Illuminazione pubblica a LED – 1^ parte

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Da diverso tempo si sente parlare di miracolosi apparecchi LED che garantirebbero enormi risparmi e bassissima manutenzione. Nella pratica però (vedi ad esempio Torraca) questi apparecchi spesso si sono dimostrati tutt’altro che efficienti.

Nonostante esistano professionisti (fra cui segnalo la bella esposizione del prof. Di Fraia) e siti (fra cui voglio citare http://www.luxemozione.com) che hanno posto il problema con estrema serietà e correttezza, ancora oggi diversi produttori cercano di “fare i furbi”  raccontando mezze verità, sperando che gli interlocutori non siano ferrati sull’argomento.

Per questo motivo ho intenzione di scrivere una serie di articoli che cercano di spiegare per filo e per segno tutte le problematiche inerenti l’illuminazione pubblica a LED: si parte dalla spiegazione di cosìè un LED fino ad arrivare alle simulazioni vere e proprie (eseguite con DIALux e file eulumdat certificati e scaricati dai siti degli stessi produttori) per dimostrare come ad oggi un apparecchio a LED al massimo può sostituire un apparecchio che monta lampade al sodio alta pressione di medesima potenza.

Non sono solo io a dire questo: diversi importanti produttori, come Philips e Grechi hanno già pubblicato online comunicati stampa su questa linea.

Spero pertanto che tutti coloro che sono interessati all’illuminazione pubblica a LED leggano queste pagine: in questo modo la prossima volta che si presenterà il “furbino” di turno proponendo apparecchi LED in grado di dimezzare i costi energetici e di manutenzione potranno rispondere in maniera adeguata. Non solo: gradirei anche commenti dai professionisti del settore (produttori e progettisti) per migliorare insieme le nostre conoscenze sull’argomento.

Tutto quello che avreste voluto sapere sui LED e non avete mai osato chiedere

1) La tecnologia LED

LED è l’acronimo di Light Emitting Diode (diodo ad emissione luminosa) ed è stato sviluppato nel 1962 da Nick Holonyak Jr.

Un diodo è il più semplice tipo di semiconduttore esistente. Un semiconduttore è un materiale capace di far passare o meno elettricità (la quantità è variabile e dipende ovviamente dal tipo di materiale con cui è composto). Molti semiconduttori sono creati da materiale poco conduttori che però vengono modificati (dopati nel gergo elettronico) per cambiare il bilanciamento interno tra le cariche positive e negative (da cui dipende la conduttività).

Nel caso dei LED, il materiale usato è un composto di alluminium-gallium-arsenide che ha un perfetto bilanciamento tra cariche positive e negative e che quindi non lascia elettroni liberi in grado di far passare corrente elettrica. Una parte di questo materiale viene modificato (dopato) aggiungendo carica positiva (ovvero dei buchi in cui gli eletttroni di carica negativa cercano di inserirsi) da un lato e cariche negative dall’altro.

La regione con cariche positive aggiunte è detta P-region mentre l’altra N-region.

In un diodo, vengono usati materiali di tipo N e materiali di tipo P per creare il chip. Quando nel chip non è applicato alcun voltaggio, gli elettroni di carica negativa trovano e riempiono i buchi (con carica positiva) nella zona di contatto (al centro del chip), formando una giunzione detta anche depletion zone. In questa giunzione, tutti i buchi risultano riempiti e quindi formano una barriera isolante in cui nessuna carica può circolare da una regione all’altra.

Le cariche negative e quelle positive che vengono a contatto nella giunzione tra la P-region e la N-region e formano una zona in cui nessun elettrone riesce più a passare
Le cariche negative e quelle positive che vengono a contatto nella giunzione tra la P-region e la N-region e formano una zona in cui nessun elettrone riesce più a passare

Per eliminare la giunzione, bisogna far si che le cariche negative passino dalla regione N alla regione P e le cariche positive facciano l’inverso. Per ottenere questo è necessario connettere una batteria al diodo facendo attenzione che il polo negativo sia connesso alla regione N.

Una batteria collegata opportunamente ad un Led fa si che le cariche negative nella depletion zone si liberino e di fatto annullano la barriera tra le due regioni
Una batteria collegata opportunamente ad un Led fa si che le cariche negative nella depletion zone si liberino e di fatto annullano la barriera tra le due regioni

In questa maniera, gli elettroni liberi nella regione N, respinti dalle cariche negative si spostano verso la regione P. Allo stesso modo, i buchi della regione P si muovono verso la regione N. Quando la carica tra gli elettrodi supera un certo voltaggio, gli elettroni negativi nella giunzione vengono espulsi dai buchi che occupavano e diventano nuovamente liberi, di fatto eliminando la barriera che creavano in precedenza e facendo viaggiare la corrente tra i due elettrodi.

La luce è una forma di energia che viene rilasciata da un atomo. Questa è composta da piccolissime particelle chiamate fotoni che rappresentano la singola unità di luce.

In un atomo, ci sono differenti elettroni che si muovo in un orbita intorno al nucleo. A seconda dell’orbita, un elettrone ha una certa quantità di energia. Più l’orbita è larga, più esso è carico.

Quando un elettrone passa da un orbita larga ad una inferiore, esso perde un pò della sua energia e lo fa sotto forma di un fotone. Più è alta l’energia rilasciata dall’elettrone , più il fotone è potente.

Nel nostro LED abbiamo visto come le cariche negative della regione N passano nella regione P per occupare i buchi con carica positiva. Visto che i buchi hanno un quantitativo di energia inferiore alle cariche negative, esse devono consumare della carica per poterli occupare e generano quindi fotoni (producendo la luce che vediamo).

Quando la carica negativa raggiunge quella positiva libera un fotone
Quando la carica negativa raggiunge quella positiva libera un fotone

In pratica un LED trasforma l’energia elettrica in energia luminosa. Il funzionamento del led si basa sul fenomeno detto “elettroluminescenza”, dovuto alla emissione di fotoni (nella banda del visibile o dell’infrarosso) prodotti dalla ricombinazione degli elettroni e delle lacune allorchè la giunzione è polarizzata in senso diretto.

Il colore (lunghezza d’onda) della luce emessa, l’efficienza nella conversione elettro-ottica e quindi l’intensità luminosa ottenuta dipende dalla natura e condizione del semiconduttore utilizzato e si estende dall’infrarosso, alla gamma della luce visibile fino in prossimità degli ultravioletti.

Per chi volesse divertirsi a calcolare le prestazioni dei LED, consiglio questo link (purtroppo non è possibile implementare animazioni flash in wordpress) consigliatomi da Giacomo:

Tutorial sul funzionamento della giunzione P-N

2) La tecnologia LED allo stato attuale

I grandi produttori hanno dichiarato che nei prossimi anni investiranno gran parte dei loro capitali nello sviluppo delle apparecchiature a LED.

La tecnologia LED rappresenterà sicuramente il futuro dell’illuminazione in quanto può garantire numerosi vantaggi:

  • diminuzione della quantità di “materia” utilizzata per la loro produzione; rispetto ai prodotti tradizionali comporta quindi una riduzione degli ingombri e dei pesi, determinando una agevolazione nell’approvvigionamento, stoccaggio e trasporto dei materiali e nella produzione industriale
  • ridotto contenuto di sostanze tossiche o nocive; le parti componenti dei LED sono facilmente disaggregabili, smaltibili e riciclabili (allo stesso livello dei normali diodi che si utilizzano in elettronica)
  • ridotta emissione di raggi UV ed IR
  • lunga durata della vita media
  • tecnologia in costante evoluzione

Allo stato attuale esistono già buoni apparecchi di illuminazione a LED per gli ambiti ciclo-pedonali, illuminazione d’accento ed illuminazione artistica e di parchi.

Per quanto riguarda invece l’illuminazione stradale occorre sottolineare che questo è un ambito estremamente tecnico e richiede apparecchi molto performanti: il LED è una luce essenzialmente “direzionale” e pertanto presenta generalmente un fascio concentrato di luce molto forte. Questa luce va quindi distribuita attraverso ottiche per garantire la giusta uniformità sulla sede stradale e ridurre l’abbagliamento che tali sorgenti potrebbero provocare: in questo modo si riduce notevolmente l’efficienza luminosa degli apparecchi a LED; da diverse sperimentazioni sul campo e con software di calcolo illuminotecnico è emerso che generalmente gli apparecchi a LED che garantiscono la giusta uniformità non riescono a mantenere un illuminamento a terra sufficiente e viceversa, con fasci concentrati garantiscono un illuminamento a terra sufficiente ma poi non riescono a mantenere la corretta uniformità.

Ad oggi pertanto gli apparecchi a LED non riescono ad essere così performanti come i tradizionali apparecchi al sodio, come verrà indicato nei paragrafi seguenti. Questo non significa che i LED non saranno mai così performanti come le lampade tradizionali: la tecnologia a LED si sta sviluppando in maniera incredibile (basti pensare che neanche 5 anni fa a stento si arrivava ai 50 lm/W) e per questo motivo è molto probabile che nei prossimi 10 anni gli apparecchi stradali con questa tecnologia sorpassino come prestazioni gli apparecchi tradizionali.

Questo articolo va pertanto letto unicamente alla luce dello stato attuale della tecnologia a LED e non come negazione assoluta dell’applicazione di tale tecnologia all’illuminazione pubblica.

3) Le caratteristiche degli apparecchi a LED

Per l’illuminazione pubblica di esterni, vengono utilizzati i cosiddetti Power LED (LED ad alta resa luminosa); per queste sorgenti i parametri più importanti per la definizione dell’affidabilità e della funzionalità sono:

  • Flusso luminoso : il flusso luminoso di un Power LED viene generalmente indicato in relazione alla potenza del LED stesso ed in condizioni “standard” di esercizio. Generalmente un Power LED, con temperatura di colore a 6000°K, corrente di pilotaggio 350 mA e temperatura ambiente di 25°C, ad inizio vita presenta circa 110-118 lm/W.
  • Corrente di pilotaggio (If) : i LED sono dispositivi pilotati in corrente poiché la loro luminosità varia con la corrente diretta; il pilotaggio dei LED con una corrente costante è un elemento essenziale per ottenere i livelli di colore e luminosità desiderati. Ovviamente, più alta è la corrente di pilotaggio, maggiore sarà il flusso luminoso del LED; questo però comporta un aumento della potenza impiegata e pertanto generalmente una diminuzione dell’efficienza luminosa (lm/W) dell’apparecchio.
  • Temperatura di giunzione (Tj) : con questo termine si indica la temperatura misurata sulla giunzione che costituisce il nucleo del LED (come visto sopra); la temperatura di giunzione massima è determinata dal produttore del dispositivo in modo da porre un limite invalicabile per una vita operativa ragionevole del componente. Questa temperatura è strettamente collegata al flusso luminoso emesso e alla durata: maggiore è la temperatura, maggiore sarà la riduzione del flusso luminoso nel tempo e quindi si avrà una minore durata della sorgente LED. Ovviamente, strettamente legata alla temperatura di giunzione è la temperatura ambiente cui l’apparecchio si trova.
  • Affidabilità del driver : il driver è l’alimentatore elettronico che garantisce il corretto funzionamento delle sorgenti a LED ad esso collegate; poiché le sorgenti a LED hanno una vita teorica molto lunga appare fondamentale che il driver sia garantito per una vita media paragonabile a quella delle sorgenti.
  • Temperatura di colore : le lampade LED hanno la possibilità di ottenere una gamma cromatica molto varia, con rese di colore molto elevate; il LED nasce come sorgente con spettro tendente al blu (e quindi temperature di colore molto alte). Per questi spettri il LED offre le massime efficienze luminose; scendendo verso colori più “caldi” l’efficienza luminosa cala sensibilmente.
  • Vita media del LED (L70) : con questo termine vengono indicate le ore passate le quali la sorgente a LED presenta un decadimento del flusso luminoso iniziale pari al 30%. Questo fattore, come detto sopra, è influenzato pesantemente dalla temperatura di giunzione del LED e generalmente si attesta attorno alle 50000h – 60000h.

Inoltre per determinare correttamente il funzionamento di un apparecchio a LED occorre prendere in considerazione tutti i parametri che possono influenzare le sue prestazioni (e non unicamente il flusso luminoso massimo della singola sorgente LED, come generalmente fanno i produttori). In aggiunta ai parametri sopra indicati vanno quindi valutati:

  • Curva fotometrica dell’apparecchio : la curva fotometrica deve essere adatta all’applicazione considerata; ad esempio una curva fotometrica “tonda” sicuramente non garantirà la giusta uniformità stradale.
  • Flusso luminoso emesso : il flusso luminoso emesso da un apparecchio tiene conto di tutti i coefficienti di riduzione e quindi da una prima indicazione del rendimento luminoso dell’apparecchio (lm/W) riferiti alla potenza effettiva dello stesso. Questo sarà necessariamente minore della somma dei flussi dei singoli LED che compongono l’apparecchio, in quanto parte del flusso si perde a causa della conformazione dell’ottica e del corpo illuminante o per la presenza di lenti (che indirizzano la luce, ma ne affievoliscono l’intensità).
  • Coefficiente di manutenzione : il coefficiente di manutenzione indica la capacità di un apparecchio illuminante di mantenere certe prestazioni nel tempo. Ad esempio un coefficiente di manutenzione pari a 0,8 indica che, nella condizione più sfavorevole (generalmente a fine vita della lampada e presenza di sporco sul vetro dell’apparecchio), l’apparecchio illuminante garantisce comunque un flusso luminoso pari all’ 80% del flusso luminoso iniziale. Ovviamente ogni calcolo illuminotecnico deve essere accompagnato da una stima adeguata del coefficiente di manutenzione, in quanto l’apparecchio deve garantire le prestazioni da normativa nelle situazioni più sfavorevoli (ovviamente appena montato garantirà invece il massimo delle prestazioni: questo significa che i rilievi fatti sul campo ad inizio vita vanno poi calibrati secondo il coefficiente di manutenzione).

Di seguito vengono quindi passate in rassegna le caratteristiche sopra indicate e la loro influenza sull’affidabilità e funzionalità degli apparecchi LED.

4) Corrente di pilotaggio e flusso luminoso

Grafico relativo al rapporto fra corrente di pilotaggio e flusso luminoso dei LED CREE XR-E
Grafico relativo al rapporto fra corrente di pilotaggio e flusso luminoso dei LED CREE XR-E

Dal graficorelativo al LED CREE XR-E si nota come aumentando la corrente di pilotaggio aumenta quasi linearmente la percentuale di flusso luminoso emessa.

Per calcolare l’efficienza luminosa, occorre conoscere la potenza, calcolata a sua volta tramite la legge di Ohm come P = Vf * If.

Grafico relativo al rapporto fra corrente di pilotaggio e voltaggio dei LED CREE XR-E
Grafico relativo al rapporto fra corrente di pilotaggio e voltaggio dei LED CREE XR-E

Ad esempio, per una corrente 350 mA abbiamo un flusso luminoso di 100 lm e una tensione di 3,3 V e quindi una potenza impiegata di 1,12 W. Per una corrente di 700 mA abbiamo una flusso luminoso di 150 lm tensione di 3,5V e quindi una potenza impiegata di 2,80 W.

Si vede subito come nel primo caso abbiamo un’efficienza di 89,3 lm/W mentre nel secondo caso abbiamo un’efficienza di 53,6 lm/W.

Per questo motivo è generalmente controindicato aumentare la corrente di pilotaggio al fine di aumentare il flusso luminoso (oltre alla perdita di efficienza si somma anche un aumento della temperatura di giunzione, che provoca un ulteriore decadimento del flusso luminoso nel tempo).

Al contrario si può osservare come la diminuzione della corrente di pilotaggio porti ad una riduzione del flusso luminoso, che può essere utilizzata in ambito di risparmio energetico.

5) Temperatura di giunzione, corrente di pilotaggio e vita media dei LED

Le sorgenti luminose a LED, al contrario delle sorgenti luminose tradizionali, non tendono a spegnersi improvvisamente esaurita la loro vita utile: i LED infatti nel tempo diminuiscono gradualmente il loro flusso luminoso iniziale fino ad esaurirsi completamente in un periodo molto lungo.
Un gruppo industriale produttore di Power LED, la “Alliance for Solid-State Illumination Systems and Technologies” (ASSIST), ha determinato che il mantenimento del 70% del flusso iniziale corrisponde al limite inferiore al di sotto del quale l’occhio umano percepisce una riduzione della luce emessa. Per questo motivo le ricerche della ASSIST dimostrano che una riduzione del flusso iniziale del 30% è accettabile per la maggioranza delle applicazioni luminose e quindi viene definita come vita media utile di un LED il tempo trascorso prima che venga raggiunto questo limite (indicato generalmente come L70).

Come indicato in precedenza, aumentare la temperatura di giunzione (in pratica fare scaldare troppo il nucleo del LED) corrisponde ad una durata ridotta nel tempo o addirittura la rottura istantanea.

Per questo motivo i dispositivi di dissipazione risultano fondamentali per il buon utilizzo e la buona durata dell’apparecchio a LED (va qui fatto notare come i migliori dissipatori siano in alluminio o in rame, mentre gran parte dei produttori, per diminuire i costi, montano dissipatori in ferro).

Di seguito viene quindi mostrato un grafico che mette in relazione la vita media di una sorgente a LED (che ricordo essere il tempo passato il quale la sorgente riduce il proprio flusso luminoso del 70%) relativo a LED CREE XR-E.

Grafico relativo al rapporto fra temperatura di giunzione e vita media dei LED CREE XR-E
Grafico relativo al rapporto fra temperatura di giunzione e vita media dei LED CREE XR-E

Il grafico mostra come la vita media stimata di 50000h corrisponde alla temperatura di giunzione di 90°C, che è quella che normalmente viene mantenuta in tutti gli apparecchi a LED di buona fattura.

Molti produttori però non garantiscono una temperatura di giunzione così bassa: in questi casi si può vedere come a 105°C ad esempio la durata media venga ridotta già a circa 35000h.

Anche Philips, per i LED Luxeon indica una durata media di 60000h per temperature di giunzione inferiori a 130 °C.

Grafico che mette in relazione la temperatura di giunzione e la vita media di una sorgente a LED Philips
Grafico che mette in relazione la temperatura di giunzione e la vita media di una sorgente a LED Philips Luxeon (con percentuale di fallimento pari al 50%)

Il grafico di Philips si presenta più completo, in quanto all’indicazione riguardante la vita utile affianca l’indicazione concernente la corrente di pilotaggio dei LED: si vede come aumentando la corrente di pilotaggio diminuisca generalmente la vita utile dei LED.

Inoltre il grafico di Philips indica la percentuale di LED che ha fallito la prova (indicata a fianco della lettera B): in questo caso significa che solo nella prova solo il 50% dei LED ha raggiunto la vita utile indicata nel grafico (ovviamente l’altro 50% non l’ha raggiunta).

Indicazione del rapporto fra percentuale di fallimento ed attesa di vita nei prodotti industriali
Indicazione del rapporto fra percentuale di fallimento ed attesa di vita nei prodotti industriali

Dal grafico sovrastante si può notare come una percentuale di fallimento del 10% comporti valori notevolmenti ridotti della vita utile di un prodotto.
Ad esempio, il grafico relativo ai Luxeon di Philips, visto sopra considerando una percentuale di fallimento del 10%, diviene:

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Grafico che mette in relazione la temperatura di giunzione e la vita media di una sorgente a LED Philips Luxeon (con percentuale di fallimento pari al 10%)

Si può osservare come i risultati sono notevolmente ridimensionati: la temperatura massima passa da 130°C a 120°C per 1A. Questo significa che, in un ottica di affidabilità dell’impianto, se viene mantenuta una temperatura di giunzione inferiore ai 120°C, il 90% dei LED giunge alle 60000h di vita.

Come indicato in un esauriente White Paper pubblicato da Philips Lumileds, i grafici presentati dai vari produttori sono estrapolazioni fatte sulla base di prove limitate nel tempo (generalmente 5000h – 6000h) applicando la variabile casuale di Weibull: questa funzione viene utilizzata per il calcolo della vita media di numerosi componenti industriali e si è dimostrata affidabile anche per il calcolo della durata di vita dei LED.
Philips Lumileds ci tiene ad evidenziare che nei 30 anni di sviluppo sui LED l’azienda ha accumulato un numero molto elevato di prove sulla durata, che riducono la soglia di errore a circa il 10% nelle previsioni effettuate (ovviamente le sperimentazioni sui LED vengono condotte con un numero di ore notevolmente ridotto rispetto alle reali potenzialità della sorgente e quindi occorre andare molto cauti nella presentazione dei risultati a lungo termine).
Alla luce delle attuali conoscenze e basandosi sulla quantità di dati accumulati, Philips Lumileds prevede una durata massima dei LED di 60000h: per questo motivo, pur essendo possibile in base alla curva di Weibull prevedere una durata maggiore per temperature di giunzione più basse (ad esempio come nella curva indicata da CREE), tutti i risultati vengono “tagliati” alle 60000h.

Questo atteggiamento di Philips mi sembra molto più responsabile rispetto a quello di CREE, che fornisce dati sulla cui attendibilità si potrebbe discutere a lungo (soprattutto a basse temperature di giunzione); inoltre sarebbe gradito che la CREE indicasse anche la percentuale di fallimento nelle tabelle riportate per i propri prodotti.

6) Affidabilità del driver

Poiché le sorgenti a LED hanno una vita media molto lunga, occorre che anche i driver siano garantiti per almeno 50000h ore di funzionamento. Molti produttori invece producono driver che non rispettano tali requisiti (ed infatti garantiscono gli apparecchi solo per la parte LED e non per la parte elettronica di corredo).

Inoltre va valutata anche la mortalità dei driver durante le 50000h garantite: Philips, uno dei principali fornitori di driver, prevede una mortalità di circa il 5% sulle 60000h. Questo significa che alla fine delle 60000h, 1 apparecchio su 20 avrà dovuto subire lavori di manutenzione straordinaria per il rimpiazzo della parte elettrica.

Altri produttori di apparecchi a LED, come RUUD, affermano che la mortalità sui loro driver è dello 0,5% a 150000h.

Questi dati dimostrano come esistano ancora notevoli differenze fra le tecnologie applicate ai LED (che inoltre andranno verificate sul campo) e che la deperibilità della parte elettrica incide in maniera rilevante sui costi di gestione di un impianto a LED.

7) Temperatura di colore

Ad oggi solo LED con alte temperature di colore, chiamati cool white (6000°K o più – nell’immagine la sorgente in basso), consentono di ottenere alte efficienze luminose.

Questa temperatura determina una luce cosiddetta “fredda” (la stessa che possiamo vedere ad esempio nell’illuminazione notturna delle vetrine dei negozi o nell’illuminazione dei banchi frigo dei supermercati): questo tipo di luce non è molto indicata per l’illuminazione esterna, non solo per questioni di gusto, ma anche per probabili interferenze con la produzione di melatonina e quindi col ritmo circadiano dell’uomo.

I LED con temperature di colore minori, chiamati warm white (4000°K o meno – nell’immagine la sorgente in alto), garantiscono efficienze luminose molto più basse (circa il 30% in meno). Questa temperatura di colore corrisponde al colore delle tradizionali lampade ad incandescenza.

Philips ha da poco presentato un LED a luce calda che sembra fornisca prestazioni paragonabili a quelli a luce fredda.

LED a luce calda (in alto) e LED a luce fredda (in basso)
LED a luce calda (in alto) e LED a luce fredda (in basso)

Va poi ricordato che, con l’invecchiare dell’occhio, si ha un progressivo ingiallimento del cristallino e della cornea ed un intorbidirsi  dell’umor  vitreo: per questi motivi la  luce  che maggiormente  viene  diffusa  all’interno dell’occhio  è  quella  di  lunghezza  d’onda  minore  (blu).  Perciò,  per  la  popolazione  anziana, la  luce  più  efficace  per produrre  abbagliamento  è  proprio  quella  con  una  forte componente blu, che andrebbe quindi evitata nelle installazioni stradali.

8 ) Resa cromatica

La resa cromatica (Ra) è una valutazione qualitativa sull’aspetto cromatico degli oggetti illuminati e non va confusa con la temperatura di colore: due sorgenti con temperatura di colore identica possono avere un Ra diverso.

L’indice di resa cromatica ci dice in che modo una sorgente è in grado di mantenere inalterato il colore di un oggetto da essa illuminato: esso varia in una scala da 0 a 100, dove 0 rappresenta il minimo e 100 indica il massimo di resa cromatica.

Questo indice in realtà dice poco o nulla dell’effettiva validità di una lampada, in quanto basato solo sulla resa di particolari tipi di colore (la maggior parte dei quali penso non siano mai stati usati in natura…): questo significa che la resa cromatica rimane comunque un valore arbitrario e non oggettivo.

Valori di Temperatura di colore e Resa cromatica che caratterizzano varie lampade
Valori di Temperatura di colore e Resa cromatica che caratterizzano varie lampade

Diverse produttori, citando il prospetto 3 della norma UNI 11248, affermano che lampade con una elevata resa cromatica (come i LED appunto, ma esistono anche lampade al sodio con tali caratteristiche) garantiscono una visione notturna migliore, soprattutto per le applicazioni stradali.

Ho già trattato questo argomento in un altro post, pertanto qui farò solamente un breve riassunto.

Innanzitutto il prospetto in questione afferma che “i valori numerici sono forniti solo a titolo informativo” e quindi non hanno valore di norma (tanto che il prospetto 2 e l’appendice A nella stessa norma non prendono neppure in considerazione questo parametro ai fini di una corretta illuminazione stradale); inoltre il valore di resa cromatica indica unicamente la capacità di una sorgente di resituire in maniera corretta i colori dell’ambiente circostante: ai fini dell’illuminazione stradale è importante vedere un pedone attraversare la strada, non distinguere se il suo giubbotto è verde oppure marrone.

Ancora lo stesso prospetto indica in calce che uno sconto sulla categoria illuminotecnica di progetto si può avere unicamente “in relazione a esigenze di visione periferica verificate nell’analisi dei rischi” e quindi unicamente in casi particolari, in cui si renda necessaria una visione completa ed accurata dei dintorni della sede stradale: per le normali strade urbane ed extraurbane, l’ambito visivo si compone generalmente della sola sede stradale e quindi non c’è necessità di una “visione periferica” accurata.

Il riferimento alla “visione periferica” si può comprendere valutando gli ultimi studi condotti da diversi enti europei, secondo cui le curve fotopiche  (visione diurna) e scotopiche (visione notturna) non riescono a definire in maniera accurata l’efficienza dell’occhio nel caso di visione mesopica, tipica dell’illuminazione stradale notturna.

In particolare, la curva fotopica V(λ) è quella dovuta unicamente all’attività dei coni della retina  è strettamente legata alla visione foveale, che si può ritenere compresa in un angolo visuale che va da 1° (visione centrale foveale) a 5° di ampiezza (visione parafoveale).

Per questi angoli visivi è stato dimostrato che la sensività spettrale dell’occhio non cambia quando i livelli di illuminazione raggiungono l’area mesoscopica e quindi la curva fotopica V(λ) rimane una misura valida per la visione foveale a basse luminanze (almeno fino a livelli di 0,01 cd/mq, altamente al di sotto della più bassa luminanza prevista dalle norme per l’illuminazione stradale).

In diverse situazioni però, come ad esempio alla guida di un’automobile, molte informazioni vengono catturate da una visione periferica (angolo visivo di 15°-20°), in cui i bastoncelli assumono un ruolo dominante. In questi casi gli studi dimostrano che una lampada con forte componente blu apporterebbe miglioramenti alla visione periferica e quindi all’identificazione di oggetti fuori dal campo foveale, soprattutto col diminuire della luminosità. I diversi modelli di curve mesopiche proposti da questi studi indicano un aumento relativo della luminosità percepita (fino al 25% in più) nei casi di illuminazione con sorgenti a forte componente blu dello spettro luminoso. Inoltre, anche in questi casi, l’indice di resa cromatica non assume un valore determinante, in quanto i colori vengono distinti unicamente dai coni raggruppati nella fovea (i bastoncelli sono essenzialmente “monocromatici”). In questo modo si comprende anche perchè il prospetto della UNI 11248 indichi le “esigenze di visione periferica” come condizione sine qua non per l’applicazione dello sconto di categoria illuminotecnica, ma non si capisce perchè viene indicata la resa cromatica come valore di riferimento e non, ad esempio, la temperatura di colore.

Occorre quindi comprendere in quali attività ed in che modo la visione periferica risulti fondamentale a livello visivo, per definire un probabile modello futuro definitivo per la visione mesopica. Va comunque ricordato che, ad oggi, la normativa non prevede ancora questo tipo di modelli e quindi occorre basare il calcolo del flusso luminoso ancora sulla curva fotopica V(λ).

Volevo infine far notare come esistano anche lampade tradizionali con un’alta resa cromatica e quindi è possibile effettuare riduzioni di categoria illuminotecnica anche senza tirare in ballo i LED: ribadisco pertanto il fatto che la normativa fornisce soltanto alcune delle tante possibili indicazioni che il progettista illuminotecnico può assumere nella valutazione dei rischi. Un buon progettista illuminotecnico non è colui che si limita a seguire le indicazioni già pronte e fornite unicamente a titolo d’esempio, ma colui che (in base all’esperienza e alle proprie conoscenze) di volta in volta riesce a valutare gli aspetti pregnanti di un progetto.

9) Coefficiente di manutenzione

Il coefficiente di manutenzione per le installazioni stradali viene determinato generalmente tramite la formula U = LLMF x LSF x LMF, in cui:

LLMF (Lamp Lumen Maintenance Factor) è la riduzione del flusso luminoso della lampada presente nell’apparecchio ed è espressa come rapporto fra la luminosità prodotta dopo un certo periodo e la luminosità inizale della stessa.

LSF (Lamp Survival Factor) è la percentuale che esprime il numero di lampade non bruciate dopo un certo periodo dall’installazione.

LMF (Luminaire Maintenance Factor) è la riduzione del flusso luminoso dell’apparecchio (dovuta soprattutto all’accumularsi dello sporco sulle ottiche) e dipende dal tipo di apparecchio, dalle condizioni atmosferiche e dall’intervallo di manutenzione; viene espressa come rapporto fra la luminosità iniziale dell’apparecchio e la luminosità dello stesso dopo un certo periodo, a certe condizioni ambientali e a determinati intervalli di manutenzione

Per una lampada tradizionale SAP (durata media 14000h) le tabelle CIE 97 del 2005 indicano LLMF=0,96 ma nella realtà (in base all’esperienza sul campo) è più corretto utilizzare un fattore LLMF=0,90 (dopo 14000h le lampade SAP perdono circa il 10% di flusso luminoso); per le applicazioni stradali inoltre è possibile considerare LSF=1,00 poichè, una volta esaurite o spente, queste possono venire cambiate senza interferire con la funzionalità dell’apparecchio. Inoltre sia lo IESNA che il British Standard indicano per strade con inquinamento basso senza pulizia delle lampade un fattore LMF=0,87; considerando l’installazione ad altezze medie di 8m ed utilizzando apparecchi cut-off è possibile aumentare il valore fino a LMF=0,90 circa.
Grazie a questi dati siamo quindi in grado di calcolare il coefficiente di manutenzione per un apparecchio stradale che monta una lampada al sodio alta pressione e che viene pulito ogni tre anni: U=0,90×1,00×0,90 = 0,81. Questo valore, approssimato a 0,80, è quello comunemente usato nei calcoli illuminotecnici per apparecchi che montano lampade tradizionali.

Vorrei far notare che, utilizzando i valori “standard” si otterrebbe comunque lo stesso risultato: U=0,96×0,87 = 0,84.

Secondo i dati forniti dalla maggior parte dei produttori (e lo stesso standard su cui si basa il calcolo della vita utile dei LED), una lampada a LED riduce il suo flusso luminoso del 30% a fine vita; inoltre, come abbiamo visto dalle tabelle precedenti, la base su cui vengono stimati i dati fornisce una mortalità di circa il 10% delle lampade.
In questo modo abbiamo LLMF=0,70 e LSF=0,90 (in questo caso non possiamo porre LSF=1,00 poichè anche in caso di spegnimento di 1 LEDsui 60-70 che compongono l’intero corpo lampade dell’apparecchio non è possibile sostituirlo singolarmente: poichè occorrerebbe sostituire integralmente l’intero corpo lampada appare molto più probabile che l’apparecchio rimanga nello stato in cui si trova, con alcuni LED spenti).
Considerando un valore LMF=0,90 come prima abbiamo allora per un apparecchio a LED: U=0,70×0,90×0,90=0,57. E’ un coefficiente molto basso, che si allontana pericolosamente dai coefficienti U=0,90 proposti da diversi produttori di LED.
Anche considerando i valori L90, come mi ha proposto Lorenza Bergamaschi di RUUD, avremo comunque: U=0,90×0,90×0,90=0,73. Questo coefficiente è appropriato; ad esempio Philips Lightning per il calcolo illuminotecnico con i propri apparecchi a LED consiglia U = 0,75 (forse Philips aveva già previsto questo?).

Per correttezza inserisco anche i valori nel caso in cui l’apparecchio LED venga sostituito completamente nel caso in cui qualche parte sia malfunzionante (in questo caso avremo LSF=1,00): U=0,90×0,90=0,81. Questo potrebbe confermare il coefficiente di manutenzione “standard” di 0,80 anche per i LED. Vorrei comunque far notare che in questo caso i costi di manutenzione sarebbero molto più elevati di quelli di una soluzione tradizionale (dovendo sostituire in toto un apparecchio illuminante, anzichè la singola sorgente luminosa).

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

L’articolo continua con la seconda parte.

Grafico che mette in relazione la temperatura di giunzione e la vita media di una sorgente a LED Philips

139 comments

  1. Salve a tutti,
    prima di tutto mi presento sono Lorenza Bergamaschi responsabile dell’ufficio progettazione illuminotecnica di Ruud Lighting Europe.
    In merito all’articolo scritto da Matteo Saraceni vorrei fare alcune precisazioni:
    1) Gli alimentatori che utilizza Ruud Lighting hanno 0,5% di mortalità oltre le 150.000ore e non il 5% a 50.000ore come erroneamente scritto. Questi dati sono presenti anche nel nostro catalogo di prodotti a LED
    2) La temperatura di colore della maggior parte dei LED ad alta efficienza utilizzati per illuminazione funzionale è di 6000°K e non 7000°K.
    3) I LED oggi in commercio superano i 100 Lumen @ 350mA, attualmente possono essere utilizzati LED da 110/118 Lumen @ 350mA
    4) E’ ormai dimostrato che se le sorgenti a LED vengono utilizzate all’interno di un sistema di illuminazione efficiente, ovvero un apparecchio che consenta la giusta dissipazione termica e la giusta distribuzione luminosa, queste sorgenti sono più efficienti dei sistemi tradizionali a scarica.
    Ad oggi sono stati realizzati molti impianti per illuminazione di strade, gallerie, rotatorie con sorgenti a LED dimostrando che è possibile ottenere un ottimo risparmio energetico realizzando impianti che rispettano tutte le normative vigenti.

    Ciao

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    1. Una precisazione sul punto 3) la potenza di un LED che assorbe 350mA è circa 1,15 W (per alcuni tipo anche 1,2) perchè la tensione di giunzione è almeno 3,3V a quella corrente.
      L’efficienza quindi è circa 86 lm/W, ben al di sotto i 110-120 lm/W delle moderne lampade a scarica, alcune (le HID) con un valore IRC vicino a 90 (luce ottima).
      Come per i led, anche le lampade a scarica vanno inserite in un corpo illuminante ben progettato ed in questo caso permettono un risparmio energetico superiore a qualsiasi sistema a LED che però è molto più costoso.
      Forse in futuro, quando i led commerciali supereranno i 140 lm@350mA (120 lm/W) allora converrà pensare di usarli per l’illuminazione stradale ma attualmente li ritengo solo esperimenti.

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      1. Salve,
        sono Diego De Nardi, line manager in TD elektronics, distributore ufficiale led CREE.
        Direi che ci siamo: modello XPG 139 lm min a 350 mA, già campionabile ed acquistabile. 128 lm/W efficenza. Led ideato appositamente per street lighting.
        http://www.cree.com/products/xlamp_xpg.asp
        Inoltre vi ricordo che il led emette una luce direzionale, anche con ottiche secondarie(indispensabili per convogliare il flusso) perde molta meno luce delle lampade a scarica dove la luce è a 360° ed è diffcile convogliarla, anche con parabole performanti.
        Ringrazio tutti,
        Diego

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      2. Salve sono Marco Silla di Hyperboled, produciamo corpi a led per la pubblica illuiminazione.
        La moderne lampade a scarica hanno un’elevata efficienza (costano più delle altre infatti) ma non avranno mai l’efficacia di una sorgente a led. Le sorgenti a led sono puntiformi (più precise, immaginiamo un diffusore doccia Vs la canna dell’acqua) ed il flusso è gestito da una lente che ne limita le dispersioni laterali, frontali e verso la volta celeste. Sappiamo bene che le lampade a scarica sono invece come un fuoco acceso e disperdono quei lumen in più che riescono a produrre (a parità di watt). Basta guardare le numerose installazioni di prova dove si vedono luci a led e luci al sodio affiancate (Morciano di Romagna in Via Santa Maria Maddalena): il led illumina solo la strada, il sodio invece tutto a 360°, sembra così che illumina maggiormente, in verità quello si chiama inquinamento luminoso quindi spreco di energia.

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        1. Assolutamente no: basta un riflettore progettato come si deve ed il flusso viene direzionato solo dove serve.
          E non solo: visto che il “puntiforme” funziona così bene, come mai si sta cercando di ritornare a sorgenti più estese (vedi multichip o fortimo) per le applicazioni stradali?!?

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          1. Ciao Matteo, a me risulta che il multichip è principalmente utilizzato per le installazioni ad incasso, accento, wall washer e in generale applicazioni da interno…per il multichip stradale purtroppo non ho riferimenti. Lavoro anche nel settore dei circuiti: ci sono produttori di lampade a led che orientano i led e piegano il supporto in alluminio dove i led sono montati, questo per avere il contributo specifico di ogni led in ogni zona del cono illuminante generato. Per questo mi sento di dire che con il puntiforme si può gestire bene il fascio di luce. Sicuramente un buon riflettore nelle SAP risolve molti problemi, però non recupera tutta i lumen prodotti che escono “disordinatamente” dal bulbo. Anche i led disperdono, da qui l’importanza della lente che viene posta sopra che serve a “mirare” verso un punto preciso…. Ciao

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        2. Questa di Diego è classica manfrina che recitano a memoria tutti e dico tutti i produttori LED ignorando(o forse no?)che gli attuali apparecchi al sodio o a ioduri metallici non hanno una calotta superiore a scopo meramente decorativo, ma dentro c’è un affare che si chiama riflettore e che fa esattamente ciò che il suo nome dichiara: riflettere. Per cui la luce della sorgente isotropica viene recuperata e indirizzata verso la strada secondo le necessità (nello stesso involucro molti apaprecchi montano ottiche asimmetriche, stradali, sidewalk, simmetriche, ecc), e a certificarlo è proprio la curva fotometrica che se ne ricava. L’inghippo di questo tipo di discorso, che secondo me è studiato ad arte, è quella di porre in paragone le sorgente di luce e non gli apparecchi completi per sviare l’attenzione da un confronto sulle prestazioni di apparecchio, sulle caratteristiche fotometriche, elettriche, materiche, estetiche, ecc, finali del prodotto.
          Inoltre un apparecchio al sodio se illumina a 360° (anzi, ad essere precisi, a 4π sr)non è un apparecchio, ma una sorgente nuda con portalampada fissata sopro ad un palo!
          Ovviamente questo è vero a meno che Diego non stia paragonando un apparecchio a LED dei suoi con una apparecchio per esterno del tipo a lanterna, che NON è uno stradale, per cui il confronto, anche in questo caso, non ha senso.

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            1. non fare il modesto!😉
              PS: ho visto che sei sul prossimo numero di Luce😀..ora ci diamo anche alla carta stampata, eh! bene bene!

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            2. Beh…modestamente…comunque ragazzi leggetelo, perchè penso che sia una vera bomba. Se il progetto riesce ad andare in porto come spero per la fine dell’anno sarà una vera e propria rivoluzione.
              Incrociamo le dita!😉

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          1. Pienamente d’accordo con quanto dici, la confusione che ad oggi esiste nell’illuminazione LED è dovuto in linea di principio a quell’asimmetria informativa di cui parla Matteo in un suo articolo. Purtoppo ancor oggi esistono persono che si permettono di dire cose a caso sui LED, fortunatamente tutto questo sta evolvendo verso una situazione generale di maggior chiarezza, grazie a questo blog, al mio, a professionisti sempre più preparati, ad associazioni che alla fine hanno preso di petto la situazione ponendo dei puntelli seri sull’argomento.
            Sono fiducioso che tra qualche anno sentiremo meno cazzate e avremo più certezze!

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          2. Claudia sono Marco Silla, sinceramente io non ho imparato nessuna manfrina e non costringo nessuno ad acquistare niente, io lavoro e studio sulle caratteristiche di un prodotto partecipando alle varie considerazioni proprio come fate tu e Matteo, anche se abbiamo punti di vista differenti. Non è stato preparato ad arte nessun tipo di discorso, ma il tutto è frutto di conclusioni di tecnici ed ingegneri. Comunque il riflettore di cui parli ha due tipi di perdite, la prima per assorbimento del riflettore stesso, la seconda per i raggi che escono inevitabilmente dal riflettore e non raggiungono la strada (efficacia del corpo illuminante). Io ho le curve fotometriche e tutti i documenti che servono, nonchè i file eulumdaten. Io confronto sempre il corpo illuminante e non la sorgente, se poi interessa ho fatto delle installazioni test dove si possono vedere affiancati dei corpi a led da 62 watt (Hyperboled) a dei sodio 150 watt (Disano). Comunque vedremo tra qualche anno chi avrà ragione e quanto i ‘secondo me’ impediranno la crescita e la diffusione della tecnologia led. Buon lavoro e buon studio a tutti.

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            1. Innanzitutto che c’entra “tra qualche anno”?!?
              Anch’io sono sicuro che “tra qualche anno” (precisamente 3 anni e 2 mesi secondo i calcoli che ho fatto seguendo l’evoluzione attuale delle componenti LED) i LED saranno superiori alle lampade a scarica anche in ambito stradale.
              Però qua si sta parlando di OGGI.
              Installare corpi a led da 62 Watt a fianco di 150W sodio cosa vuol dire?
              Emettono a terra gli stessi lux medi? Rientrano entrambi nella stessa categoria illuminotecnica di progetto? Sono belli da vedere appaiati?
              E poi, questi Disano che apparecchi sono? Sono apparecchi nuovi? Sono apparecchi di 20 anni fa? Hanno lampade a sodio alta pressione prestazionali oppure quelle a basso costo?
              Inoltre il primo a parlare di sorgente e non di apparecchio illuminante mi sembra sia stato tu: riporto “La moderne lampade a scarica hanno un’elevata efficienza (costano più delle altre infatti) ma non avranno mai l’efficacia di una sorgente a led. Le sorgenti a led sono puntiformi (più precise, immaginiamo un diffusore doccia Vs la canna dell’acqua) ed il flusso è gestito da una lente che ne limita le dispersioni laterali, frontali e verso la volta celeste” quindi non meniamo il can per l’aia.
              Infine: non so se avete avuto modo di leggere l’ultimo post sulla classficazione degli impianti.
              Facciamo allora una scommessa: voi ci mettete l’ Hyperboled e io metto a confronto un apparecchio a scarica e poi vediamo chi finisce nella classe più alta, sia come apparecchio che come installazione. Ci state?

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            2. Ciao Marco, hai scritto talmente tante castronerie sulle grandezze fotometriche che mi viene da pensare che tu o chi ti trasmette le informazioni, abbiate una gran confusione in testa.
              Il riflettore “di cui parlo” ha perdite dovute solo ai mezzi “attraversati” dalla luce, perdita influenzata dal fattore di riflessione o di trasmissione di mezzi come l’alluminio scelto per il riflettore, l’aria e il vetro.
              Il fatto che una parte della luce possa non finire sulla strada non può essere definita una perdita, visto che per norma bisogna misurare anche il rapporto di contiguità! Inoltre ogni impianto è diverso, come si fa a definire per ogni apparecchio se è efficace o meno in maniera univoca e aprescindere? Non è possibile, visto che lo stesso apparecchio in un impianto può essere perfetto mentre in un altro, caratterizzato da geometrie diverse sia dell’installazione sia della strada, può essere non idoneo.
              A suffragare questa mia affermazione c’è anche il fatto che nella norma uni 11356 che parla di caratterizzazione fotometrica degli apparecchi LED non si parla da nessuna parte di efficacia. E’ evidente, quindi, che questa grandezza, che non so se sia normata da qualche parte, non è attinente alle performance di apparecchio, quanto piuttosto a quelle d’impianto o installazione.
              Vorrei poi porre un accento sul fatto che tu non sei proprio coerente al 100% quando dici “Io confronto sempre il corpo illuminante e non la sorgente”, visto che nel tuo intervento precedente scrivi “Sappiamo bene che le lampade a scarica sono invece come un fuoco acceso e disperdono quei lumen in più che riescono a produrre (a parità di watt). Basta guardare le numerose installazioni di prova dove si vedono luci a led e luci al sodio affiancate il led illumina solo la strada, il sodio invece tutto a 360°, sembra così che illumina maggiormente, in verità quello si chiama inquinamento luminoso quindi spreco di energia.” Se stai parlando di una sfera luminosa (che è l’unico apparecchio in commercio che emette a 360°) paragonata a uno stradale LED non c’è parità di funzione, le prime non sono progettate per lo stesso scopo delle seconde, e quindi il paragone è errato. Se ti riferisci agli stradali di vecchia generazione con la coppa prismatica (che comunque non emettono a 4 π),per scegliere un apparecchio da montare oggi non si fa paragoni tra una tecnologia nuova e una di 20 anni fa, è troppo facile. Se, invece, quando parli di una soido che illumina a 360° ti riferisci a una lampadina al sodio nuda paragonata con uno stradale, allora siamo ancora più fuori strada. In tutti e tre i casi hai portato un esempio che non ha nulla a che fare con i modelli di stradale tradizionale attuali, su cui fare un effettivo paragone.
              Tra qualche anno, poi, sicuramente la tecnologia LED l’avrà vinta, e nessuno vuole impedirne la crescita. Ma qua si sta parlando dell’OGGI. E non si parla dei “secondo me” ma dei “la fisica illuminotecnica” e le “norme” dicono. Punto.
              PS: Ah, i file sono in formato Eulumdat o Iesna. Gli eulumdaten non esistono.

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        3. Ma davvero crede a quello che ha scritto?? Sono esterefatto, devo rivedere la mia opinione relativamente alla maggiore maturita’ del mercato sull’argomento LED.😦 LUCI A 360 GRADI di una lampada al sodio? Credo abbia visto il lampione di fronte a casa mia con la lampadina a penzoloni e non un lampione stradale nuovo di ultima generazione. Cosi’ anche x noi che spingiamo sull’inserimento dei prodotti a led nelle nuove istallazioni ci facciamo del male e non usciamo con una immagine di “conoscenza” delle possibilita’ reali del led e del loro mercato…. Saluti

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          1. Vincenzo lei prima di indignarsi dovrebbe capire bene quello che c’è scritto! Un bulbo di una lampada al sodio per forza di cose irradia a 360 gradi, si parla del bulbo non dell’armatura. Certamente poi la luce esce direzionata soprattutto nei nuovi modelli cut-off, ciò non toglie che il bulbo irradia a 360 g. E’ lo stesso discorso dei fanali delle auto a lampadina e di quelli invece a led. Pensavo fosse scontato che mi stessi riferendo al bulbo e non all’intera armatura, non si preoccupi Vincenzo il problema non è la conoscenza. Saluti

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            1. Ma cosa c’entra?
              Oggi esistono allumini con indici di riflessione superiori al 97%: questo significa che le perdite nella riflessione dell’ottica sono semplicemente del 3%. Non credo sia quindi una discriminante una diffusione della sorgente a 360° cui viene affiancata un’ottica prestazionale.
              Vincenzo giustamente non stava parlando della sorgente ma delle armature (vedi sfere o funghi) che diffondono sull’intero sferiradiante e che ovviamente non possono dare contributi rilevanti all’illuminazione stradale. Se parliamo di confronto, limitiamoci alle armature LED oggi sul mercato e alle armature a scarica DI ULTIMA GENERAZIONE: altrimenti sono tutti capaci di fare risparmio sostituendo armature di 30 anni fa…

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  2. Scusate il ritardo, ma sono stato in viaggio di nozze…🙂

    @Giacomo: grazie mille per la segnalazione! Il tuo articolo sugli oled è molto bello e scritto bene (devo ammettere che io ne sapevo ben poco ed è stato grazie a te che sono venuto a conoscenza degli ultimi sviluppi). Molto interessante come tecnologia.

    @rem: prego…beh…mi tengo impegnato su più fronti, così tengo il cervello in allenamento🙂

    @Lorenza Bergamaschi: grazie mille per l’intervento. Sono molto contento del fatto che abbia risposto a quest’articolo.La temperatura di colore era indicativa, ma ho provveduto a correggerla per correttezza; lo stesso vale per l’efficienza luminosa indicativa dei power-led.
    Sono pronto a modificare anche i dati relativi all’alimentatore: non ho però trovato il datasheet cui fa riferimento. Ho solo trovato un riferimento all’aspettativa di vita di 100.000 ore del sistema driver+led all’interno dei vari pdf sui vostri apparecchi illuminanti: sarei quindi grato se indicasse un link da cui poter esaminare questi dati.
    A proposito, se consideriamo 100.000 ore a L80, come può essere il coefficiente di manutenzione 0,95?!?
    Vorrei infine sapere dove e come è stato dimostrato che un apparecchio a led sia più efficiente di uno a SAP.
    Nei prossimi capitoli mi propongo infatti di fare uno confronto fra le due tecnologie (SAP e led) al fine di evidenziarne le differenze e i punti di forza.
    A questo proposito, vorrei approfittare del suo tempo e chiederle già da ora di indicare una tipologia di installazione unifilare con apparecchi a led per una strada 6m in categoria ME4b (le comuni strade urbane, che rappresentano la maggioranza delle strade in Italia) che rispetti il rapporto d/h=3,7 indicato da molte normative regionali (e che dovrebbero rappresentare lo standard dei progetti di pubblica illuminazione).
    Grazie Mille.

    A presto

    Matteo Seraceni

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  3. @ Matteo. Se mi fornisce il suo indirizzo e-mail sarò lieta di inviarle tutto il materiale che ha chiesto, dato che i calcoli illuminotecnici non posso inserirli qui e nemmeno le immagini dei grafici sulla mortalità dei LED (se li vuole poi pubbicare è liberissimo di farlo).
    Per quanto riguarda i coefficiente di manutenzione, generalmente utiliziamo 0.9 per esterni e 0.8 interni o gallerie. Per gli eterni l’utilizzo del coefficente a 0.9 è dato dal fatto che molti nostri clienti non vogliono un calcolo oggi per un impianto che avrà quella efficienza tra 130000 ore ovvero 30 anni nell’illuminazione pubblica. Naturalmente il cliente o il progettista può richiedere l’utilizzo di coefficenti diversi da quelli indicati.
    Saluti

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  4. L’articolo è molto bello, anche se non ci capisco molto di led.
    Vorrei magari chiedere due cose:
    1) si può rendere l’articolo più comprensibile?
    2) tutti dicono che i led durano 60000 o anche 100000 ore, ma qualcuno ha veramente tenuta accesa una lampadina a led per tutte queste ore? Non è che uno dice “il mio led dura 100000 ore” e poi invece si scopre che ne dura la metà?
    Ciao

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  5. @Mark: per semplificare l’articolo vedrò quello che si può fare… le prove di durata sui led non vengono fatte per tutta la durata di vita utile dello stesso, ma solo per un determinato periodo iniziale (solitamente “spremendo” il led al massimo) e quindi da questi dati si estrapola poi la durata finale. In effetti non è un metodo sicuro al 100%: vorrei ricordare ad esempio come gli iniziali proclami di vita illimitata dei led sono stati poi drasticamente ridimensionati dopo le prime applicazioni sul campo.
    Come si dice in questi casi, “lo scopriremo solo vivendo”🙂
    @Giacomo: grazie! Sono stato all’isola d’Elba (molto bella, la consiglio a tutti). L’animazione flash è carinissima, vedo come poterla infilare adesso.

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  6. Complimenti Matteo per il tuo articolo, hai saputo fornire il giusto mix tra gli aspetti divulgativi e quelli di tipo strettamente tecnico.
    Conoscevo i due grafici relativi al rapporto fra temperatura di giunzione e vita media dei LED (CREE XR-E e PHILIPS); il primo mi pare corretto (maggior vita a più basse temperature) mentre il secondo (comunque 60000 ore al di sotto dei 130 gradi) mi sembra un assurdità dal punto di vista della fisica (sia per il valore a mio giudizio troppo “ottimistico” sia perché la vita deve aumentare se si opera a 60 piuttosto che a 130 gradi). Tu che ne pensi?

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  7. Innanzitutto grazie.
    Mi sono scordato di scriverlo (poi lo aggiungerò all’articolo, che già sto modificando di volta in volta in base alle nuove informazioni che mi arrivano) ma (B50,L70) significa che il 50% dei led testati mostra una vita utile con riduzione del 30% del flusso iniziale pari a quella indicata dal grafico.
    Quindi in realtà non si sa cosa fa di preciso l’altro 50%.
    Penso che con questo comunicato la Philips voglia dire che garantisce “comunque” una vita utile dei propri led di 60000h, a patto di restare sotto la temperatura di giunzione di 130°C (che in effetti è una temperatura molto alta).
    La cosa che preoccupa maggiormente è il fatto che possiamo fare qualsiasi test possibile immaginabile con i led: sovralimentarli, cuocerli, bagnarli, metterli sotto sale, ecc.. ma nessuno di questi test può effetivamente garantire una durata esatta dei led (a meno di non apsettare i 10 anni garantiti). Pensare quindi di garantire una durata di 60000h anche a 130°C oppure una durata di 130000h mi sembra di un ottimismo eccessivo.
    Come ho detto anche nel commento sopra, non vorrei che un’altra volta finisse con un dietrofront repentino dei produttori una volta constatato che la durata non è quella indicata (alla faccia di tutti i calcoli fatti sul fattore di manutenzione).
    Ciao

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  8. Tra i grafici dei produttori credo che i “CREE” siano più rispondenti alla realtà ed un altro aspetto che dovresti evidenziare nella tua pubblicazione (operando di norma a temperature di giunzione >> di 25 gradi)è la considerevole riduzione del flusso emesso, come puoi leggere a pagina 8 del documento http://www.cree.com/products/pdf/LED_Luminaire_Design_Guide.pdf – Chart 3 – Example Relative Intensity vs Junction Temperature Graph for XLamp XR-E White LED

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  9. Il problema è molto più complicato di quello che sembra: determinare la vita utile di un componente elettronico basandosi su sperimentazioni che coprono solo una piccola parte di essa è sempre arduo.
    Philips lumiled illustra in un suo “white paper” in modo molto chiaro come vengano effettuati i test sui propri prodotti:
    http://www.philipslumileds.com/pdfs/WP12.pdf
    Dal fascicolo emerge come i dati forniti da alcuni costruttori siano molto aleatori (non è un fatto di bravura: è un fattore fisico basato sull’incertezza delle misurazioni e dei rapporti statistici).
    Per chi non conosce l’inglese ho deciso di implementare parte di questo fascicolo nel mio articolo (che verrà di nuovo ampliato quindi).
    Consiglio quindi a tutti di rileggero.
    Ciao

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  10. Volevo far notare che, a seguito di diversi messaggi che mi segnalavano delle imprecisioni nel calcolo del coefficiente di manutenzione, ho provveduto ad aggiornare l’articolo ed inserire un paragrafo apposito.
    Grazie mille

    Matteo

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  11. se puoi rispondermi, allo stato attuale che tipo di lampade suggeriresti ad un comune che vuole risparmiare consumando meno energia possibile senza incorrere in problemi di “gioventù” negli apparati di illuminazione ma tenendo conto di tecnologie avanzate e consolidate?
    grazie

    marco

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  12. @Marco:
    Certo che posso risponderti: dipende.🙂
    Ok, questa è la risposta tipica dell’ingegnere ad ogni quesito che gli viene posto, ma è qualcosa di più che un semplice mot d’esprit.
    Innanzitutto non è possibile parlare solo di lampade: come scriverò sulla seconda parte di questo articolo (che dovrei pubblicare a breve) occorre prendere in considerazione tutto l’apparecchio illuminante per quanto riguarda l’efficienza del sistema preso in considerazione.
    Un apparecchio pessimo è comunque pessimo anche con la migliore lampada del mondo.
    Inoltre ogni comune ha una tipologia di impianto che è diversa da tutte le altre e quindi occorre prendere in considerazione lo stato dell’impianto, da cosa è composto e, non da ultimo, quanto il comune è disposto a spendere per rinnovare il proprio impianto.
    Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di diffidare da chi propone riduzione dei consumi senza costi per il rinnovamento, da chi propone l’annullamento della manodopera sugli impianti, da chi propone risparmi del 60% sui consumi (ma, in realtà, questo potrebbe essere un consiglio anche per chi sta per acquistare un’automobile nuova o una nuova tariffa telefonica; non si capisce perchè i comuni spesso e volentieri “saltano” le normali prassi di valutazione di un’offerta e comprano a scatola chiusa).
    La pubblica illuminazione non è fatta solo da quei buffi apparecchi che fanno luce di notte: ci sono i cavi, i pozzetti, i basamenti, i pali, i quadri, le messe a terra, ecc.. che devono essere sempre tutti a norma (altrimenti succedono incidenti come a Roma o a Napoli) e quindi vanno mantenuti da personale specializzato; ci deve essere un servizio di segnalazione dei guasti (altrimenti il cittadino che trova il lampione spento davanti a casa sua per una settimana arriverà molto incazzato in comune per protestare) e qualcuno che comunque “gira” e controlla l’impianto quitidianamento; ci deve essere qualcuno che provvede a mantenere gli apparecchi non solo per cambiare le lampadine, ma anche quando qualcuno butta giù un palo con la macchina, distrugge un apparecchio con un sasso, ecc.. (quindi sono d’accordo che i LED non si possono toccare per 15 anni, ma un sasso lanciato contro un apparecchio distrugge un sodio alta pressione allo stesso modo di un LED).
    Finito il (doveroso) preambolo, esistono già da tempo numerose soluzioni che consentono di risparmiare:
    1) la prima (sembrerà la più ovvia, ma spesso non è così) è quella di costruire i nuovi impianti sfruttando al massimo le capacità degli apparecchi di ultima generazione: per ridurre l’inquinamento luminoso, i consumi, la manodopera, la manutenzione basterebbe semplicemente mettere alla maggior distanza possibile i punti luce uno dall’altro, compatibilmente con la potenza di lampada necessaria per la strada in questione
    2) la seconda (legata alla prima) è quella di sostituire gli apparecchi con lampade poco efficienti (vedi lampade al mercurio) già esistenti con lampade più efficienti, le lampade sovradimensionate (vedi lampade da 250w installate su strade urbane da 6m) com lampade adeguate al compito visivo e gli apparecchi obsoleti con nuovi apparecchi che distribuiscono meglio la luce e consentono di utilizzare lampade meno potenti
    3) la terza è quella di ricablare gli apparecchi dotati di alimentatore ferro-magnetico con uno elettronico: questo, oltre a consumare il 70% di energia in meno, stabilizza la corrente e fa durare le lampade più a lungo
    4) la quarta è quella di utilizzare sistemi estensivi di riduzione del flusso luminoso (abbassare la quantità di luce emessa da una sorgente luminosa) in base alle esigenze di illuminazione nei vari periodi della giornata ed in base alle categorie di esercizio individuate. Mi sento di sconsigliare la riduzione effettuata in cabina (che comporta una riduzione di tutti i punti luce attaccati a quella cabina) o lo spegnimento di 1 punto luce su 2 o 2 su 3 (che non sono più consentiti e generano aree buie molto pericolose): questo perchè appare stupido ridurre il flusso o spegnere addirittura un punto luce che si trova a ridosso di un incrocio o di un dosso.
    Molto più efficiente è la riduzione effettuata punto luce per punto luce (tramite un sistema computerizzato, si decide per ogni punto luce la quantità di luce che deve emettere lungo tutto il corso della giornata): in questo modo le aree che devono rimanere più illuminate rimangono tali
    5) la quinta è quella di pensarci due volte prima di realizzare una nuova linea di pubblica illuminazione e non lasciare ai lottizzanti la libera scelta dei punti luce
    Detto questo, vorrei anche aggiungere:
    a) per quasi tutte le soluzioni declamate da chi fa pubblicità, esiste sicuramente un prodotto migliore fatto da chi pubblicità non la fa. Solo per citare un caso emblematico: un noto produttore ha costruito un apparecchio che ha due lampade (in questo modo quando si rompe una, l’altra inizia a funzionare, senza che un tecnico debba andare a cambiarla); pochi sanno però che esiste in commerico una lampada che ha un doppio bruciatore e pertanto riunisce le qualità di una “doppia lampada” in una sola (con l’evidente vantaggio di non dover acquistare un apparecchio specifico e continuare quindi gli apparecchi tradizionali)
    b) i pannelli fotovoltaici non sono quasi mai un’integrazione utile all’impianto di illuminazione (hanno bisogno di manutenzione, sono soggetti a furti e atti di vandalismo, la potenza fornita quasi mai sopperisce all’energia utilizzata dal punto luce): solo per punti luce isolati e lontani da una linea ENEL possono essere una valida alternativa dal punto di vista economico. Se non ci credete, invito chiunque a fare un calcolo economico di un impianto fotovoltaico installato assieme ad un impianto di pubblica illuminazione (quindi senza agevolazioni fornite dal conto energia)
    c) SOLO e ripeto SOLO un progettista illuminotecnico può definire i parametri progettuali di un impianto di pubblica illuminazione: i produttori di apparecchi non possono produrre questi documenti (e, nel caso in cui avessero un progettista illuminotecnico disposto a firmare questi progetti, io comunque penserei di rivolgermi ad un esterno)
    A presto

    Matteo

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  13. Mi sono accorto che in effetti non ho indicato nessuna lampada nel commento precedente.
    Questo in parte è dovuto al fatto che, come ho detto in precedenza, ogni ambito progettuale va valutato attentamente: se un comune decide che vuole una luce bianca per illuminare il proprio centro storico, sicuramente non sarà possibile utilizzare una classica lampada al sodio.
    In generale però, in base alla mia esperienza, ora come ora in linea di massima le sorgenti “migliori” per i vari ambiti sono:
    – strade: Sodio Alta Pressione o Ioduri Metallici ma, fra queste, senza fare pubblicità, vorrei ricordare le lampade a lunga durata con doppio bruciatore o le nuove lampade di un noto produttore che consentono di ridurre di più del 10% i consumi delle tradizionali lampade al sodio (es. un 70w viene sostituito con un 60w).
    – attraversamenti pedonali e aree sensibili: in questi casi consiglio sempre uno “stacco” anche di colore dall’illuminazione circostante. Se la strada è illuminata al sodio (colore arancione) può essere utile una lampada che fornisca un colore bianco. Per questo motivo utilizzerei una lampada agli ioduri metallici (purtroppo un LED non può ancora arrivare a fornire una luce così potente come quella che serve in un attraversamento pedonale)
    – piste ciclabili e percorsi pedonali: SAP/LED (in questo caso sono alla pari; generalmente il primo per integrazione in un impianto che sullo stesso palo monta già un apparecchio stradale, il secondo per un impianto dedicato unicamente al percorso). Inoltre per un risparmio energetico prenderei anche in considerazione l’installazione di sensori che possano accendere l’impianto solo al passaggio delle persone
    – illuminazione d’accento: LED
    – parchi e giardini: SAP/LED. Anche in questo caso vanno valutati gli ambiti e le modalità con cui illuminare (poichè non esiste una norma di riferimento per la quantità di illuminazione per i parchi)
    Detto questo, ti inviterei a leggere anche le altre parti, che cercheranno di approfondire meglio il discorso della progettazione illuminotecnica.

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  14. Mi hanno fatto notare una cosa che forse non è chiara:le tecnologie indicate sopra per la riduzione del flusso luminoso possono essere applicate indipendentemente sia a sorgenti luminose al sodio che a LED.
    Il controllo punto-punto da remoto ha inoltre il vantaggio di tenere costantemente informato il gestore degli impianti sul corretto funzionamento del punto luce (in questo modo si vengono quasi ad annullare le richieste di pronto intervento, poichè già ad inizio giornata posso sapere quali sono i punti luce che non funzionano).
    Come dimostrerò nelle parti seguenti, il migliore dei LED ora come ora AL MASSIMO può sostituire un SAP di pari potenza: questo significa che il risparmi conseguito oggi con qualsiasi apparecchio a LED può essere conseguito anche con un apparecchio tradizionale (ovviamente con costi minori e sicurezze maggiori di durata).
    Credo che con questo ho detto tutto (ho scritto in pratica un altro articolo…).
    A presto
    Matteo

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  15. Ah potere all’ufficio marketing! Insomma non si può dire che le varie aziende non stiano facendo pubblicità ai propri prodotti…poi si sa non tutto quel che ci dice il carosello è verità😉
    Ciao

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  16. @Mark:
    Anche l’amianto era considerato la “manna scesa dal cielo”, ma sappiamo tutti come è andata a finire.
    Credo che come al solito ci sia troppa fame di vendere a tutti costi per poter analizzare da un giusto punto di vista la nuova tecnologia (come ho cercato di fare in questo blog).
    Il risvolto della medaglia è che si rischia di “bruciare” sul nascere una tecnologia fra le più promettenti in questo campo: dopo l’insuccesso di Torraca e i (già numerosi ed eclatanti) casi di malfunzionamento di quesi apparecchi, gli enti presto penseranno che tutta la tecnologia LED è da buttare ed inutile.
    @Giacomo:
    Visto che passi da qui, volevo sapere tu cosa ne pensavi della mia risposta a Marco Oliva sulle varie lampade da utilizzare.

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  17. @Matteo. Complimenti per l’articolo, innanzi tutto. Transito spesso sulla A1 tra Bologna e Firenze e ho molto apprezzato l’intervento fatto da RUUD sulla galleria “Vado”: uniforme e confortevole, eccellente visibilita’, no abbagliamento (al contrario di altre gallerie recentemente aperte e illuminate al sodio). Guardo i dati pubblicati da Ruud e vedo che il corpo centrale della galleria e’ illuminato con 80W (ottanta) ogni 10 metri su 3 corsie. Ma davvero pensi che si possa ottenere lo stesso risultato con le SAP di pari potenza? Le 50.000 ore di vita attesa mi sembrano ormai un dato consolidato: il vantaggio non e’ solo economico ma (soprattutto) funzionale. Infatti, a quanto vedo proprio sulle gallerie autostradali, la manutenzione interviene quando le lampade si spengono o sono in condizioni da illuminare solo la propria parabola, quindi buio e pericolo, senza considerare l’intralcio alla circolazione (e i possibili incidenti) dei cantieri di manutenzione.
    Ho visto anche una piccola strada di Padova illuminata in parte da Ruud e in parte lasciata alle lampade tradizionali: un altro pianeta! Con armature da 120W.
    Credo che l’articolo di raffronto Led/SAP sia urgente. Ma non stare troppo attaccato ai dati tecnici “urbi et orbi”. Philips e Osram (non chiedermi perche’) mi sembrano “indietro” di qualche trimestre rispetto a Cree; il dato Lumen/Watt non e’ un parametro (solo) commerciale. L’energia elettrica costa molto in Euro e moltissimo in TEP (tonnellate equivalenti di petrolio).
    Cordialita’. Flavio

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  18. Anch’io ho visto le gallerie di cui parli e devo dire che il LED in ambienti molto bui può valorizzare molto l’illuminazione artificiale; non ne ho parlato in questo articolo, perchè per ora mi volevo soffermare unicamente sull’illuminazione stradale “all’aperto”.
    Detto questo, sempre sugli stessi interventi, vorrei fare delle osservazioni:
    1) la progettazione dell’illuminazione delle gallerie è altamente difficoltosa e deve essere eseguita col massimo rigore. Purtroppo in Italia questo rigore manca ed osserviamo impianti (non solo in galleria) allo sfacelo e ridicolmente obsoleti, oltre che impianti nuovi che non ottemperano alle norme in materia di illuminazione. Quindi paragonare ambiti differenti non è sicuramente il modo migliore per valutare la qualità di una installazione.
    Vanno quindi valutati i parametri di illuminazione a terra caso per caso ed ovviamente per la stessa installazione il rapporto potenza/metri di installazione per avere una valutazione dei consumi.
    Ovvio che si può illuminare bene anche coi SAP: basta avere il giusto apparecchio ed un buon progettista.
    2) i calcoli per l’illuminazione delle gallerie sono molto ostici: ho letto più volte che RUUD utilizza un coefficiente di manutenzione di 0,8 per le gallerie. Questo vuol dire che gli apparecchi LED installati da RUUD non perdono luminosità nella loro vita utile (visto che un 20% e oltre di luminosità se ne va grazie allo sporco accumulato all’interno delle gallerie per una pulizia ogni 2-3 anni) oppure che i manutentori puliranno questi apparecchi almeno una volta all’anno: entrambe le opzioni mi sembrano assurde. Spero che nessun ENTE abbia approvato un progetto con questo coefficiente di manutenzione in una galleria.
    Almeno coi SAP quando andavano cambiate le lampadine venivano puliti anche i vetri. Se i LED durano 15 anni, chi si prende la briga di pulirli?
    3) sempre riguardo al progetto: in teoria entrando in galleria dovrebbe esserci una quantità maggiore di punti luce rispetto all’interno (in modo da non passare da una luce molto forte all’esterno ad una luce debole all’interno). Non mi sembra di aver notato questa attenzione nella galleria da te indicata.
    Come ho già detto in altre occasioni, il confronto fra LED e SAP è certamente urgente, ma gran parte della “bolla” LED è stata creata dai produttori: oggi come oggi è difficile che un LED abbia pari prestazioni di un SAP.
    Consiglio quindi a tutti i produttori di prendersi una camomilla ed aspettare qualche mese: appena saranno disponibili LED a 130-140 lm/W a prezzi commerciali il sorpasso sarà immediato (solo se l’apparecchio risulterà adeguato alle esigenze di illuminazione, come dimostro nel prossimo articolo, in uscita a settembre).
    A presto
    Matteo

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  19. Punto 2 del tuo intervento:
    Sono previsti dei cicli di pulitura degli apparecchi con acqua a pressione (costo manutenzione 10% circa rispetto alla manutenzione degli impianti con sorgenti a scarica) e comunque il 20% del flusso non puo andare via per lo sporco in 2/3 anni.

    Punto 3 del tuo intervento:
    Credo che sbagli tra circuito permanente (notte e giorno fatto con i LED) e circuiti di rinforzo (solo giorno che rimangono al Sodio). Nel permanente le interdistanze sono costanti come anche le potenze installate sia per Led che per Scarica.
    Norma UNI 11095 illuminazione di gallerie

    Ciao

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  20. (ho messo solo un post anzichè due, tanto sono uguali)
    Punto 2: Guarda, io ho semplicemente citato i dati di varie pubblicazioni internazionali che riguardano la pulizia degli apparecchi di illuminazione.
    Punto 3: io infatti mi riferivo al circuito di rinforzo, che pensavo fosse fatto sempre a LED
    Per il resto rimango cmq sempre molto curioso di vedere il progetto illuminotecnico di queste gallerie (anche perchè è difficile valutare la giusta illuminazione basandosi unicamente sulla “vista”).
    Quindi sospendo in definitiva ogni giudizio a riguardo

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  21. Si, sono i “buchi” e sono diversi dai protoni.
    Potrei tirare fuori Bohr e compagnia bella, ma finirei per fare addormentare tutti e quindi la faccio breve: la maggioranza degli atomi è composta da un nucleo (di protoni e neutroni) attorno cui si posizionano “nuvole” (orbitali più precisamente) di elettroni; su ogni orbitale, per il principio di esclusione di Pauli, si possono posizionare solo 2 elettroni.
    Il silico ha 4 elettroni negli orbitali più esterni; quando viene drogato, uno di questi elettroni viene a mancare, così si crea una “lacuna” (e quindi anzichè neutro ora diviene positivo, ma non è una vera e propria particella positiva: è come dire 0-(-1) = +1).
    L’atomo “drogato” è più instabile (e quindi ha maggiore energia); quando un elettrone riempie la “lacuna” l’atomo ridiventa stabile (e quindi a minore energia): il surplus di energia viene liberato sotto forma di fotone.
    Spero sia abbastanza chiaro.
    Ciao

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  22. Ma posso dirvi una cosa? avete visto gli impianti attuali tradizionali.. fanno pena e non fanno un tubo di luce nel 80% dei casi.Parliamoci chiaro per piacere e non stiamo a scrivere solo perchè abbiamo una tastiera in mano..In una via si vedono 300.000 colori, ogni lampione ha una sua luce (arancione, giallo, bianco etc etv), è una vergogna. Vorrei vedere in quanti rispettano le normative fotometriche e il bello che quasi sempre si scarica la colpa agli installatori che li mettono male, che non fanno manutenzione e cavolate del genere. Ho visto impianti a led che danno una percezione della strada e una resa motlo buona,(ci tengo a precisare non tutti, al momento ho visto 5prodotti davvero ottimi, ma che costano sui 600/700euro l’uno, realizzati da aziende emergenti)i il punto sta che per realizzare un dispositivo a LED ci vuole una progettazione di base ottima, una produzione fatta con qualità e una grande esperienza con i led, che allo stato attuale, in pochi hanno,e non sono sicuramente le grandi aziende produtrici di illuminazione (non hanno neanche interesse a vendere LED secondo me) che è da pochissimo tempo che lavorano su questa tecnologia. Paradossalmente, secondo il mio punto di vista, non è detto che una azienda rinomata abbia i prodotti migliori, anzi.. specialmente in questo caso. Fatto sta che i prodotti migliori che ho visto per quanto riguarda l’illuminazione pubblica a led, guarda caso, sono stati progettati e realizzati da aziende che fanno parte delle PMI e che hanno un bagaglio di esperienza elevatissimo nel settore illuminazione automotive dove è da tanto che si studia i led, i suoi probemi (oltre 20 anni) e le loro applicazioni, e fidatevi che li di normative cè nè a centinaia e sono severissime, non quelle quattro cose che anche con gli impianti di illuminazione pubblica tradizionale nessuno rispetta. Fanno tutti quello che vogliono, poi se si mettono anche i cinesi, come sta succedendo siamo a posto, che propongono prodotti a 200euro che durano si e no 2mesi e rovinano la reputazione di una tecnologia che sicuramente ci porterà dei vantaggi ma rischia di bruciarsi prima perchè colpita da speculatori e dagli interessi di quelli che devono smaltire i magazzini con prodotti “tradizionali”.

    Sta di fatto è che abbiamo un problema, dobbiamo risparmiare energia e al piu presto possibile.. cosa facciamo? aspettiamo 20-30 anni che esca fuori una nuova sorgente luminosa efficente al 100% su cui tirare “merda” (scusate il termine ma ci sta) anche quella volta perche’ sicuramente ci sarà qualcosa che non andrà bene neanche li. Possiamo cominciare a cambiare, almeno un poco e in maniera graduale? I led al momento sono una buona alternativa, che avrà ancora notevoli sviluppi, ma che può gia’ essere utilizzata in molti casi per l’illuminazione pubblica. L’unico mio dubbio, sono le strade ad alte scorrimento, dove è fondamentale lo studio ottico di un certo tipo, perche’ sono richiesti altri parametri totalmente diversi, per raggiungere fotometrie “giuste”, e che in pochi hanno, Poi che vengano venduti come compatibili è un altro discorso. Quindi direi di cominciare dal basso, illuminando strade di quartiere, parchi, piazze, parcheggi che sarebbe gia’ un buon inizio, e ci consentirebbe di rispamiare abbastanza, poi quando si sviluppa la tecnologia andiamo a completare anche il resto, dove sono richieste performance maggiori. Il 50% di risparmio è il compromesso giusto utilizzando i LED e mi sembra gia’ una buona cosa, il 60% è possibile in alcuni casi e con elettroniche particolari. Poi troveremo sempre il furbo che vende il 90% e le 100.000 ore. Succede Sempre in ogni settore! Magari vende però..

    Un altro piccolo consiglio: la smettiamo con sta storia delle certificazione e omologazioni sulle fotometrie? (Siete per caso commerciali di qualche ente certificatore😛 ) ho visto prodotti certificati anche sulle fotometrie che avevano una distribuzione di luce pessima e non illuminavano niente.. Il problema che ne ho visti parecchi e non sono di aziende piccole e sconosciute.. anzi.. questo cosa ci deve far pensare? Tutto il mondo è paese e non sono le montagne di carta che fanno un prodotto di qualità.. è la prova sul campo che fa la differenza e li si può fare tutte le misurazioni che si vuole.. Sveglia! Quindi per una volta guardiamoci in giro e proviamole le cose prima di escluderle per delle stupidaggini.

    Complimenti per il blog.😉 spero di poter discutere apertamente su questa cosa mi piace il confronto😉

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    1. Credo che tu stia confondendo un pò i termini…non so se hai letto tutto quello che ho scritto, ma sono io il primo ad affermare (come hai detto tu) che i LED sono ottimi per parchi e ciclopedonali.
      Inoltre io non ho mai affermato che gli impianti di illuminazione sono perfetti.
      Quello che ho detto è che le strategie per migliorare gli impianti di illuminazione sono molte; l’unica che non è percorribile (ma che piace e fa smaniare tanti) è quella di sostituire nelle sedi stradali gli apparecchi con armature a LED. In questo caso il risparmio lo si può fare semplicemente installando armature a SAP più efficienti, magari con programmi di dimmerazione: si ottiene lo stesso risparmio dei LED (magari anche di più), con costi contenuti ed affidabilità ottima.
      Se poi andiamo sul risparmio “pesante” l’UNICO (e ribadisco UNICO) sistema veramente efficace è installare sistemi di telecontrollo per monitorare gli impianti e prevedere accensioni e riduzioni di flusso programmate: si risparmia fino al 50% ed in più E’ UNA TECNOLOGIA CHE E’ INDIPENDENTE DALLE TIPOLOGIE DI APPARECCHI CHE SI VUOLE INSTALLARE! Fra pochi mesi gli apparecchi a LED che montiamo oggi saranno già superati: il telecontrollo rimane.
      Quindi le tecnologie per risparmiare esistono, basta solo volerle e smetterla di nascondersi dietro le false promesse dei LED, perchè per il 90% si tratta solo di speculatori che sfruttano la “scia” dell’ecologia, quando spesso non sono ecologici per nulla.
      Infine, non so se hai letto la mia storia, ma tutto quello che ho detto sui LED è riferito ad installazioni fatte da me personalmente o da miei colleghi, quindi non le escludo di certo per delle “stupidaggini”, come dici tu.
      Ciao
      Matteo

      P.S. Se supponiamo che tutti tarocchino le fotometrie ed altre cose, allora tanto vale non parlare di nulla. Inoltre sono molto curioso di capire quali misurazioni sul campo vorresti fare. L’unica misurazione sicura può essere quella col luxmetro. Credi veramente che una misura di luminanza sul campo può essere precisa? Come valuti l’asfalto, la riflessione delle case o macchine attorno, la presenza di altre luci? Le lampade che montano gli apparecchi quando fai le misure sono calibrate?
      Tutto quello che scrivo è volutamente “basico”, ma se vogliamo fare discorsi seri ed approfonditi sull’illuminotecnica e sulle politiche di ecodesign sono disposto a stroncare i LED ancor di più di quanto ho fatto fino ad ora.

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  23. Urka che cattivo!😀
    A parte discorsi eco radikal su quale sorgente è più eco compatibile, c’ è da fare una piccola premessa sulle efficienze luminose in primis e quindi se anche un LED 6000K di Cree ha Efficienza di 120lm/W la sodio alta pressione e assimilabili non è da meno. Poi il discorso si dirama in molteplici viuzze
    1)le sorgenti tradizionali utilizzano “luce riflessa” da un riflettore per distribuire il flusso a piacimento.
    2)I led tendezialmente sono inseriti negli stradali in modo da sfruttare la distribuzione del flusso proveniente direttamente dalla sorgente, o comunque, se inseriti in microottiche, comunque caratterizzati da un rendimento maggiore.
    3) la luce del sodio fa schifo? Vero!
    4) la luce dei led è bella? Bah da giudicare, visto che come dicevo sopra per massimizzare le efficienze si utilizzano led con un coating di conversione UV-Luce visibile che è sulla retta correlata dei 5000K…e sarà bella la luce a 5000k!
    5) La luce blu si percepisce meglio in visione scotopica? Da giudicare anche questo e rimando all’ottimo articolo scritto da Matteo in merito alla visione fotopica-mesopica e scotopica.
    Potrei andare avanti all’infinito!
    Il fatto è che è vero quello che dice Matteo, I LED vengono spinti sull’onda di interessi economici provenienti da quelle aziende che hanno investito miliardi di dollari in questa tecnologia e non è affatto vero che sono più eco di altre tecnologie presenti e utilizzate attualmente…Ovvimente tolte le incandescenza e le fluo di vecchia generazione, ma soprattutto nell’ottica di un utilizzo razionalizzato degli impianti con sistemi di telegestione.
    A me quello che fa incazzare è che vengono fatti convegni il cui tema è IL LED questo amico dell’ambiente e poi si parla di impianti schifosi come quello di Torraca.
    E’ facile riempirsi la bocca con Ecosostenibile, quando però ci si dimentica che una strada ha dei requisiti minimi di illuminamento, luminanza, uniformità che andrebbero rispettati. Sono d’accordo! andiamo a fare delle verifiche con luminanzometri o luxmetri e vediamo che cosa viene fuori…La tanto cara ENEL Che sta pubblicizzando quel barattolo dell’Archilede sostiene che gli impianti relizzati sono a norma…e certo🙂 realizzo un impianto lo verifico e dico che fa schifo…ma per favore!

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    1. diciamo che ci sono i pro e i contro sia per LED che per lampada al sodio.
      Il futuro ci dirà cosa succederà spero solo che si faccia qualcosa per migliorare un qualcosa che ora fa pietà..

      Una strada ha dei requisiti minimi con qualsiasi tipo di sorgente luminosa si utilizzi.. in questo momento ci siamo.. quindi non direi tanto che i led non consentono di rispettare le normative.. potreste dire che al momento niente ci fa rispettare le normative se non fatto con un certo criterio, sarebbe meglio😛

      Piacere di essermi confrontato con te. alla prossima.

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        1. Mah…Archilede non lo capisco…
          Cioè, lo capisco eccome! Ne parlavo proprio ieri con Battistini di Neri: si capisce che c’è uno studio dietro e l’ottica è performante, ma è abbastanza “rigido” come sistema.
          Più che dire “bello” o “brutto” io consiglio di studiarlo prima.
          Il suo problema è che ha un coefficiente di utilizzazione lato strada di 0.89: con 0.89 come si può pretendere che venga verificato il requisito SR?
          Inoltre ha un’efficienza abbastanza bassa e quindi difficilmente riesce a rispettare il rapporto i/h>3,7 in una normale installazione unifilare.
          Comunque la prova del nove si può fare scaricando l’eulumdat dal sito di iGuzzini e facendolo girare. Fate voi il confronto…
          Poi, dal vero: io credo che nessuno (e dico nessuno) vedendo l’installazione fatta sappiamo tutti dove sia tentato di dire “che bello”.
          Quindi mi riallaccio al discorso di Giacomo: cui prodest?

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          1. Ciao Matteo, un po che non mi “distraggo”in blog, approfitto dell’ultima email ricevuta da LUXEMOZione per commentare su l’archilede che ho visto realmente installato qui dalle mie parti, a Cornaredo e ho semplicemnete avuto conferma di cio’ che pensavo e quello che anche tu giustamente poni in evidenza e cioè, un pessimo esempio di illuminazione stradale, in particolare vi invito a dargli un’occhiata in una fantastica serata di nebbia(almeno condividiamo questo piacere)in cui la fotometria è evidente e dove un’altro parametro assolutamente sottostimato è l’abbagliamento! Con le vecchie luci gialle(che ci sono li accanto rendendo facilissimo il confronto) niente. iNSOMA NO AI MIRACOLI, LAVORIAMO PER UNA LUCE MIGLIORE e meno inquinante con molta piu’ umiltà e conoscenza.

            CIAOOOO

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  24. Gentile ing. Matteo, ho letto con interesse le sue considerazioni sull’utilizzo della tecnologia LED. Desidero poterle segnalare che nel frattempo detta tecnologia ha avuto ulteriori significativi svuluppi che consentono applicazioni finora impensabili. Le 100000 ore d’esercizio (dato vero) è oramai un dato acclarato, garantito. Per il momento non mi è consentito divulgare notizie precise, ma posso assicurare che breve verranno posti in commercio dei prodotti innovativi, unici, i quali, penso, potranno contribuire a dare una spinta decisiva sull’utilizzo di questa tecnologia e non solo per l’illuminazione pubblica e/o industriale. Grazie per l’attenzione, e per chi lo desiderasse, sarò ben lieto scambiare impressioni sull’argomento.
    Saluti.
    Edi

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    1. Purtroppo io sono come San Tommaso e quindi un dato acclarato e garantito lo considero solo un dato sperimentato su un numero consistente di campioni: 100000 ore sono più di vent’anni e ad oggi non mi sembra che esistano LED che abbiano raggiunto questa età… Le interpolazioni statistiche sono appunto interpolazioni e quindi non rappresentano mai una certezza (a meno di non introdurre valutazioni sugli scarti dei dati e quindi parametri che rappresentino l’incertezza totale, ma di certo questo non gioverebbe ai produttori).
      Comunque il problema fondamentale non è certo la durata (visto che esistono lampade al sodio migliorate che, sempre secondo i produttori, dovrebbero durare circa 60000 ore): consiglio a chi non l’ha ancora fatto di leggersi ad esempio il capitolato della nuova gara CONSIP per l’affidamento di impianti di pubblica illuminazione. Questa gara prevede, fra le altre cose, la pulizia annuale di ogni apparecchio illuminante: si capisce bene che a questo punto non me ne faccio niente di 100000 ore di funzionamento se ogni anno devo comunque fare lavori sugli apparecchi (e quindi posso includere nei costi per la pulizia anche una sostituzione lampada).
      Questo è solo un esempio.
      Già da parecchi mesi sono allo studio nuove tecnologie a LED che utilizzano queste fonti in maniera più razionale; ma sono ancora prototipi.
      Se ne ho tempo parlerò anche di questo.
      A presto
      Matteo

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  25. Carissimo Matteo….SEI UN GRANDE, Davvero, ti trovo preparato,politico,equilibrato come del resto piace(o piacerebbe) essere a me. Ho speso una trentina di minuti a scorrere velocemente un po di articolo e di “commenti” alcuni erano esilaranti, altri … di vendita mentre concordo con te pienamente sul bisogna verificare, pesare analizzare e…testare i prodotti. Dovrei adesso lavorare ma spero di poter tornare sugli argomenti trattati e rispondere punto x punto. Diciamo che vivo nel mondo dell’elettronica da sempre, dalla gioventu’ per passione,alla scuola per il piacere di studiare e necessità di farlo e poi il resto lavoro…con passione, ancora opero in questo mondo “affascinante” ma con tantissimi effetti collaterali, mi permetto di dire che il mondo dell’elettronica a semiconduttori fa parte del mio curriculm e storia e li conosco abbastanza bene. Chiacchiere a parte alcune note su cui potremo tornare discutere: Vita del LED quante ore? E’ statistica, si usano test affidabili e globalmente accettati nell’elettronica di vita accelerata come il WHTOL WET HIGH TEMP. OPERATING LIFE TEST, 1000 ore (che si trovano qua e la nei datasheet dei compenenti)risultato che viene poi moltiplicato x40/50 = 50.000 ore o portato a 2000 quindi…100.000 ore. Una bufala? assolutamente no, una necessità, nessuno puo’ aspettare 10 anni per un risultato anche se LUMILEDS potrebbe dichiararlo essendo passato il tempo dall’introduzione dei loro primi dispositivi ma aime’ l’elettronica avanza e circa 3 anni fà si è cambiato tecnologia di costruzione del led quindi …discutibile anche questo.Esilarante il 150.000 ore di vita dell’alimentatore RUUD, forse confonde con l’MTBF (statistico anche questo) che NON E’ ASSOLUTAMENTE la vita dell’alimentatore se non un riferimento dove udite udite la temperatura di esercizio è determinante per il RICALCOLO della stessa. Semplice anche qui comunemente usato 25°CTa che ogni aumento di 10°C IL VALORE DI MTBF SI DIMEZZA quindi se solo la Ta diventa 35 (ASSOLUTAMENTE NORMALE) l’MTBF diventa 75.000 ore…studiare,testare,dubitare avendo UMILTÀ, ma anche agire ovviamente è quello che si deve fare poi che il LED sia la soluzione a tutti i mali del mondo mah….come dici tu Matteo, continuamente si scambia l’effetto luminoso generato dalle sorgenti LED sostituendo un pessimo e vecchissimo apparecchio SAP o Ioduri Metallici ed una “Padella” LED a luce bianco freddo, very impressive, ma priva di fondamentali scientifici…..Caspita sono un po’ lungo ma credo davvero di dovreti rifare i complimenti e spero chissa di incontrarti in una delle ormai quotidiane conference sui LED…non è una guerra ma una battaglia continua contro la banalità e la superficialità di approccio. Ciao a tutti

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    1. da tecnico elettronico e’ riparatore, un alimentatore elettronico in condizione di lavoro normale ad una temperatura ambiente da 25 c non dura piu’ di 30 mila ore! figuriamoci chiuso in un apparecchio di illuminazione dove lo scambio termico e’ pessimo! questo i costruttori lo sanno benissimo! Mirko Agueci Resp. tecnico alfa 84 elettrocostruzioni

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  26. Riguardavo…WHTOL non viene utilizzato nella realtà per i LED perchè guarda caso,i LED morirebbero quasi tutti subito dopo poche ore.(che non centra nulla con il livello JEDEC)quindi se ne fa una versione “rilassata” con umidità 0 o comunque ridotta al minimo.Tutto scritto sui datasheets. Etc etc ma chissa dai che ce la faccio a ritornare in Chat….caspita è la mia prima ma riconfermo la mia opinione su di te e quello che scrivi. Per sorridere un po ti direi TI STIMO FRATELLOOOO!! Ma non ho proprio l’età giusta ma bisogna anche scherzare un po’ o no? RI CIAO

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  27. Grazie mille.
    Beh… “Ci sto dentro un’orecchio nella bocca di Tison!”
    Comunque quello di cui mi lamentavo era che se veramente di statistica si tratta, gradirei conoscere allora la deviazione standard o il coefficiente di variazione nel tempo dei risultati proposti; perchè ogni misura in fisica ha un errore (anche se i produttori sembrano ignorarlo e danno dei grafici dritti), che si ripercuote nelle interpolazioni che si fanno: 100000 ore con una devianza del 30% (ad esempio) non avrebbe alcun significato pratico.
    Poi, riguardo agli apparecchi illuminanti: la soluzione dovrebbe essere quella di dare delle specifiche di qualità indipendenti dalla soluzione utilizzata. Purtroppo nei LED ci lavorano troppi “elettronici” e pochi illuminotecnici: ad esempio, sembra che tutti si siano dimenticati del controllo dell’abbagliamento.
    Ciao

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  28. La multidisciplinarietà della materia non permette di dire che meglio un Illuminotecnico,non tirare l’acqua al tuo mulino, perchè comunque come in tutte le presentazioni viene menzionato la questione illuminazione LED vantaggi e svantaggi e frutto,questa si, di una interpolazione tra Ottica,Illuminotecnica,elettronica, fisica e un po di Chimica pure che non guasta per la scelta di alcuni materiali per l’interfacciamento termico, insoma un casino soprattutto per i faso tutto me’, dovrebbe essere alla Veneta, come vedi ho un po la tua filosofia, bella la nuova tecnologia ma, forte anche delle conoscenze ed esperienza nel mio campo, da prendere con le pinze che non guasta.
    Gli errori piu’ normali sono, considerare la resistenza termica dei led come un parametro bidimensionale, quindi solo il parametro dei °C/W, Lumen reali quelli a 25gradi Tj,0 le resistenze termiche di accoppiamento tra Modulo led e dissipatore etc etc. Insomma parlare ad effetto 120/130/140 Lumen watt senza Leggere i datasheet che come i giornali spesso dicono tutto ma NON NELLA PRIMA PAGINA o a volte rimandano all’inserto.

    Ciao ciao

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  29. Ma io non ho detto che sono meglio gli illuminotecnici: ho detto semplicemente che la parte illuminotecnica è stata spesso e volentieri trascurata (pochi illuminotecnici); è ovvio che servirebbero le competenze di vari comparti nella realizzazione di un apparecchio illuminante.
    Inoltre, anche per gli apparecchi a scarica esistono delle emerite schifezze! Quindi non è detto che tutti gli illuminotecnici o i progettisti di ottiche siano bravi allo stesso modo🙂
    Quello che mi fa inc…. con tanti e tanti produttori è il fatto che diano dati del tutto fantascientifici e quindi: 1) te ne accorgi della bufala solo dopo che l’hai installata e misurato col luxmetro i lux a terra (oppure si vede anche ad occhio nudo a volte) 2) ti studi per filo e per segno come funzionano questi benedetti LED e forse riesci a capira prima se ti stanno raccontando delle frottole.
    Non è possibile: per alcuni apparecchi siamo al limite della truffa!
    Ciao

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  30. Hai ragione mi fa inc… anche me, sembra di nuotare in mezzo al mare…di str… e bisogna nuotare perchè…il business s’addafare….!:-)
    Si anche gli Spannometrici si sono fatti un po piu’ furbi, la bufala era solo 10 led da 100 Lumen = 1000 Lumen, adesso inseriscono il fattire -20% che è quello considerato lo scostamento legato alla differenza tra la Tj teorica/strumentale 25°C e la reale ma sempre dimenticano accoppiamento ottico, termico,lumen non utilizzabili etc….. comunque una giungla dove forse un po’ le normative che arriveranno settembre dell’anno prossimo aiuteranno a ripulire un po dall’innumerevole numero di pellegrini del lighting che se pur con alcuni meriti (accelerare la verifica dei LED nel lighting)dovranno darsi una qualche regolata. Accendiamo queste lampade e confrontiamole ma con quelle a scarica di ultima generazione non con le lampadine appese a due fili come spesso vediamo in questo fantastico mondo dell’illuminazione pubblica! Ciao PS pensa che vivo dei LED….!

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    1. …caro Vincenzo mi sento davvero vicino a te…purtroppo campo anche io con i led, ho contatti con tutti i distributori di led, moltissimi clienti, architetti, “illuminotecnici” e produttori di lampade a led (con fatturati di diversi mil di €) e in 8 anni di esperienza penso di aver incontrato meno di dieci persone che abbiano anche solo la minima idea di che cosa rappresentano tutti i grafici riportati nell’articolo di Matteo…
      PS Matteo e Vincenzo allegria!!..fate parte di quei dieci!🙂

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  31. Inizio ora ad occuparmi di pubblica illuminazione e noto come il problema più impotrante sia dato dalla necessità di trasformare l’impianto esistente in un impianto a norma senza rifare tutto. Non potendo cambiare radicalmente i parametri dell’impianto esistente,senza spendere una fortuna, non rimane che affidarsi alle lampade ed ai variatori di corrente, cambiando un po’ l’assetto della rete. La stessa sostituzione a tappeto dei corpi illuminanti non è possibile, mentre una sostituzione mirata risolve soltanto il problema di pochi punti importanti o prossimi al municipio. I Comuni sono propensi ad intervenire sugli impianti a costo zero, cioè pagando l’importo delle attuali fatture al concessionario in cambio di normalizzazione ed efficenza. L’utile per il concessionario è sostanzialmente il risparmio sull’energia. Risparmiare significa investire sul lungo periodo. I Comuni hanno già sostituito le vecchie lampade dove è stato possibile senza cambiare l’intero corpo illuminante. La partita rimane quindi più sul gruppo ottico, di cui si parla meno, che sulla lampada. Sostenere i led è consueto e lungimirante, acquistarli al momento sembra esserlo molto meno.

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      1. Matteo vero ma dai ….. sono Belle !! Poi sull’arredo urbano o illuminazione da esterno controllare qualche dato sarebbe meglio ma le trovo anche io interessanti, come design. Mi organizzo per capire chi sono….sono curioso. Ciao

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    1. su quelli per interni niente da dire, carini, scenografici, ma su quello per esterni, sistema a riflessione, posso solo esprimermi come un noto prof. del Politecnico: SONO MACCHINE PER IL BUIO!!!!
      ma io dico, ma si può ancora ragionare in questo modo? vogliamo declinare questo flop delle ottiche secondarie anche sul LED,soprattutto in un momento come questo in cui l’imperativo è “risparmiare” sulla bolletta pubblica e quindi “spremere” più luce possibile dall’energia che consumiamo..ma che ci rompiamo a fare il cervello dietro a efficienze e rendimenti, a fattori di trasmissione e riflessione, a fattori di manutenzione ecc ecc se poi arriva il solito “genio” improvvisato che fa la scoperta dell’acqua calda e si accorge che se mette una superficie, di qualsiasi natura, sopra ad un apparecchio di illuminazione questa riflette la luce? me lo chiedo io, perchè? tanto c’è sempre il cantinaro, anche laureato, di turno che fa l’innovatore…

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      1. dimenticavo..il fatto di essere alimentati a pannelli fotovoltaici non migliora certo la situzione!
        tutta quell’energia sprecata..
        E mi astengo da qualsiasi valutazione estetica.
        PS: vorrei capire anche cosa vuole dire quel “Il lampione piccolo (altezza 3,70 m) illumina l’area sottostante per circa 16 mq.” Illumina come? Quanto?
        eppoi ” con una potenza illuminante pari ad una lampada alogena di circa 500w.”? come fai con un consumo massimo di meno di 50W a produrre 9500lm? hanno LED da più di 190 lm/W? bah…

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      2. Ciao.
        Allora è proprio vero che scrivi commenti al vetriolo🙂
        Credo che per progettare serenamente con sorgenti a LED per l’esterno convenga mettere da parte le pretese di maggior risparmio e capire veramente come funziona la composizione di una fotometria adatta con sorgenti puntiformi.
        Il sistema di riflessione si rende necessario perchè con un LED “nudo” il fattore di abbagliamento risulta estremamente elevato in certe configurazioni.
        Non basta saldare dei diodi su una piastra: servono progetti per le ottiche e le posizioni giuste; non basta un simulatore ottico qualsiasi e disegnare sulla carta per pensare di aver finito la progettazione.
        Infine, anch’io pongo la domanda:
        “E’ vero che l’Italia è patria di geni e navigatori, ma è veramente possibile che sia l’unico paese in cui abbiano trovato la soluzione definitiva a LED?”

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        1. Ciao, sono abbastanza spigolosa eh :)Per il resto, sono perfettamente d’accordo con te, soprattutto sul fatto che ci voglia molta progettazione e molta sperimentazione prima di poter definire una strada, e non un punto fermo, da percorrere per “trovare la soluzione (che non potrà mai essere definitiva) a LED”..però non puoi che convenire sul fatto che gli apparecchi che adottano il sistema a riflessione abbiano dei rendimenti spaventosamente bassi e che vengano venduti ai comuni come a “risparmio energetico” perchè c’è dentro un LED ed in questo caso, un pannello fotovoltaico. In questa contraddizione si palesa tutta la disinformazione che tanti cantinari spargono a larghe mani. Sono sempre più sconfortata da questa situzione, soprattutto quando sento che i comuni sono assediati da questi ciarlatani del LED e spesso si fanno abbindolare (non può succedere altrimenti se non hanno nessuno di fiducia a cui chiedere). Per il resto, confido che luoghi come questo e il forum di Giacomo siano frequentati da sempre più persone.

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        2. Ciao,
          non sono d’accordo al 100% sulla questione del “sistema a riflessione” se intendi ottiche secondarie.
          Perchè:
          1)sistemi tipo l’archilede cioè led direzionati per cercare di costruire un solido fotometrico che abbia senso, abbiamo visto tutti che NON funzionano.
          2)E’ vero la moda del momento è quella di utilizzare led dotati di lente doppioconvessa o doppio menisco o chiamatela come volete, adottata da Ruud, Philips, Ewo e preposta alla distribuzione della luce, che di fatto funziona molto bene. Ho qualche dubbio sull’abbagliamento. In fiera ho visto prodotti EWO, molto belli eh…ma cazzo veramente accecanti (è vero anche che erano installati a 4 metri).Altro che sicurezza fotobiologica.
          3)Il sistema di ottiche secondarie della AEC è un signor sistema dietro al quale sicuramente soldi in ricerca sono stati investiti. E a quanto testato da Matteo sembrano funzionare proprio bene.

          Ciao

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        3. Innanzitutto grazie a entrambi: ormai (come dice Claudia) i ciarlatani sono così chiassosi che ogni tanto anche io entro nello sconforto e dico “ma si, che me frega: compratevi pure tutti i LED che volete e fate quello che vi pare!”; e quindi sentire qualche voce vicina fa bene.
          Io credo che abbiate ragione entrambi e cioè:
          1) le ottiche che funzionano sono quelle con le lenti applicate (x Giacomo, il termine tecnico è: “a ciapèt”) oppure con una “parabolina” come quella di AEC; impossibile pensare di adottare sorgenti LED “nude”, non solo per l’abbagliamento ma per il fatto che se una di queste si spegne “sparisce” un’area illuminata
          2) in questo modo però i rendimenti non sono così elevati e quindi il LED rischia adirittura di consumare di più di una sorgente tradizionale per fare la stessa luce
          Per il fotovoltaico, consiglio a tutti di seguire un piccolo esempio di calcolo, riportato qui: https://arching.wordpress.com/2009/08/25/illuminazione-pubblica-a-led-2-parte/#comment-491.
          Ora, siamo d’accordo che un pannello può aiutare, ma i problemi energetici si risolvono in tutt’altro modo.
          E poi: quando piove? Chi cambia le batterie usurate? E se si fregano le batterie o il pannello? Chi pulisce il pannello ogni anno? Altrimenti come riuscite a computare l’energia entrante di ogni pannello, quando Enel pone dei limiti ben precisi sulla dimensione minima di un impianto solare?

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        4. Io non conosco la situazione degli altri paesi. A livello di costruttori non si può però negare che TUTTI (vedi fiera Francoforte) si siano buttati anima e corpo sui LED. Anche gli stranieri…

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          1. Questo ragionamento è sbagliato, perchè:
            1) Il fatto che i produttori si siano buttati sul LED non vuole necessariamente dire che questa tecnologia sia essenzialmente migliore.
            DIMOSTRAZIONE:
            a) Nessun produttore ha ancora abbandonato la linea di apparecchi con sorgenti tradizionali (ad esempio, se guardiamo al mercato delle tv, nessuno più produce tv a tubo catodico): questo dimostra semplicemente che si sta sviluppando una tecnologia, non che la si crede migliore
            b) I produttori non ragionano con logiche “di buona applicazione”, ma di posizionamente del prodotto sul mercato: in una situazione abbastanza anomala come quella odierna, riproporre il “vecchio” sistema a scarica significherebbe uscire dalla nuova fetta creatasi con queste nuove tecnologie
            c) La vecchia storia del pozzo: se tutti si buttano nel pozzo, ti ci butti anche tu?
            2) Anche negli altri paesi si parla certamente di LED, ma assolutamente in una maniera molto più blanda; questo poi non dimostra la migliore prestazione dei LED
            DIMOSTRAZIONE:
            a) Una tecnologia adottata in un altro paese non necessariamente è giusta o vantaggiosa per il proprio, perchè le condizioni al contorno sono importanti (ad esempio in Francia sono pieni di centrali nucleari, allora dobbiamo concludere che il nucleare è migliore solo per questo motivo?)
            b) Quasi nessun paese ha livelli di illuminazione così alti e stringenti come il nostro: è un vantaggio e una sfiga.
            Certo è che la normativa è molto più accurata (ad esempio in Inghilterra la declassificazione per sorgenti bianche è ammessa solo per strade residenziali, non certo per le strade principali). Quindi adottare sorgenti a LED per strade di piccola importanza con basse luminanze (0,5 cd/mq) non è assolutamente un problema (anche in Italia!). Ovvio che quando si parla di 1,0 cd/mq e declassificazioni la cosa puzza

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  32. Salve Matteo,
    mi occupo di progettazione della luce da molto (troppo….!) tempo, anche se più propriamente nel settore architettonico e non in quello stradale. Mi avevano segnalato il tuo post già da un po’ di tempo, ma solo ora ho avuto il tempo di guardarlo. Devo farti i miei migliori complimenti, da tutti i punti di vista: per la forma, i contenuti, la documentazione, l’equilibrio delle posizioni ecc. ecc.

    Come ho detto, mi occupo di luce da un sacco di tempo, e ora pare che se non proponi sempre e comunque LED sei “out”…. E si fa una fatica, a cercare di spiegargli che il mestiere del progettista dovrebbe essere proprio quello di proporre caso per caso la soluzione migliore, che non sempre è = LED….!

    Spero di conoscerti di persona, prima o poi, in qualche incontro o convegno o fiera…. (oppure ci siamo già incontrati da qualche parte e io non me ne ricordo…?)

    Saluti, e ancora complimenti

    Massimo

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    1. Molto volentieri. Purtroppo non ci conosciamo di persona (ma in qualche maniera indirettamente sì, visto che ho passato diverse ore sui capitoli sugli apparecchi di illuminazione e le grandezze fotometriche del Manuale di Illuminazione di Palladino🙂 )
      Grazie mille per i complimenti: la cosa divertentente è che in realtà io non sono contro i LED, ma siccome sono una mosca bianca, che si azzarda semplicemente ad ammettere quello che è la realtà, passo sempre per il “grande censore”.
      Spero anch’io di conoscerci presto.
      A presto
      Matteo

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  33. Salve a tutti sono un candidato a consigliere comunale in emilia romagna,tra le mie proposte c’è quella di sostituire l’illuminazione pubblica con quella a led, se qualcuno tra voi risiede in un comune che ha gia effettuato operazioni del genere o comunque è a conoscenza di privati che hanno sostituito le lampade con i led è pregato di mettersi in contatto con me per uno scambio di opinioni,accetto qualsiasi tipo di consiglio.
    Grazie in anticipo e complimenti per l’ottimo forum.
    Simone

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    1. Sono molto lieto di vedere che, a fine di un articolo in cui metto in guardia chi vuole sostituire “ex abrupto” l’illuminazione pubblica con quella a LED, c’è qualcuno che afferma proprio di voler sostituire tutto con dei LED.
      Quindi mi chiedo:
      – Ha letto l’articolo?!?
      – Gli amministratori (ma anche i consiglieri) non dovrebbero pensare al bene dei propri cittadini, anzichè sbandierare sostituzioni tecnologiche di cui peraltro non si sa nulla (perchè altrimenti non verrebbe proposta) solo per accaparrarsi i voti di quei poveri sprovveduti che sentono “LED” e subito aprono la bocca in segno di stupore?!? Sa quanto costa?!? E’ proprio sicuro che, con tutti i bisogni di un Comune, rimanga fondamentale quello di investire in tecnologie che costano il triplo, non assicurano il risparmio e ancora non sono state testate a lungo?

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    2. Adesso dico la mia, visto che giusto l’altro giorno mi è stata fatta la stessa domanda da un tecnico comunale.
      Dunque io credo che se uno vuole fare degli esperimenti con i led perchè va di moda, perchè è una nuova tecnologia ed è giusto portala avanti sennò mai nessuno avrà modo di vedere se funziona davvero oppure no, perchè ci sono le elezioni e mi voglio far bello con i cittadini.. diciamo che le motivazioni, giuste o no, ci sono.
      Io però come professionista non mi sento di consigliare l’illuminazione LED in una strada che ne so ME3c o superiore in cui i requisiti da rispettare non sono solo “il consumo di energia”, ma livelli di luminanza medi, uniformità, abbagliamenti e rapporto di contiguità.
      Cioè mica cazzate…
      Gli impianti realizzati a led fin ora sono in grado di rispettare questi parametri? da verificare in luogo…magari!
      Così i signori che vanno in giro a pubblicizzare le loro teorie sui led si renderebbero conto che non tutto quello che dicono è verità.
      In conclusione, si vogliono fare degli esperimenti coi LED, benissimo! Ci sono strade pedonali, strade secondarie, non certo la tangenziale di bologna o la strada provinciale che taglia in due un centro abitato😀
      Ciao

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    3. Ciao a tutti,

      ho letto con molto interesse negli ultimi 12 mesi i vostri commenti sull’illuminazione a LED.

      Mi sento di condividere gran parte di quanto scritto: purtroppo c’è una grande disinformazione sull’illuminazione a LED da parte di chi produce e vende apparecchiature.

      Il LED ha un’efficienza energetica massima di poco superiore al sodio ad alta pressione (i migliori LED superano di poco i 130 lm/w, il sodio arriva a 120 lm/w) ma..

      … ma ha un grandissimo vantaggio: è di dimensioni limitate rispetto all’apparecchio ed emette luce in un semispazio: è pertanto possibile pilotarlo otticamente al meglio per migliorare l’efficienza e soprattutto l’efficacia del flusso luminoso.

      Noi abbiamo brevettato il principio della riflessione totale applicato all’illuminazione a LED: i nostri LED non sono rivolti direttamente verso la strada, ma verso una calotta interna di riflessione che ha il duplice compito di raccogliere l’intera emissione della luce (inclusa quella laterale) e di proiettarla in maniera uniforme su strada, evitando il picco di luce sotto il lampione.

      Così facendo, in caso di sconto di classe illuminotecnica (laddove il progettista lo ritenesse opportuno) riusciamo ad avere più del 70% di risparmio energetico rispetto al sodio ad alta pressione rispettando livello di illuminazione mediam uniformità longitudinale e trasversale ed abbagliamento massimo.
      Sono pronto a darvi file LDT e IES da laboratorio per confermare quanto dico.

      Quindi il LED ha enormi potenzialità (anche da un punto di vista di efficienza di sorgente è in costante crescita), ma va gestito con un approccio scientifico.

      Ciao a tutti.

      Alberto

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      1. …veramente la 400W son-t pia plus della Philips fa 138lm/W, pertanto quello che dici è falso (contando poi il fatto che i LED vanno anche fatti funzionare fuori da un laboratorio a temperatura controllata e quindi i 130lm/W si riducono a meno di 110lm/W in condizioni reali).
        Se il LED utilizza un riflettore come quello per le lampade a sap, non capisco dove sia tutta questa efficienza, dato e considerato che ad oggi il migliore rendimento fornito da un’ottica di alluminio ad alta efficienza si attesta attorno all’85%.
        Inoltre, visto che il sap ha un rendimento maggiore ed utilizza la stessa tipologia di ottica, emette più lumen rispetto all’apparecchio che descrivi.
        Risparmio del 70% rispetto a che cosa? A un XG senza coppa o a uno degli ultimi apparecchi a scarica delle migliori case produttrici?!?
        Posta pure su sendspace i risultati dei confronti, così possiamo commentarli.
        Grazie

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        1. Ciao,
          grazie della tua risposta.

          Il range fino a 120 lumen/watt circa era riferito alle sorgenti per l’illuminazione stradale (fino a 150W) non a quelle più potenti. Comunque la CREE ha annunciato a L+B un LED da circa 160 lumen/watt che sarà commercializzato a partire da settembre.

          I riflettori di cui parlo sono stati studiati da noi, con anni di studio e di ottimizzazione: non hanno nulla a che vedere con i riflettori standard. Il vantaggio del LED rispetto al sodio è che essendo una sorgente puntiforme si riesce a fare un raytracing molto più preciso e a mantenere i rimbalzi interni inferiori o uguali a 2 con maggiore efficienza e soprattutto maggiore efficacia. Quindi utilizzando una sap sotto il nostro riflettore non si ottengono gli stessi risultati.

          Il risparmio è tra un’apparecchiatura stradale a sodio ad alta pressione (ad esempio la più usata in Italia) con una buona efficienza e gli apparecchi che abbiamo creato noi.

          Il 4 giugno avrò gli ultimi risultati di laboratorio, sarò felice di postarli e di sorprenderti.

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  34. Perché nessuno dice nulla sull’illuminazione LED delle gallerie??? Autostrade per l’Italia sta sostituendo impianti al sodio realizzati da pochi anni (variante Bologna Firenze). Non mi sembra che si tratti di strade secondarie….

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    1. Fondamentalmente per due motivi:
      1) Già risulta difficile reperire i dati per installazioni LED su strada (quello che ho scritto è stato per la maggior parte della mia esperienza diretta, altrimenti se aspettavo i dati dei produttori sarei stato fresco…), figuriamoci per una installazione gestita da un ente che può decidere in totale autonomia regole e concorrenti. I dati che mi sono giunti sono altamente controversi: tempi di ritorno notevolmente lunghi, coefficienti di manutenzione volutamente più alti (sembra che si siano programmate due pulizie annuali, voglio proprio vedere chi le farà), alimentatori che vanno e non vanno, ecc.
      2) La situazione attuale delle gallerie è spesso disastrosa: qualsiasi intervento avrebbe comunque migliorato lo stato delle cose. Inoltre è una categoria di intervento molto circoscritta, che di certo non può essere esemplificativa di ciò che si intende quando si parla di “sostituzione degli apparecchi sodio con LED per l’illuminazione pubblica”.
      Poi sono d’accordo che le realizzazioni siano molto buone ed il risultato estremamente gradevole anche alla vista.
      Ma questo da solo non può far tornare tutti conti, no?
      Altrimenti se il risultato finale dovesse essere unicamente quello di essere piacevole alla vista, molte cose sarebbero diverse. O sbaglio?

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      1. Ciao.
        Volevo chiedere una cosa: nel caso di riduzione del flusso fuminoso come si comporta la temperatura di colore nei LED e la resa cromatica. Rimane costante?

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        1. Ecco, questa è una bella domanda.
          Soprattutto in virtù del fatto che, ad oggi, risulta impossibile determinare in maniera univoca lo spettro di emissione di un LED e la sua resa cromatica.
          Dal canto mio ho notato che, con l’invecchiamento, la temperatura del colore varia abbastanza in apparecchi a LED dotati di “microottiche”: non so però se questo è dovuto al diodo LED in sè e per sè, all’esaurimento dei fosfori, alle microottiche oppure al fatto che si tratta ormai di LED “datati”.
          Argomento da approfondire.

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          1. A parte la premessa di Matteo sostanzialmente il LED, la sorgente blu, nel tempo ha una diminuzione del flusso secondo le varie e statisticamente corrette curve, quelle dell’ insomma diminuisce, ma cio’ che incide maggiormente è l’invecchiamento dei fosfori, alcuni addirittura imbruniscono a causa della temperatura elevata che raggiunge il chip(quella di giunzione) cio’ determina una variazione nella temperatura colore irreversibile alla quale si aggiunge solitamente l’invecchiamento delle mediocri lenti secondarie nel famoso PMMA, sigla che fa molto technology ma che in realta’ nasconde la debolezza di un materiale e la sua scarsa resistenza all’invecchiamento anche lei lavorando in un “ambiente ostile”alta temperatura. Provate a tenere il dito sul dome di un led di potenza scoprirete l’IR…. ciao a tutti.

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            1. Grazie.
              Interessantissimo.
              Questo in parte conferma le mie supposizioni: quindi non dipende da componenti secondarie, ma sono i fosfori del LED a causare questo “invecchiamento” (e cioè un problema che accomuna tutti i LED quindi).
              La mia era una semplice valutazione “empirica” sui LED realmente installati, ma se hai qualche dato (tipo tempo di decadimento o entità) ti sarei molto grato se lo condividessi (o comunque indicassi un link o un riferimento tecnico su cui trovarlo).
              Grazie

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            1. …perché appunto si sta aspettando una normativa che indichi come eseguire le misurazioni, visto e considerato che il documento CIE affermava che occorreva rivedere il metodo “vecchio” di misurazione.

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  35. Ah, ecco, rileggendo il commento di Gabri: parliamo pure delle gallerie a LED.
    Proprio stamattina ho preso l’autostrada per Firenze e…oh! Quelle che erano bellissime gallerie illuminate di bianco adesso hanno lumicini flebili…cos’è? Hanno esaurito le pile?!?

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  36. Mi piacerebbe risponderti per benino, la cosa stuzzica molto ma aime sono periodi duri e lo “studio” richiede tempo che non c’è mai quindi solo alcune indicazioni. Le informazioni andrebbero ricercate in test dei produttori di fosforo come NICHIA e Intematix cosi come altri ma sarebbe difficile decodificarli pero’ se osservi soluzioni LED come il FORTIMO, lo XICATO o anche con qualche informazione in piu’ nel sito della LEDENGIN, http://www.ledengin.com troverai il continuo tentativo di allontanare il fosforo dal die questo avra’ un suo senso per far si che società basino tutta la loro attività ed investimenti su soluzioni alternative, come LEDENGIN, o studio e sviluppo di prodotti come Philips Fortimo e/o Xicato. Remotare il fosforo ha dei vantaggi, uno di questi principali la stabilità cromatica. A volte per noi utilizzatori è piu’ semplice trarre delle indicazioni correlando le varie “campane” che non leggere infinite pagine redatte con maestria (poca)dagli uffici stampa e MARCOM delle aziende produttrici. Ad esempio la vita dei LED Bianco PLCC2, cosi’ usato nelle applicazioni low cost, tanto amato, tanto promosso come…. anche lui 100.000 ore certo è un LED…. secondo te? Invece se apri un datasheet anche di un brand di riferimento come OSRAM troverai ad esempio un componente simile, in contenitore PLCC4 (power topled) in cui per magia compare l’indicazione … LONG LIFE ! Perbacco sarà un miliardo di ore quindi? invece ecco che c’è 35.000 ore !! Ma allora? Vita media di un TOPLED 15K ORE AL 50% DELLA LUMINOSITA COSI’ COME PER IL POWER TOPLED 35k al 50%. Alla base sempre problemi termici di fatto, infatti sai quanto è la resistenza termica di un LED 5 mm o TOPLED? Eppure il dato esiste….E le curve di vita?? Ci sono ma non sono di dominio pubblico o comunque celate da mille altre note applicative. Insomma è la giungla dell’elettronica che con il led data la sua giovinezza riserva molte inaspettate sorprese per chi come sempre cavalca le onde senza aver mai studiato come stare sulla tavola da surf.

    Ho divagato…. ma chissa’ un giorno riusciro’ a scrivere qualche cosa di piu’ “pesante” sull’argomento per adesso … Sanremo è Sanremo quindi ascoltiamo le canzoni !!🙂

    Anche i tuoi saggi commenti ovviamente, sempre da me condivisi e molto rispettati in quanto ripuliti dalla solita dose di entusiamo che bisogna imparare ad usare nei momenti giusti! Cordialmente. Vincenzo

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  37. Buongiorno a tutti
    Mi chiamo Christian Mazzola e sono il Responsabile della Divisione Illuminazione di Gewiss S.p.A..
    Prendo atto con piacere che finalmente cominciano a vedersi commenti sulla tecnologia LED che invitano alla prudenza o quanto meno ad una verifica più accurata dei dati forniti al mercato da diversi produttori.
    Ritengo che parlare in maniera esaustiva dell’argomento richiederebbe molto tempo e vorrei, quindi, fare alcune riflessioni su due dei temi più controversi: l’efficienza luminosa e la manutenzione.
    1)L’efficienza luminosa: la quasi totalità della documentazione disponibile sull’argomento si concentra sul valore dei lumen/W ottenibile con i LED e sulle condizioni necessarie per ottenerli. Per quanto, ovviamente, esista una correlazione tra efficienza e risultato finale, come produttore, considero molto poco significativo parlare di efficienza della sorgente luminosa e non declinarla all’interno dell’apparecchio. Quello che conta davvero, e ne converranno i progettisti, è il raggiungimento di determinati requisiti a parità o minore potenza installata. Cosa ci dice da questo punto di vista il valore dell’efficienza luminosa della sorgente? Praticamente nulla! In altre parole, una sorgente più efficiente non è garanzia in sé né di risparmio energetico, né tanto meno economico. L’unico dato affidabile è, dunque, la curva fotometrica che ci consente di dire quanti apparecchi, e quindi quanti Watt, sono necessari per il raggiungimento dei requisiti progettuali. Purtroppo, molto spesso, la valutazione applicativa non è parte integrante delle dissertazioni sulla nuova tecnologia, riducendosi ad uno scontro “muscolare” di sole efficienze delle sorgenti. Aggiungo che, in questi confronti, si trascurano le sorgenti luminose di ultima generazione più performanti.
    2)La manutenzione: ammettendo che i valori di vita dei LED arrivino alle attuali 50.000h dichiarate, si parla molto poco di cosa avverrà al momento della manutenzione. Mentre sappiamo tutti molto bene cosa dovremo fare quando le nostre sorgenti a scarica arriveranno a fine vita, non mi sembra sia molto chiaro quale sarà l’intervento manutentivo da realizzarsi su apparecchi a LED. Sarà necessario sostituire l’intero apparecchio o soltanto una parte di esso? Indipendentemente da quale sarà l’opzione, funzione dalle caratteristiche costruttive dell’apparecchio stesso, in che modo si potrà garantire che i requisiti progettuali continueranno ad essere rispettati? Ci troviamo, infatti, di fronte ad una sorgente in rapida evoluzione e forse nessuno è in grado di dire quanto diverso sarà, rispetto al momento della produzione, il flusso nominale in corrispondenza della prima manutenzione e delle successive. Chi realizza progetti illuminotecnici, soprattutto nell’ambito stradale, sa bene quale importanza abbia l’uniformità e quanto poco adatta possa essere una sorgente con un flusso molto più alto di quello necessario per l’applicazione. D’altra parte non è immaginabile sostituire le sorgenti o una parte di esse con quelle originarie dal momento che, come in tutti i processi dell’elettronica, le tecnologie meno recenti vengono semplicemente sostituite da nuove, spesso con standard diversi: chi penserebbe di montare un processore 486 su una PC attuale?
    Ritengo dunque che i due aspetti di cui sopra, già da soli, richiedano riflessioni più rigorose su quanto disponibile sul mercato. La tecnologia LED, infatti, rappresenta l’unica grande innovazione nel mondo dell’illuminazione degli ultimi anni. Ciononostante rischia di essere sacrificata alle esigenze “modaiole”, senza avere l’opportunità di trovare il proprio spazio in quelle applicazioni nelle quali le sue peculiarità rappresentano un fattore competitivo strutturale rispetto a qualsiasi sorgente fino ad oggi utilizzata. Mi riferisco, per citarne alcune, alla possibilità di accensione e spegnimento immediata, alla dimmerazione in continuo, alla gestione del colore e della temperatura di colore.

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    1. Buongiorno.
      Grazie per il commento.
      Nel mio piccolo sto cercando di dare un contributo in questo senso: criticare non significa scartare a priori ma cercare di migliorare tutte quelle pecche che una nuova tecnologia come il LED porta con sè. Solo con una buona critica si riesce a crescere.
      Per il primo punto almeno la nuova norma UNI 11356 ha fatto una chiara distinzione fra sorgente e apparecchio LED: si auspica pertanto che i produttori, d’ora in poi, non si riferiscano più ai diodi ma all’intero corpo illuminante.
      A presto

      Matteo

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  38. Matteo, perchè certi progettisti citano la DIRETTIVA 2006/95/CE, citando come la predetta sia specifica per i led, in quanto loro affermano che essendo la Direttiva specifica per la bassa tensione è specifica per i Led.
    Scusa ma la predetta dice espressamente che vale per tensioni a corretnete continua da 75 V a 1500V, allora sorge un dubbio: ma i led non vanno a 24V, oppure mi sbaglio?
    Inoltre perchè non si dovrebbe applicare (sempre secondo l’Assil) la UNI 60852-1 in funzione della UNI 62471?
    Io non capisco!
    Ettore

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    1. Dunque: la direttiva 2006/95/CE effetivamente si applica a componenti superiori a 75V in corrente continua e superiori a 50V in corrente alternata. I “moduli LED” (NB non l’apparecchio) d’altronde sono componenti a “bassissima tensione” che funzionano a voltaggi più o meno elevati a seconda di quanti diodi LED sono installati (conta che in genere ogni diodo funziona a 3,3V).
      Quindi a mio parere occorre definire per ogni “modulo LED” se ricade all’interno della 2006/95/CE.
      Però (e c’è un però) l’ “apparecchio LED” è un dispositivo che funziona alle correnti nominali della tensione di rete (i classici 220V-240V): quindi o si distingue fra “alimentatore” e “modulo LED”, ognuno con le proprie caratteristiche, oppure si certifica per intero l’apparecchio LED.
      Per la seconda domanda non capisco io che cosa abbia a che fare la IEC 60852-1 (che parla di trasformatori) con la EN 62471 (che parla di sicurezza fotobiologica)…
      In ogni modo, in genere tutti gli apparecchi LED dovrebbero essere conformi alle seguenti normative:
      CEI EN 60598-1 “Apparecchi di illuminazione. Parte 1:Prescrizioni generali e prove”
      CEI EN 60598-2-1 “Apparecchi di illuminazione. Apparecchi fissi”
      CEI EN 60598-2-3 “Apparecchi di illuminazione. Prescrizioni particolari”
      CEI EN 55015 “Compatibilità elettromagnetica”
      CEI EN 61547 “Apparecchiature per illuminazione generale. Prescrizioni di immunità EMC”
      EN 61000-3-2/3 “Norme cogenti per il contenimento delle armoniche e delle fluttuazioni di tensione a 50 Hz” (visto che montano alimentatori elettronici)
      CEI EN 62471 “Sicurezza fotobiologica delle lampade e dei sistemi di lampada”
      Poi, come al solito, ogni scusa è buona… (e come vedi la CEI EN 55015 dovrebbe essere comunque obbligatoria e non può essere sostituita dalla semplice certificazione CE della 2006/95)

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  39. Matteo, buona sera.
    Intanto, complimenti per l’articolo: a mio parere, hai raggiunto un ottimo equilibrio tra teoria, pratica e mercato (una sola nota stonata, ma tu non hai colpe: i “venditori”; è giusto che tutti possano esprimere pareri e fatti, ma atteggiamenti del tipo “sono bello e buono e me lo dice anche la mamma”, mi fanno semplicemente venire voglia di NON comprare quel determinato prodotto !).

    Ti vorrei porre una domanda e, pur avendo letto tutti i precedenti post, ti chiedo anticipatamente scusa se per caso mi fosse sfuggito che la questione è stata già trattata.

    Ho questo problema: devo illuminare un edificio ad uso civile (per intenderci, corridoi, garage e altri spazi comuni), dovendo anche installare sensori di movimento per poter accendere / spegnere le lampade in funzione della presenza / assenza di persone.

    La sostituzione dell’attuale impianto, è inevitabile data la sua vetustà e per una serie di interventi “stratificati” nel tempo, che hanno praticamente ogni volta peggiorato la situazione, rispetto alle più basiche regole installative, normative e di resa (se ti mandassi le foto, non dormiresti per una settimana).

    Pensando ad una soluzione a LED, prescindendo le questioni generali di dimensionamento e di scelta del giusto dispositivo, ho questo questito basico:
    Quanto un sistema a LED si adatta allo “stress” dei continui cicli di accensione / spengimento ? (il palazzo ospita circa 60 famiglie ed il garage è su tre piani, con un risultante tasso di “movimento” non indifferente).

    Diversamente, non ho stringenti requisiti di “qualità”; normalmente, nessuno di buon senso si ferma a leggere / lavorare / rilassarsi in un corridoio o in un garage condominiale !!

    Ti ringrazio anticipatamente.

    Mauro.

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    1. Per soluzioni come corridoi/vie d’uscita/scale d’emergenza,ecc… credo che la soluzione LED oggi offra buone prospettive di risparmio.
      In generale soffre molto poco dei cicli di accensione/spegnimento (anche se è possibile notare un discreto calo delle prestazioni subito dopo i primi cicli, ma questo non influisce sulla durata) ed in più non necessita di periodi di “riscaldamento” come ad esempio succede con le lampade “a basso consumo”.
      Quindi è sicuramente una soluzione interessante e se il problema è solo questo, si può stare tranquilli.
      Più che altro valuterei attentamente cosa usare nel garage: se si tratta di corridori è un conto, ma se si tratta di vie d’accesso per veicoli, io ti consiglierei di valutare l’installazione di fluorescenti lineari.
      Innanzitutto perché sono disponibili con plafoniere “dedicate” a prezzi estremamente accessibili, poi perché se il cruccio è la sostituzione delle lampade, oggi esistono T8 che hanno una vita media di circa 60000 ore (paragonabili quindi a quella dei LED); la resa luminosa dei LED e delle T8 diciamo che è comparabile, quindi si può affermare che le potenze impiegate sono le stesse a parità di illuminazione.
      Spero di essere stato abbastanza utile.
      A presto
      Matteo

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  40. Matteo in replica alla domanda sulla installazione 62w led vs 150w sap….lascia perdere il “tra qualche anno”, è stata la reazione ad un commento un pò cattivo di Claudia: non mi piace passare da venditore di fumo….L’installazione dei corpi a led da 62 w contro i 150 w, è a fini di prova e verranno smontati tra poco. Sicuramente illuminano meno delle lampade da 150w, ma come categoria siamo ok perchè sono quelli al sodio ad essere sovra dimensionati (bastavano dei 70 w per quella strada). I corpi al sodio sono nuovi, sono stati montati insieme led e sodio, il progetto prevede però che siano tutti al sodio (abbiamo approfittato per un test). Sono comunque abbastanza economici quei SAP, c’è sicuramente di meglio sul mercato del sodio. Sarebbe bello fare dei confronti, però non basarsi solo sui lux ma anche sull’impressione che abbiamo noi di illuminamento (qui conta la lunghezza d’onda diversa meglio percepita dai luxmetri se tendente al rosso come per il sodio). Comunque io ho sempre proposto installazioni nel rispetto della categoria di riferimento, non riesco infatti a fare installazioni in ogni strada, proprio perchè non ci arrivo coi lux con le mie potenze…appunto OGGI io propongo installazioni su parcheggi, ciclabili, parchi, strade residenziali o di campagna….Ps ho notato di aver creato un pò di confusione col discorso dei 360 gradi, non intendevo il confronto con un fungo o una sorgente nuda senza riflettore, però ho visto che tu hai inteso ugualmente quello che volevo dire. Ciao

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    1. …questa mi suona a tutti gli effetti come una retromarcia bella e buona da “strizza” da confronto!
      Matteo: io li voglio ASSOLUTAMENTE questi confronti che vuoi fare!

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  41. Buongiorno a tutti. Sto seguendo con interesse, anche se da neofita, tutte le vostre schermaglie su LED e SAP.
    Mi rivolgo in particolare a Matteo poichè lo cita più volte ma potrebbe rispondermi probabilmente chiunque di voi : potreste darmi qualche dettaglio e dato sul fallimento del progetto Torraca ?
    Grazie.
    Luca

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  42. Grazie Matteo.
    Le foto di Claudio Loguercio, sul link che mi hai dato, sono impressionanti. Spero si trattasse di foto pre-prima sostituzione, non post-terza.
    La figuraccia, visto che oltretutto Torraca era finita sotto i riflettori della stampa internazionale, è da guinnes dei primati.
    Come diceva qualcuno nel blog, l’affermarsi di una nuova tecnologia non la fermi. Certo che, con questi episodi, sicuramente la rallenti.
    Luca

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    1. Ma non è un “problema del LED”, è più che altro un problema di cultura e di preparazione tecnica: nessuno vuole “fermare” i LED ma, come per ogni tecnologia, esiste un momento in cui è più conveniente utilizzare una tecnologia piuttosto che un altra; il momento dei LED non è ancora arrivato.
      Poi c’è chi vuole farli passare per i “salvatori” dell’ambiente, della riduzione dei consumi, eccetera eccetera.
      Per ogni progetto (sottolineo OGNI PROGETTO) va valutata la GIUSTA tecnologia e questo non vuol dire solo “sorgente” ma apparecchio di illuminazione in toto, SOSTEGNO (e sì, perché un apparecchio a LED non rende immortale un palo), linee, quadri, ecc. Chi afferma che per una città e possibile passare di punto in bianco a “tutto LED” è semplicemente un babbeo, che pensa di farsi un po’ di pubblicità e invece non fa altro che peggiorare la situazione (ma tanto un sindaco dura poco rispetto alla durata di un impianto e quindi, se si rompe o funziona male, chi se ne frega).

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  43. salve sono Attilio.io ho dei problemi d’accensione di armature stradali cablate con reattore e lampade a vapore di mercurio 250W,sono in numero di 15 e si accendono e dopo 10 minuti si spengono,dopo 10 minuti si riaccendono e poi si rispengono ,e cosi via..Quale potrebbe essere il problema ..Grazie..

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  44. Scusate io non sono uno specialista illuminotecnico, ma mi sto occupando in particolare di realizzare un DB generalista sui sistemi di Pubblica illuminazione in Italia e ormai sono arrivato a censire 1661 comuni Italiani con documentazione in massima parte ricavata dai documenti PAES del Patto dei sindaci o in parte da informazioni dettagliate contenute nei PRIC resi di publico dominio su Internet. L’analisi finora effettuata mi ha portato a censire le seguenti tipologie di sistemi illuminanti: HG 26,46%; SAP+SBP 51,58%; JM 7,27%; LED 11,57%; Fluo 1,95%; Inc 0,59%; altre; 0,58%, dall’analisi dei PAES emerge molta non conoscenza delle PA sulle possibilità che i LED possano far ottenere significativi risparmi in termini di Energia Elettrica consumata per cui orienterei le energie a far emergere maggiori e più approfondite conoscenze sui + moderni sistemi illuminanti e sulle possibili soluzioni di Telecontrollo e telegestione degli stessi con ricadute positive sui servizi a valore aggiunto che le PA possono offrire ai cittadini senza dover necessariamente effettuare specifici e + costosi investimenti infrastrutturali (Wi Fi reti mobili ecc…). Fabrizio

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