Crisi dei cantieri: non una questione di soldi, ma di idee

eacc vero.
Nei post precedenti non ci sono andato giù leggero sulla questione “grattacieli”.

Le mie critiche però non erano volte a mere speculazioni “estetiche”, bensì rilevavo un notevole problema di rapporto costi/benefici per questo tipo di costruzioni.

Non tutto il male vien per nuocere (?)

La crisi economica, come tutte le crisi, non è solo una spada di Damocle che si abbatte sulle nostre teste, ma è anche un occasione di riflessione e ripensamento dei nostri comportamenti e dei nostri valori. Ovviamente in Italia l’immobilismo storico che accompagna ogni individuo ed ente pubblico o privato ha portato ad accorgersi del problema solo all’ultimo (e potrei elencare un’infinità di casi: da Tremonti che prima toglie gli incentivi per il 55% sugli interventi di risparmio energetici, poi capisce che sarebbe stato un suicidio per il settore edile già in crisi e quindi torna sui suoi passi; dai Comuni italiani che solo col petrolio a 150 dollari al barile si sono accorti che la loro spesa energetica è eccessiva e quindi solo nell’ultimo anno hanno deciso ti tagliare i costi; dalla classe media che improvvisamente si è accorta di sprecare migliaia di euro all’anno in spese inutili).

Per quanto riguarda invece le “grandi opere” o edifici come un grattacielo è quindi venuta l’ora di chiedersi se rappresentino un necessità improrogabile per la nostra società. I vari tracolli finanziari pongono serie domande sulla vera “appetibilità” finanziaria di un grattacielo o di una grande opera (a meno che non sia la solita facciata per il riciclaggio di soldi sporchi).

Facciamo un piccolo elenco:

  • I lavori per la Torre della Russia, il grattacielo alto 612 metri disegnato da Sir Norman Foster che doveva sorgere a Mosca, sono stati da poco sospesi. « Non si possono realizzare progetti di questa portata nelle condizioni economiche attuali…. i tassi di interesse sono elevati e non vi sono risorse », ha spiegato il capo del gruppo Russian Land. Vedi l’articolo apparso su “Le Monde”.
  • A New York invece sono in stallo la ristrutturazione della New York Public Library (progetto sempre di Sir Norman Foster) e i 75 piani della torre del Moma (su progetto di Jean Nouvel). Al contrario, continua invece il programma per la riduzione dei consumi energetici della Grande Mela grazie all’installazione di apparecchi a led e ad impianti a basso impatto ambientale nei grattacieli della città.
  • A Londra, di fronte alla sede dei Lloyd’s, dovrebbe sorgere il nuovo grattacielo progettato da Richard Rogers: il Cheesegrater (letteralmente “grattugia”), alto 235 metri. La British Land, società di costruzioni che sta realizzando l’opera, l’estate scorsa ha bloccato le ruspe e deciso di rinviare di un anno l’avvio dei lavori, a causa delle difficoltà finanziarie legate alla crisi del credito che sta investendo anche la capitale inglese e la sua City.
  • A Parigi, il 63% dei cittadini si sono detti contrari all’innalzamento, oltre gli attuali 37 metri, del limite di altezza per i nuovi edifici. Non si tratta di un semplice quesito teorico: il sindaco Bertrand Delanoë ha commissionato undici progetti per la nuova Parigi verticale, con edifici alti più di 120 metri. Viene da chiedersi, a questo punto, che cosa diranno i parigini quando nel 2012 sarà consegnato «Le Phare» di Thom Mayne che dovrebbe arrivare a 300 metri (la Torre Eiffel è alta solo 320).
  • Anche l’ Italia non è da meno, la “Banana” di Massimiliano Fuksas, alta 125 metri, a completamento del porto turistico della Margonara, è stata bloccata. Come al solito, Fuksas non l’ha presa molto bene, ma il progetto a quanto pare era al di fuori delle norme statali e regionali.

Crisi di soldi, crisi di idee

Visti tutti questi casi, perchè dunque ho chiamato in causa una crisi delle idee in questo articolo?
La spiegazione è semplice: non sono i soldi ad essere pochi (in realtà queste opere non vengono mai realizzate mettendo il contante subito, quindi il problema sarebbe invece dovuto ai mancati finanziamenti), ma sono le opere stesse ad essere un problema.
Probabilmente è giunta l’ora di richiedere ai progettisti delle soluzioni mirate al risparmio, non solo futuro (attraverso edifici a impatto zero) ma anche immediato (attraverso soluzioni progettuali economiche e di facile realizzazione).
Sicuramente l’ego delle archistar esce rafforzato dalla costruzione di una grande opera (ma anche quello dei politici che la “sparano” grossa col ponte sullo stretto, o quello degli aquirenti di SUV che sopperiscono ad altre deficienze), ma non credo che la funzione di una pubblica amministrazione sia quella di fomentare tali aspirazioni.

Perchè, per superare la crisi, non sento mai parlare di opere più modeste, ma mirate ad alleviare gli oneri finanziari delle famiglie, come l’autocostruzione? Perchè gli incarichi non vengono affidati a studi più modesti ma con ambizioni più a portata di mano? Perchè non si parla mai di sostenibilità degli edifici realizzati?

Lo scorso marzo si è tenuto presso l’Università di Ferrara il convegno internazionale “Compact City vs Suburban Skyscrapers. Perspectives for an Ecological Smart Growth” che ha delineato il XIX secolo come il secolo della nascita dei grattacieli, il XX come il secolo della loro costruzione e il XXI come quello della loro demolizione, a favore del nuovo modello di sviluppo della “città compatta”. Purtroppo l’urbanistica è divenuta ormai una materia per “appassionati”: i realizzatori e progettisti sono spesso e volentieri ancorati a concezioni vecchie di 40 anni.

Mentre Obama cerca di risollevare le sorti di una delle nazioni più potenti con una “virata” ecologica, in Italia parliamo ancora di un ritorno al nucleare.
Ah! Genio italico!

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

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