Competenze degli ingegneri e degli architetti

Questo è un problema spinoso, che coinvolge tutti quelli che si adoperano nelle costruzioni. Ho notato che pochi conoscono la realtà dei fatti e per questo spesso si sentono enormi stupidaggini a riguardo.

Innanzitutto l’art. 52 r.d. 23 ottobre 1925 n. 2537 equipara le figure di architetto e ingegnere (civile-ambientale si intende).
Sucessive sentenze del TAR (Liguria 2005 e sentenza n. 5239/06 del Consiglio di Stato che conferma la precedente pronuncia del TAR Toscana) hanno quindi disposto che gli ingegneri Civili-Ambientali come gli Architetti possono redigere qualsiasi tipo di progetto civile/architettonico/urbanistico; gli ingegneri non possono firmare restauri di immobili sottoposti a vincolo, gli architetti non possono firmare impianti (tranne impianti di illuminazione pubblica).

4 comments

  1. Ritengo che porre le competenze come argomento di contrapposizione non sia il modo più giusto di porsi. Nei miei 48 anni di professione d’ingegnere, ma soprattutto negli ultimi decenni, ho visto affermare tante disinformazioni in merito. I riferimenti al TAR, ad esempio, furono molteplici e contrastanti. Circa gli impianti di illuminazione pubblica, essendo una specialità da me curata da sempre, non riesco a vedere la particolarità per cui possano essere compatibili con gli studi specifici degli architetti. L’analisi degli studi universitari fatti devono essere la base delle differenziazioni. E questo riguarda la coscienza del singolo. Mancano comunque dei veri controlli.

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  2. Da un punto di vista prettamente accademico, riferito alla preoparazione universitaria, mi dispiace dover obbiettare che non riesco a ravvisare nessuna particolarità nel percorso di studi di un ingegnere, per quanto riguarda la progettazione illuminotecnica, che spinga un qualsiavoglia ente a preferire un ingegnere ad un architetto per la progettazione illuminotecnica (non sto parlando, ovviamente, di quella impiantistico-elettrica). In fondo, se è vero che l’esame di illuminotecnica ad architettura non è un obbligatorio, non mi pare che lo sia nenache ad ingegneria (e sto parlando di ingegneria elettrica, la più vicina al mondo dell’illuminotecnica, escludendo le altre). Peraltro, io che non sono nè ingegnere nè architetto, ho dovuto sostenere nel mio corso di studi universitari due esami di illuminotecnica. Un discorso sul titolo universitario, quindi, è puramente inutile.
    Tralasciando quello che la prepararaizone universitaria apporta, che secondo me non è comnunque così di primaria importanza, ogni giorno, nel mio lavoro, constato che gli ingegneri e gli architetti che si occupano di illuminazione sia per e negli enti pubblici che privati, spesso ne capiscono poco o niente, non conoscono la normativa (o meglio cascano dal pero quando faccio loro presente che ne esiste una pingue letteratura)e fanno progetti letteralmente “copiando” le scelte fatte, magari 30 anni fa, per impianti adiacenti a quello che loro stanno progettando. Sono spesso influenzati più dai claim pubblicitari che dalla effettiva conoscenza delle tecnologie coinvolte nella progettazione illuminotecnica, hanno una visione limitata di quelli che sono i fenomeni fisici coinvolti, pretendono di replicare soluzioni studiate ad hoc e magari frutto di mesi di lavoro e di professionalità condivise con pochi mezzi, spendendo nulla, perchè nella loro ignoranza sanno dire solo “ma che ci vuole a fare…”
    Per cui non credo che distinguere tra ingenere e architetto, per una mera questione di titolo universitario, possa aiutare a discernere tra buon e cattivo progettista, credo che sia invece più utile creare un albo di progettisti illuminotecnici, accessibile tramite esame (il più possibile severo) che tenga conto anche dell’esperienza maturata nel campo, oltre che della preparazione universitaria. In Italia non si può più pensare di affidarsi alla coscienza del singolo, meno che meno per delle professioni che tutti si arrogano il titolo di poter fare. Ma so che questa dell’albo è un’utopia: sarebbe come pestare i piedi ai già esistenti albi degli architetti e degli ingegneri.

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    1. Ciao Claudia,
      mi ha colpito molto il tuo commento al post (non sono né un ingegnere, né un architetto, né un operatore del settore).

      Hai per caso un blog o qualcosa di simile dove parli del tuo lavoro e sia possibile seguirti?

      Mi piacerebbe saperne di più sulle criticità di cui accennavi e che riscontri quando hai a che fare con i progetti di impianti elettrici civili fatti da ingegneri e architetti.

      La mia mail è:

      debora (punto) avdu (at) gmail (punto) com

      Ciao!

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  3. Per entrambi: vi rimando alla discussione più approfondita https://arching.wordpress.com/2010/01/20/competenze-di-ingegneri-architetti-e-geometri-redux/
    Condivido comunque il fatto che l’università non forma in alcun modo alla pratica illuminotecnica.
    D’altronde c’è di peggio: gli architetti possono fare progettazione strutturale così come gli ingegneri civili…e non ditemi che la preparazione è uguale in questo campo (nemmeno tutti gli ingegneri civili ed edili sono preparati allo stesso modo sulle strutture, visto che esistono diversificazioni abbastanza nette fra gli esami all’interno di ingegneria).
    Quindi è ovvio che gli ordini professionali siano abbastanza inutili in questo caso, visto che non riconoscono competenze specifiche per ogni specializzazione e comunque non è neppure questo il loro ruolo: in Italia mancano non solo le competenze, ma non sono neppure richieste dal sistema.
    Non pensare ai soli ignegneri o architetti: quanti geometri sono realmente in grado di progettare strutture in zona sismica? Quanti ragionieri hanno le stesse conoscenze di laureati in economia? Eppure siamo la patria dei diplomati (quando va bene, perchè ad esempio la maggior parte dei costruttori non ha neanche la terza media).

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