibattito o una pubblicazione di rilievo che dimostri numeri come il rapporto 3,7 o le 0,49 cd/klm. Però la revisione della Direttiva della L.R. Emilia-Romagna dimostra come un lavoro di discussione serio e sereno possa portare a buoni risultati.

Per questo motivo è stata presa la decisione (sicuramente coraggiosa) di riscrivere le indicazioni per la progettazione illuminotecnica, salvando ciò che di buono è presente nella norma UNI 11248:2012 (di questo ne va dato atto) e modificando il resto.
Sono molto orgoglioso dell’Allegato F e credo che possa rappresentare un buon punto di partenza per la revisione della normativa nazionale stessa (ricordo che tra l’altro l’Allegato F non impedisce di utilizzare la UNI 11248), ovvero una norma oggettiva, basata su parametri semplici e al contempo ragionevoli e tecnicamente validi. Questa parte ridà al progettista la facoltà di definire i parametri di influenza (al contrario della UNI 11248, che parte dal presupposto che il progettista sia incapace di svolgere il proprio lavoro) e soprattutto mette delle limitazioni alle responsavilità che lo stesso progettista può assumersi (ovvero: la classificazione urbanistica delle strade non può essere compito di chi si occupa dell’impianto dell’illuminazione, così come il fatto che non è possibile sopperire con l’illuminazione a buche o asfalti ammalorati).

Ultime considerazioni

Questa Direttiva non è la risposta a tutti i problemi, presenta ancora alcuni errori e sicuramente può essere migliorata.
Credo però che rappresenti un segnale importante – come si dice ora – di discontinuità.

Mi piacerebbe riflettere assieme sul testo della Direttiva e, perché no, magari proporre correzioni o aggiornamenti.

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

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AGGIORNAMENTO IMPORTANTE

Sulla base della discussione avvenuta sul gruppo facebook Italian Lighting Design, mi impegno a farmi da portavoce in Regione per eventuali modifiche alla Direttiva, che verranno discusse in maniera seria ed approfondita direttamente in questa pagina attraverso i commenti e il link al documento condiviso presente su google drive.

Sono ben accetti i contributi di chiunque voglia partecipare alla discussione: il documento condiviso è aperto e modificabile.
Chiedo a chi lo compilerà di indicare il proprio nome e cognome ed eventualmente, prima di cancellare parti altrui, segnare con un altro colore le eventuali modifiche.

Grazie mille.

Illuminotronica 2013

6 ottobre 2013 alle 5:36 pm | Pubblicato su Comunicazioni di servizio, Illuminotecnica | 1 commento
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l 10 ottobre sarò alla fiera di Padova per il convegno ILLUMINOTRONICA, organizzato come ogni anno da Tecnoimprese ed Assodel. Per chi non lo sapesse, ILLUMINOTRONICA è l’evento dedicato ai professionisti della luce che ruota attorno al temadel Solid State Lighting.

Alle 10:00 sarò nello spazio Arena per parlare di Inquinamento luminoso.


Il tema è sempre attuale ma purtroppo troppo spesso trattato con sufficienza. Lavorando a stretto contatto con Enti pubblici e privati ho capito come nella realtà pochissimi hanno idea di cosa significhi veramente “inquinamento luminoso” e come questo termine sia utilizzato anche per questioni al di fuori dell’argomento stesso.
Il corso vuole essere una breve introduzione alle problematiche dell’inquinamento luminoso e cercherà di fare chiarezza nei confronti di un argomento così importante

Alle 12:30 sarò nella Sala Workshop 11B per parlare di Illuminazione stradale.

Il corso prenderà in considerazione tutti gli aspetti relativi alla progettazione illuminotecnica degli ambienti urbani. Anche in questo caso parlerò a 360° dell’argomento, cercando di utilizzare una terminologia semplice e alla portata di tutti: lo scopo della presentazione è quello di avvicinare i profani all’argomento e fare riflettere i progettisti sulle problematiche principali dell’illuminazione stradale.

A margine vorrei segnalare anche L’efficienza non è solo energetica! al Convegno Plenario alle 16:10, in cui Oxytech presenterà un sistema rivoluzionario di trattare i dati degli impianti progettati.

Per ulteriori informazioni potete consultare il sito dell’evento: ILLUMINOTRONICA

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”


Corso di illuminazione architettonica e naturale

13 maggio 2013 alle 8:39 am | Pubblicato su Comunicazioni di servizio, Illuminotecnica | 4 commenti
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Q

uante volte avete pensato: “Ma perché i corsi di illuminazione vengono fatti sempre dalle stesse persone barbose e vecchie”?
Quante volte avete esclamato: “Ma perché l’illuminazione non l’insegnano dei giovani brillanti e di bella presenza? Ma perché come bidello non ci sta Simon Le Bon, beh?”

Ecco allora che i vostri desideri sono realizzati.
Per chi vuole avere un primo approccio con l’illuminotecnica, l’illuminazione di interni ed esterni e l’illuminazione naturale, sono felice di comunicarvi che – in collaborazione con Assform – dal 24 maggio prossimo partirà un corso di illuminazione architettonica e naturale a Firenze.

assform
La descrizione completa del corso si trova qui e il calendario è il seguente:

Cartel1

Gli argomenti proposti sono indirizzati ad una comprensione globale del tema della luce artificiale e naturale in ambito architettonico/urbanistico e pertanto il corso è aperto a tutti.
I docenti trattano la materia tutti i giorni e soprattutto la applicano nel loro lavoro: per questo la parte teorica (pur sempre necessaria) sarà costantemente riferita ad applicazioni pratiche. Spero che chi verrà al corso apprezzi la professionalità e la competenza.

Per maggiori informazioni è possibile telefonare al numero: 055 5357356 oppure lasciare un commento al presente articolo.

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S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

Luce e follia (Cieli bui e UNI 11248)

22 ottobre 2012 alle 9:25 am | Pubblicato su Editoriali, Illuminotecnica | 37 commenti
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O

ttobre sarà ricordato – fra le altre cose – come il mese della legge di stabilità e del decreto “Cieli bui” che già ha infervorato le piazze e i maggiori talk-show italiani.
Pochi però sanno che, nello stesso momento in cui si parlava di ridurre o addirittura spegnere le luci nelle città per risparmiare qualche euro, veniva dato alle stampe l’aggiornamento della norma sull’illuminazione stradale (UNI 11248:2012) che fa da contraltare alle intenzioni del Governo e prescrive illuminazioni più alte di circa il 50% rispetto alla versione precedente.

Devo ammettere di aver sempre apprezzato il teatro dell’assurdo e, proprio in questi giorni, stavo pensando se l’inutilità dei nostri politici e – di rimando – delle istituzioni ad essi legate, non fosse in qualche modo un sottile stratagemma per trasformarci tutti in “rinoceronti” (tanto per citare un’opera a tema): e appunto, come nel testo di Ionesco, mi domandavo se anziché ostinarmi a rifiutare il qualunquismo imperante dovrei invece uniformarmi alla massa.
Purtroppo, anche in questo frangente, mi sento solo: c’è qualcun altro che pensa che questa sia pura follia?

Certo, lo so, viviamo nello stato delle banane.
Che colpo di teatro! Viene approvato un decreto che spegne le luci perché ormai i Comuni sono in braghe di tela e di contro esce una norma (quasi in contemporanea) che innalza la quantità di luce richiesta. Ovvero: ci sarà più luce di notte, ma per meno tempo. Poi tutti al buio.
E quindi il risparmio prospettato dal Governo viene nullificato sul nascere da una norma voluta da un’emanazione del Governo stesso.

Ma andiamo con ordine.
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1) Cieli bui (?)

Facciamo chiarezza da subito: nessuno ancora ha visto il testo ufficiale del Decreto e quindi tutto ciò che si è detto fino ad oggi è pura masturbazione mentale.
Anche in questo caso sarebbe stato apprezzabile se i giornali avvessero avuto l’onestà intellettuale di porre la questione su di un piano speculativo, anziché sbattere in prima pagina titoli più o meno minacciosi del tipo: “Monti ci vuole lasciare al buio” (Il Giornale dell’ 11 ottobre. Articolo che tra l’altro si apre con la citazione felliniana “adesso c’è soltanto il sentimento di un buio in cui stiamo sprofondando” … mamma mia!).

Cielobuio è l’associazione che ha promosso l’iniziativa “Cieli bui”

Facciamo un passo indietro: l’illuminazione pubblica è una voce di spesa molto onerosa per i Comuni. Per questo motivo si dovrebbero progettare impianti che facciano la giusta luce (senza strafare) consumando meno energia possibile.
Ma il problema non è soltanto per i nuovi impianti. Chiunque si occupa di illuminazione sa che il sistema più semplice ed immediato per consumare di meno è quello di inserire qualche tipo di regolazione che consenta, nelle ore notturne in cui c’è meno affollamento nelle città, di ridurre il flusso luminoso degli apparecchi e quindi la potenza impegnata. Molte Leggi Regionali impongono questa regolazione.
Verrebbe da chiedersi perché ad oggi – nonostante la convenienza (e l’obbligatorietà) di questi interventi – i Comuni, anziché finanziare l’ennesima sagra della porchetta, non abbiano provveduto a migliorare i propri impianti. Verrebbe anche da chiedersi perché pochissimi Comuni si siano dotati di un piano energetico o comunque di un piano dell’illuminazione (anche questo obbligatorio per molte Regioni) che avrebbe garantito una pianificazione degli interventi e dei risparmi.
Se non si fa niente di tutto questo, appare più che evidente che l’unico modo di fare del risparmio subito è spegnere gli impianti.

Già alla luce di queste considerazioni la bozza di decreto appare in maniera diversa:

1. Per finalità di contenimento della spesa pubblica, di risparmio di risorse energetiche, nonché di razionalizzazione ed ammodernamento delle fonti di illuminazione in ambienti pubblici, con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e delle infrastrutture, nonché con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro . giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti standard tecnici di tali fonti di illuminazione e misure di moderazione del loro utilizzo fra i quali, in particolare:

a) spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne;

b) individuazione della rete viaria ovvero delle aree, urbane o extraurbane, o anche solo di loro porzioni, nelle quali sono adottate le misure dello spegnimento o dell’affievolimento dell’illuminazione, anche combinate fra loro;

c) individuazione dei tratti di rete viaria o di ambiente, urbano ed extraurbano, ovvero di specifici luoghi ed archi temporali, nei quali, invece, non trovano applicazione le misure sub b);

d) individuazione delle modalità di ammodernamento degli impianti o dispositivi di illuminazione, in modo da convergere, progressivamente e con sostituzioni tecnologiche, verso obiettivi di maggiore efficienza energetica dei diversi dispositivi di illuminazione.

2. Gli enti locali adeguano i loro ordinamenti sulla base delle disposizioni contenute nel decreto di cui al comma 1. Le medesime disposizioni valgono in ogni caso come principi di coordinamento della finanza pubblica nei riguardi delle regioni, che provvedono ad adeguarvisi secondo i rispettivi ordinamenti.

Al di là di qualche “tecnicismo” è chiaro che il testo non dice assolutamente nulla e gli indirizzi di risparmio (affievolimento o spegnimento) sono metodologie che esistono fin dalla preistoria dell’illuminazione, come giustamente ha già fatto notare Giacomo Rossi nel suo blog.
Rimango pertanto stupito dal “caso mediatico” sollevato da “Cieli bui” … ma tutto va bene pur di non parlare dell’aumento delle tasse o dei soliti privilegi di alcuni italiani più uguali degli altri.
Detto questo, vorrei comunque fare alcune considerazioni:

  1. Perché viene preso di mira sempre il “punto finale” di consumo e nessuno parla del fatto che il prezzo dell’energia per l’illuminazione pubblica, in un anno, è aumentato di circa il 35%? Per quale motivo dobbiamo pagare noi per gli errori e l’incapacità dei fornitori di energia italiani? Perché non abbiamo un mercato veramente libero dell’energia e invece siamo sotto il giogo di un oligopolio imperante di persone che fanno il bello e il cattivo tempo in questo campo da circa 60 anni?
  2. Per quale motivo i sistemi di riduzione del flusso non vengono adottati come standard e, ancora oggi, occore richiedere accessori dedicati come pezzi “speciali”? Come dicevo prima, non solo questi sistemi spesso non vengono neppure presi in considerazione, ma il pensiero comune è quello di “illuminare il più possibile”, anche quando assolutamente non necessario: da un lato ci  sono progettisti incapaci che, per stare dalla parte dei bottoni, esagerano e dall’altro ci sono Amministratori che vedono gli impianti di illuminazione come merce di scambio per accrescere il loro prestigio o per raccogliere voti. Non mancano nemmeno quelli che gridano alla “maggiore sicurezza”, come se qualche lampione in più potesse far rinsavire gli ubriachi che si schiantano il sabato sera.
  3. Non so se voi ve ne siete accorti, ma siamo in piena recessione. Per quale motivo esistono sterminate lottizzazioni abitative o industriali abbandonate ma con lui accese per tutta la notte (vedi punto 2)? In questo caso lo spegimento non dovrebbe essere un obbligo, ma un dovere. Allo stesso modo mi chiedo per quale motivo chiese orrende (non parlo di Borromini, ma della chiesa in cemento di Roncofritto) rimangono illuminate per tutta la notte consumando energia pubblica (quando nemmeno pagano l’ICI). Ma questo dicorso vale per tante altre situazioni: se non c’è nessuno in quei luoghi, perché illuminare?
  4. In relazione al punto 3, mi rendo però conto che dar carta bianca ai Comuni nei riguardi degli spegnimenti significa mettere in mano una pistola a un adolescente problematico: il rischio è quello che, nel solco dell’indolenza tipica dei Comuni, lo spegnimento divenga una maniera facile per controllare i consumi e quindi, anziché la via lunga e tortuosa del piano della luce e del progetto di riqualificazione, venga scelta la via molto più breve del “tutto spento”. Non è pensabile di “spegnere” una città. Oppure, se questa è veramente l’intenzione, chiudiamo tutti baracca e ci mettiamo a vendere gelati.
  5. Il problema dei problemi: a chi sarà dato il compito di individuare le aree da affievolire o spegnere? Chi individua le tecnologie da adottare per ottenere maggiore efficienza? Come fa un Comune con un ufficio tecnico composto da un geometra e da un perito, che si occupano di problemi che spaziano dalle fognature alle costruzioni in zona sismica, a occuparsi non solo di illuminotecnica ma di pianificazione urbana? Ovvero, come fa un Comune – senza soldi per il patto di stabilità – a stanziare fondi per uno studio sull’efficientamento dei propri impianti? Il modo migliore di risparmiare è quello di pianificare gli interventi: purtroppo in Italia non è mai esistita una cultura urbanistica e di pianificazione, ed oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Il risultato è quello prospettato al punto 4.

Non c’è quindi alcuna speranza?
Per fortuna abbiamo delle norme che possono mettere un freno a tutto questo spreco, vero?
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2) Gerontocrazia al potere

Mia nonna, che ormai ha la sua bella età (anche se gli anni li porta molto bene), ormai ha qualche problema alla vista.
Non mi sorprende quindi che la nuova UNI 11248-2012, coordinata da un ultraottantenne, aumenti di circa il 50% la luce richiesta rispetto alla versione precedente.Sapete, io ero presente a una delle riunioni riguardanti l’aggiornamento della norma.
E sono rimasto affascinato dalla scelta effettuata dall’UNI per i coordinatori: uno di questi ha ammesso candidamente di “non aver mai progettato un impianto stradale” in vita sua. Un altro vegliardo, a cui veniva fatto presente che la CIE 191:2010 smentisce clamorosamente la pretesa di riduzione di una classe illuminotecnica per luce bianca, continuava a far vedere il diagramma di visibilità, come se c’entrasse qualcosa.

Per chi non ne sapesse nulla, riassumo la questione: la vecchia norma (UNI 11248:2007) riportava una tabella con indicate le “classi di riferimento” per ogni tipo di strada presente sul territorio nazionale. Questa categoria di riferimento doveva essere trasformata in “categoria di progetto” attraverso un’analisi dei rischi che poteva aumentare o diminuire le categorie.
Nella nuova norma l’analisi dei rischi è fatta solo “a scalare” (quindi la “categoria di progetto” non può essere aumentata, solo diminuita rispetto alla “categoria di ingresso” che prende il posto della “categoria di riferimento”). Fatto sta che la nuova norma definisce tutte le strade come “complesse” visivamente e presenta una “categoria di ingresso” superiore rispetto alla vecchia “categoria di riferimento”.
In pratica, quella che era una categoria ME4b (che richiede 0,75 cd/mq) nella vecchia norma è stata trasformata in una categoria ME3b nella nuova (che richiede 1,00 cd/mq).

La vecchia procedura per l’identificazione delle categorie di progetto e esercizio

La motivazione ufficiale è quella di “obbligare i progettisti a svolgere l’analisi dei rischi”: ovvero, o fai l’analisi o sei costretto a consumare di più. Però quanti progettisti (che ora appunto dovranno sottoscrivere a chiare lettere l’analisi dei rischi) secondo voi si prenderanno la briga di metterci la faccia e la carriera per declassificare una strada? Perché a parole siamo tutti splendidi, ma sappiamo benissimo che questo è anche il paese dei tribunali e delle cause perse e quindi il primo pirla che si schianta contro un palo è pronto a denunciare chiunque pur di non perdere punti sulla patente perché ubriaco. Io conosco più progettisti che alzano la categoria per sentirsi più sicuri piuttosto di progettisti che la abbassano.
Inoltre (ma forse sono io a essere in malafede) non è strano che una norma scritta da affiliati a una famosa associazione che raggruppa progettisti e produttori di corpi illuminanti sembra favorire proprio questi ultimi? In fin dei conti l’unico a guadagnarci è il venditore, perché con luminanze e uniformità superiori si è costretti ad installare molti più apparecchi.
Perché queste norme non vengono scritte (come tutte le restanti norme UNI) da gruppi di professionisti indipendenti?
Perché la norma italiana, anziché seguire la prUNI 13201-1, ha preso una strada diversa da tutti gli altri? Perché dobbiamo sempre essere “speciali”?
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3) Più luce, meno luce

Eccoci quindi al paradosso: da una parte abbiamo un decreto che dice di risparmiare, usare “meno luce” e dall’altra abbiamo una norma che impone – in pratica – “più luce”.

Ho un sogno.
Sogno un paese in cui un Comune che vuole risparmiare energia chiede a uno staff di professionisti di ridefinire le priorità del territorio e non si accontenti di spegnere gli impianti fino a che non si sia raggiunto il “numero giusto”.
Sogno un paese in cui lo sforzo congiunto di Amministratori, pianificatori e progettisti possa stabilire le giuste strategie di efficienza, senza ricorrere a sedicenti “esperti” (che forse sono esperti di profitto ma di sicuro non di risparmio).
Sogno un paese in cui gli impianti di illuminazione siano progettati da progettisti illuminotecnici, non da elettricisti, da produttori o peggio da cantinari.

Ma la dura realtà è che siamo un paese di ignoranti supponenti e, di questo passo, andiamo sempre di più verso il baratro.
La ricetta contro la crisi è più semplice di quello che si pensa: anziché sotterfugi o norme ad hoc per i soliti noti, basterebbe applicare del buon senso e i regolamenti concordati a livello europeo.

Una buona progettazione (o riprogettazione) può garantire risparmi elevati e la messa a norma dell’impianto agli stessi costi degli spegnimenti + aumenti dell’illuminazione.
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4) Una buona notizia

Vorrei chiudere in stile “Report” per parlare di una bella iniziativa: “Shine a Light on Lighting Design”.
E’ un sondaggio anonimo, promosso da un gruppo di studio autonomo (Chiara Carucci, Elena Pedrotti, Roberto Corradini e Marco Palandella) che si propone di monitorare e comprendere qual è la situazione professionale dei progettisti di illuminazione in Italia, conoscerne il punto di vista e avere uno specchio fedele della realtà professionale.
Sarà possibile accedere al sondaggio dal 15 ottobre al 25 novembre 2012. Terminata l’indagine, i dati ricevuti verranno analizzati statisticamente, i risultati complessivi saranno diffusi attraverso riviste specializzate.

L’iniziativa mi piace perché è un buon punto di partenza per capire la situazione dei professionisti dell’illuminazione italiana.
Spero che i promotori non si fermino alla sola pubblicazione delle risposte, ma si spingano anche a un’analisi approfondita del tema, soprattutto per quel che riguarda lo stato delle giovani leve del settore, perché ci sono ancora corporazioni che fanno di tutto per difendere i propri interessi.
E la cosa peggiore è che quelli che ci vanno di mezzo sono sempre i giovani: sottopagati, schiavizzati e senza nemmeno due soldi per fare un mutuo e mettere su famiglia.
Mi piacerebbe vedere le testimonianze reali di tanti giovani pagati due lire per far prosperare i grandi studi che si possono permettere ribassi inverosimili nelle gare oppure mi piacerebbe vedere un’inchiesta sulle associazioni, che dovrebbero fare l’interesse dei professionisti ma in realtà sono sponsorizzate dai produttori.

Ma questa, forse, è un’altra storia …

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S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

La guerra di Woods

15 ottobre 2012 alle 5:22 pm | Pubblicato su Architettura | 4 commenti
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N

el 1992 stavo per compiere 12 anni. Erano i primi di marzo. Mio padre arrivò con un giornale e mi disse che da quel giorno avrei dovuto raccogliere tutti gli articoli che parlavano della Jugoslavia.
Sapeva che il mondo non sarebbe più stato lo stesso. Sapeva che la guerra cambia tutto: “l’orrore … l’orrore” rimane indelebile e stravolge le esistenze.
E poi la guerra passa. Rimangono gli articoli di giornale, le persone dimenticano. Fino a quando altri imbecilli non sono pronti a ricominciare.

Tom Stoddart / Getty Images: le torri di Sarajevo che bruciano viste attraverso le finestre dell’ Holiday Inn

Lebbeus Woods è un visionario.
Il primo incontro con la sua opera avvenne pochi anni dopo, sempre grazie ad un giornale: si trattava della causa intentata da Woods ai produttori di “12 Monkeys”.

La scena incriminata di “12 Monkeys” a paragone del disegno di Woods.

Il filo rosso che unisce la guerra in Bosnia ed Erzegovina e Woods è un libro, “War and architecture”, che Woods scrisse in quegli anni e che portò di persona a Sarajevo nel 1993, quando la città era sotto attacco.

Architecture and war are not incompatible.
Architecture is war.
War is architecture.

I am at war with my time, with history,
with all authority that resides in fixed and frightened forms.

I am one of millions who do not fit in,
who have no home, no family,
no doctrine, nor firm place to call my own,
no known beginning or end,
no ‘sacred and primoridal site’.

I declare war on all icons and finalities,
on all histories that would chain me with my own falseness,
my own pitiful fears.

I know only moments, and lifetimes that are as moments,
and forms that appear with infinite strength, then ‘melt into air’.

I am an architect, a constructor of worlds,
a sensualist who worships the flesh, the melody, a silhouette against the darkening sky.
I cannot know your name. Nor can you know mine.

Tomorrow, we begin together the construction of a city.

La guerra ha trasformato l’acciaio ed il vetro dei palazzi di Sarajevo in macerie, rottami simboli delle ideologie che incarnavano.
“Architettura” non è più la modificazione della superficie terrestre per migliorare la condizione umana, ma è una barriera creata dalla popolazione per sopravvivere. Nel delirio di carcasse e rottami emergono quindi strutture che cercano di riparare i danni umani, una specie di tessuto urbano cicatriziale che copre le ferite della guerra.

Un blocco residenziale “ricostruito” trasformando l’esperienza distruttiva in un impeto di cambiamento della società

La guerra che si credeva relegata alla prima metà del XX secolo riempie ancora oggi le cronache mondiali: la guerra è lo stato di vita del XXI secolo. Finite le ideologie, rimane un mondo desolato e sempre più diviso.

Ecco allora che l’architettura può essere una cura, una catarsi che offre la possibilità di uscire dal vicolo cieco nel quale noi stessi ci siamo cacciati.
“War and architecture” è un libro ostico, che pone più domande di quante risposte dia e che, grazie allo sforzo di un encomiabile gruppo di volenterosi, oggi è tradotto in italiano in una edizione “crowd founding” (ovvero che si finanzia da sola).
Ovviamente non posso che consigliare l’acquisto a tutti coloro che si occupano di architettura: per prenotare il libro in anteprima (a un prezzo scontato) basta seguire il seguente link.
Oggi mancano solo 140 adesioni.
Non lasciamo che questo progetto rimanga solo sulla carta.

La cover del libro

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

Illuminotronica

29 settembre 2012 alle 4:01 pm | Pubblicato su Illuminotecnica | 1 commento
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L

o so, il nome non è bellissimo, ma vorrebbe essere la crasi fra “illuminotecnica” ed “elettronica”.
Chi si occupa di illuminazione ormai – volente o nolente – sa che il futuro è rappresentato dalla tecnologia allo stato solido e quindi all’introduzione sempre maggiore di componenti elettroniche. Un buon illuminotecnico oggi non può più permettersi di essere all’oscuro di tutto ciò che riguarda l’elettronica ed in particolare la tecnologia LED.

Per questo motivo Assodel ha organizzato anche quest’anno un incontro per i professionisti del settore (ma anche semplici curiosi) a Padova dall’ 11 al 13 ottobre. Qui potete trovare maggiori informazioni riguardo al convegno.

www.illuminotronica.it

Ovviamente ci sarò anch’io, giovedì 11 ottobre, in veste ubiqua come relatore sul tema dell’influenza della luce sull’uomo (nello spazio Arena dalle 14.15 circa) e correlatore per la presentazione dell’implementazione all’interno del nuovo software Litestar 4D di Oxytech del sistema di classificazione energetica Hera Luce (Convegno Street & Urban lighting dalle 15.20 circa).

Per quel che riguarda l’influenza della luce sull’uomo, parlerò (in maniera molto semplice e concisa) dello studio che sto svolgendo in questo momento  e che riguarda l’influenza della luce artificiale notturna sull’uomo e sull’ambiente. La luce artificiale rappresenta un grande progresso della tecnica e ha consentito di migliorare notevolmente la nostra qualità della vita; non tutti sanno però che determinate caratteristiche della luce artificiale possono influire in maniera negativa sul nostro organismo e sull’ambiente, alterando ad esempio quello che è il nostro ritmo circadiano oppure trasformando completamente interi ecosistemi.
Negli anni scorsi si è parlato spesso di “inquinamento luminoso”, intendendo con questo termine solamente gli effetti dannosi sulla visione del cielo notturno. Oggi siamo ad un punto in cui diviene obbligatorio ampliare il significato di questo termine anche alla tutela dell’ambiente circostante.

Per quel che riguarda l’introduzione del sistema di classificazione energetica dell’illuminazione pubblica di Hera Luce all’interno del software Litestar 4D, sposso dirvi semplicemente che si tratta di una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’illuminotecnica italiana. Non aggiungo altro, perché l’intenso lavoro fatto da Oxytech lascierà i fortunati partecipanti letteralmente a bocca aperta: mentre altri software concorrenti hanno cercato di virare verso il concetto di “user friendly” e quindi verso un concetto “amatoriale” dell’illuminotecnica (ovvero fare in modo che pure la zia Peppa si potesse fare il suo bel calcolino), qua invece parliamo di concretezza e strumenti realmente utili per chi fa illuminazione a livello professionale.

Volevo spendere ancora qualche parola riguardo Assodel e il Convegno Illuminotronica: al contrario di altri, non vi dirò di certo che il LED è la cosa più bella del mondo e la soluzione di tutti i nostri mali. Però è sicuramente la tecnologia del futuro e occorre fare chiarezza sulle caratteristiche, sui pregi e sui difetti di questa tecnologia. Assodel pubblica una bella rivista che parla di LED (che è molto più interessante e più strutturata di tante altre riviste del settore) e probabilmente il convegno di Padova rappresenta una delle poche occasioni in cui i tecnici del settore possono ritrovarsi e parlare di illuminotecnica.

Vi aspetto a Padova!

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

Da non perdere

17 maggio 2012 alle 6:01 pm | Pubblicato su Comunicazioni di servizio, Illuminotecnica | 5 commenti
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I

n questi ultimi tempi, lo ammetto, sono stato un po’ assente.
Ma l’assenza dal blog è stata compensata con la mia presenza altrove. Innanzitutto vi segnalo il numero di aprile di Luce & Design in cui ho parlato di alcuni progetti che sto portando avanti per Hera Luce e, a parte la mia simpaticissima sagoma situata fra Dante Cariboni e Massimo Villa, vale la pena leggerlo perché sono intervenuti fra gli altri personaggi del calibro di Roger Narboni, Susanna Antico e Pietro Palladino.
Non perdete neppure il prossimo numero (o addirittura abbonatevi – così facciamo una marchetta a Villa -) perché sarò presente con un articolo incisivo quanto mio malgrado sintetico sull’illuminazione LED stradale.

Ancora più importante è il corso in risparmio energetico nell’illuminazione organizzato dalla Regione Lombardia e dal dipartimento INDACO del Politecnico di Milano, in collaborazione con il Politecnico di Milano, ENEA, Green Building Council Italia, Hera Luce, Philips, in cui parteciperò come relatore il 5 giugno con la dissertazione dal lunghissimo titolo (beh … conoscendomi, non poteva essere altrimenti) “Proposta di un modello omogeneo di valutazione di soluzioni alternative trasversale rispetto alla tecnologia e alla nomenclatura propria dei costruttori: indice di efficienza energetica degli impianti di illuminazione pubblica”. Spero che parteciperete numerosi, perché il corso è molto bello (o almeno, questo è quello che mi ha detto Danilo Paleari).

Come potete vedere, non me ne sono stato con le mani in mano. Anzi, ci sono novità ancora più importanti e ancora più eclatanti che ora non vi posso svelare.
Rimanete connessi.

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”


Il progettista della luce è stato progettato: cosa è successo il 5 marzo?

27 marzo 2012 alle 8:23 pm | Pubblicato su Editoriali, Illuminotecnica | 2 commenti
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I

l 5 marzo 2012 si è svolta a Milano la prima convention italiana della filiera della luce dal titolo “Progettare il progettista” in cui si sono confrontati diversi professionisti della luce.
Nel corso della giornata sono emerse diverse problematiche inerenti la professione del lighting designer (a questo proposito, propongo di usare il corrispondente italiano “professionista della luce” dato che esiste e che è chiaro come concetto):

  • il riconoscimento professionale
  • l’importanza del progetto e la sua valorizzazione (anche in termini economici)
  • la necessità di una formazione continua
  • la diffusione della cultura della luce, anche attraverso internet
  • la necessità di fare “massa critica” superando le divisioni e sigle professionali
  • la necessità di svincolare il professionista dai produttori

Appare interessante l’analisi svolta da Cinzia Ferrara, che nel suo discorso introduttivo ha sottolineato la necessità di andare oltre le singole sigle e di svincolarsi da concetti come quelli di “ordini professionali” (visto e considerato che probabilmente, viste le ultime modifiche legislative introdotte dal governo italiano, saranno destinati a scomparire) ed approdare a un vero e proprio “professional body” di stampo anglosassone.

Di seguito vengono proposti brevi commenti di alcuni partecipanti seguiti dal documento completo del loro intervento:

Matteo Seraceni
Architettura = Ingegneria = Arte

Uno dei nodi fondamentali da dirimere riguarda sicuramente il riconoscimento della professione e del progetto della luce da parte della committenza: il progetto della luce oggi non viene riconosciuto come “valido” o perlomeno “essenziale” e pertanto diventa un “di più” per i committenti, che difficilmente si rendono disponibili a pagare questo tipo di prestazione (se non obbligata o comunque vincolata ad una progettazione architettonica o scenica più ampia). Per questo motivo abbondano produttori che “regalano” il progetto della luce (e, di contro, progettisti indipendenti che riescono a fatica a sbarcare il lunario).
Il problema però, a mio parere, non è quello di “obbligare” il committente ad avere un progetto illuminotecnico firmato da un progettista attraverso l’istituzione di un ordine professionale (anche perché sarebbe comunque facile per un medio/grande produttore assoldare un progettista a libro paga e regalare comunque i progetti) ma piuttosto quello di comunicare in che modo un professionista della luce è in grado di fornire qualcosa in più di un semplice disegno su carta. Non sto parlando di grettezza: professionisti come muratori, idraulici, elettricisti, medici, commercialisti, ecc. incontrano pochi problemi a venire pagati, poiché in qualche modo appaiono svolgere lavori essenziali e difficilmente riproducibili; altri professionisti invece – come architetti, ingegneri, professionisti della luce – hanno sempre difficoltà a dimostrarsi “degni” di essere pagati (od almeno a non essere apertamente derisi).
A cosa è dovuta questa mancanza di “fiducia”? Da una parte la massificazione dei consumi e delle competenze ha portato ad una sottovalutazione del ruolo del progettista: oggi basta andare ai grandi magazzini, comperare qualche lampada e sentirsi lighting designer (magari con l’aiuto del solito elettricista fac-totum). Dall’altra parte incontriamo molti professionisti che sono purtroppo dei mediocri e, anche se in minoranza, abbassano la stima della committenza per l’intera categoria; altri professionisti invece si sono venduti anima e corpo a qualche produttore e, seppure preparati, svolgono un lavoro pessimo.
Oggi come mai si sente la necessità di indipendenza, professionalità e soprattutto di avere una federazione di professionisti alle spalle forte, ampia e non legata a società o produttori: come giustamente ha fatto notare Palladino, i produttori hanno rivoluzionato l’idea di illuminazione in Italia e hanno aperto la strada alla nostra professione; ora però è forse giunto il momento di camminare sulle nostre gambe.

link all’intervento del 5 marzo

Romano Baratta
Lighting Now

L’incontro è stato fondamentale per ribadire, per l’ennesima volta, le necessità dei progettisti della luce oltre che per cercare un punto di incontro per risolverle. Sono state affrontate quasi tutte le problematiche ad oggi esistenti. Molti interventi sono stati diretti e chiari mentre altri relatori hanno spostato il discorso su altri argomenti. E’ stato costruttivo l’intervento del consigliere di Assoluce, Alessandro Sarfatti, che ha rimarcato l’importanza di far presente a tutte le aziende associate la necessità di rispettare la figura del progettista della luce, l’importanza di non scavalcare questo professionista fornendo in sua assenza ai clienti solo una consulenza tecnica. Sarfattisi è e reso disponibile in prima persona a comunicare e diffondere ai suoi collaboratori in Luceplan l’importanza di non fornire nessun progetto ma solo consulenze tecniche sui prodotti.
Meno diretti sono stati il rappresentante Assil, Riccardo Gargioni, e il presidente AIDI, Gianni Drisaldi, che hanno incentrato il loro intervento su questioni non del tutto inerenti al tema del convegno. Personalmente mi sarei aspettato da queste figure maggiore senso di apertura e meno istituzionalismo.
E’ evidente che il segnale migliore è arrivato dal presidente CELMA, Alvaro Andorlini, che ha evidenziato la necessità di fare gruppo e quindi di essere uniti per proporre in sede Europea le problematiche dei progettisti della luce. Un intervento chiaro e costruttivo.
Nel complesso ero certo di trovare in questo incontro molta più discussione e meno “presentazioni”. Mi aspettavo di più dall’intervento di ADL, di PLDA, di LIGHT-IS. Non comprendo come il PLDA, che a livello Europeo è ben organizzato e porta avanti un bel discorso, non cerchi altrettanto in Italia di prendere in mano con forza la questione e farla digerire nel migliore dei modi a tutte le nostre associazioni. Comprendo la difficoltà di interlocuire con i nostri politicanti della luce… ma se non lo si fa ora che il presidente PLDA è italiano e conosce bene la nostra realtà non lo si farà più.
Il problema centrale è la mancanza di un gioco di squadra da parte delle varie associazioni. Noto continuamente, e lo evidenzio sempre, che ogni associazione è arroccata nella propria fortezza. Ogni associazione continua a coltivare il proprio orticello non ponendo interesse per quello altrui. Trovo che in questi incontri vi sia solo la finzione di voler collaborare rispetto alla reale volontà dei partecipanti (questo convegno non è il primo del genere). I fatti, nella realtà, mostrano altre azioni rispetto alle parole che vengono ogni volta spese. Le varie associazioni, sia all’interno dei testi ufficiali che nei convegni, parlano di collaborazione, di aiuti reciproci e cooperazioni, pongono una possibile risoluzione del problema della figura del progettista della luce, ma nei fatti, invece, non interessa a nessuno realizzare questi propositi. Nei discorsi a porte chiuse si continua a parlare di nemici, di rivali, di concorrenti.
A mio parere l’unica strada da percorrere per risolvere la nostra situazione, la soluzione che ritengo maggiormente idonea è quella di una vera collaborazione di tutte queste associazioni, una cooperazione organizzata in una federazione di tutte le associazioni esistenti. Fino ad oggi questo proposito, da me più volte avanzato in questi incontri, e da molti condiviso, non ha mai visto un solo passo verso la realizzazione o il semplice sviluppo.
La mia speranza ovviamente è che la nostra professione possa avere un vero e sentito miglioramento, ad oggi tuttavia pongo grossi dubbi in merito all’aiuto proveniente dalle associazioni.
L’unica speranza arriva dall’Europa non di sicuro dall’Italia.

link all’intervento del 5 marzo

Giacomo Rossi
luxemozione

Dunque, sono passate un paio di settimane dalla chiusura dei lavori, un po’ di attesa per far decantare le idee e raccogliere un po’ di pareri sul dopo conferenza.
Dopo settimane di preparazione le aspettative, almeno per quanto mi riguarda, erano davvero molte: dopo anni di tanto parlare finalmente si sarebbero tirate le fila del discorso, gli uni con gli altri, professionisti della luce da una parte e costruttori dall’altra. Progettare il progettista, questo lo scopo da raggiungere a fine giornata, o meglio porre le basi per un processo che nei prossimi anni dovrebbe cambiare le sorti della professione di light professionista italiano.
Entrando nello specifico degli interventi, per la maggior parte molto interessanti, altri già sentiti, alcuni fuori tema completamente. Dalla parte dei professionisti quello che è parso chiaro è la volontà di trovare un punto di accordo prima di tutto tra le troppe associazioni della luce nazionali, e quindi unirsi in una sorta di confederazione di professionisti, che fa un po’ lobby, ma che è di fatto l’unico modo per poter far valere il proprio verbo a livello internazionale. Poi, non da meno, trovare una sorta di accordo di non belligeranza con i costruttoriche ad oggi offrono un supporto alla vendita gratuito, che di fatto viene chiamato progettazione, ma che nel 90% dei casi si limita a qualche calcolo illuminotecnico. Quindi altro obiettivo è trovare un termine più appropriato per ogni servizio offerto, visto che, in effetti, ciò che esce dall’azienda è ben diverso dal servizio offerto dal progettista illuminotecnico, soprattutto in termini di qualità.
Quindi ad ogni servizio il nome che più gli compete: progetto illuminotecnico e servizio di supporto alla vendita, sarà poi il cliente a scegliere l’uno o l’altro, conscio naturalmente del fatto che nulla viene dato gratuitamente.
Dall’altra parte, quella dei costruttori, intervento che a me è piaciuto moltoè quello di Alessandro Sarfatti, che in qualità di consigliere Assoluce, si è detto pronto ad accogliere la proposta offerta dai progettisti.
Unico mio dubbio, che proprio non vuole uscire dalla testa è, ma come reagiranno a tutto questo le aziende che sbandierano il famigerato “servizio di progettazione gratuito”, che di fatto viene usato come strumento di marketing o, se preferite, come specchietto per le allodole?
Per finire il web e la luce, che poi è stato il punto cardine del mio intervento. Credo fortemente che siti internet, blog, portali, ecc. siano fondamentali per una diffusione capillare della tanto menzionata “cultura della luce”. Se ben veicolato, lo strumento di comunicazione via web può arrivare ben oltre la carta stampata di settore, naturalmente sta a chi scrive trasmetter dati più corretti possibile e quindi fidelizzare i lettori su contenuti di qualità.
A termine conferenza mi è stato chiesto perché sono contro l’utilizzo di Facebook. Immagino di non esser stato chiaro durante il mio intervento, e visto che Luxemozione ha una pagina FB, non vorrei far la figura di quello che predica bene e razzola male. Vorrei spiegare un po’ meglio.
Come dicevo ieri all’amico Matteo, io non sono contro Facebook in quanto tale, visto che a tutti gli effetti è uno strumento potentissimo di diffusione di notizie. Sono tuttavia molto contrario all’utilizzo della diffusione della notizia senza controllo e, visto che ho sudato sette camicie per creare contenuti di qualità (un po’ come gli altri blog o siti sulla luce che conosco), non vorrei che un uso errato di questo strumento portasse ad una perdita di consensi. Per fare un esempio, quello che sta succedendo alla pagina di Lighting Network di cui faccio parte e sulla quale ultimamente si fa fatica a discernere le notizie sulla luce da altre di carattere personale, che con la luce poco hanno a che fare.
Per chiudere due parole proprio sulla Lighting Network, nata da un’idea di Maurizio Gianandrea poco più di un anno fa. Uno strumento potentissimo, fondamentale a diffondere in modo coordinato la cultura della luce via web, ma oggi un po’ fuori controllo e che (chiedo venia) personalmente ho un po’ trascurato.
E’ giunto il momento di riprenderne in mano le redini, porre delle regole e magari pensare di estendere il gruppo ad altri siti che si occupano di luce.

link all’intervento del 5 marzo

Per chi volesse consultare tutti gli atti del convegno, è possibile scaricare il documento dal blog di APIL.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”


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