Cheesegrater

Crisi dei cantieri: non una questione di soldi, ma di idee

eacc vero.
Nei post precedenti non ci sono andato giù leggero sulla questione “grattacieli”.

Le mie critiche però non erano volte a mere speculazioni “estetiche”, bensì rilevavo un notevole problema di rapporto costi/benefici per questo tipo di costruzioni.

Non tutto il male vien per nuocere (?)

La crisi economica, come tutte le crisi, non è solo una spada di Damocle che si abbatte sulle nostre teste, ma è anche un occasione di riflessione e ripensamento dei nostri comportamenti e dei nostri valori. Ovviamente in Italia l’immobilismo storico che accompagna ogni individuo ed ente pubblico o privato ha portato ad accorgersi del problema solo all’ultimo (e potrei elencare un’infinità di casi: da Tremonti che prima toglie gli incentivi per il 55% sugli interventi di risparmio energetici, poi capisce che sarebbe stato un suicidio per il settore edile già in crisi e quindi torna sui suoi passi; dai Comuni italiani che solo col petrolio a 150 dollari al barile si sono accorti che la loro spesa energetica è eccessiva e quindi solo nell’ultimo anno hanno deciso ti tagliare i costi; dalla classe media che improvvisamente si è accorta di sprecare migliaia di euro all’anno in spese inutili).

Per quanto riguarda invece le “grandi opere” o edifici come un grattacielo è quindi venuta l’ora di chiedersi se rappresentino un necessità improrogabile per la nostra società. I vari tracolli finanziari pongono serie domande sulla vera “appetibilità” finanziaria di un grattacielo o di una grande opera (a meno che non sia la solita facciata per il riciclaggio di soldi sporchi).

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