Il Futurismo a Palazzo Reale

n1el 1909 Marinetti pubblica il suo manifesto futurista e, dopo anni di apparente isolamento e sonnambulismo, l’Italia entra di prepotenza sulla scena mondiale come fulcro della prima avanguardia artistica del Novecento: il Futurismo è la forza motrice di una vicenda che ha segnato profondamente la cultura dell’intero secolo, trasformando la letteratura europea e l’arte in genere.

“Il coraggio, l’audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie e combattere il moralismo”.

Con queste parole Marinetti ribalta la visione allora predominante della modernità come “mostro” che va mitigato e addolcito attraverso forme estetiche classiche; la velocità, il dinamismo e lo sfrenato attivismo, principi ispiratori e distintivi della moderna società industriale, sono alla base della nuova arte. L’uomo stesso diviene un essere meccanico e dinamico profondamente terreno e concreto.

Dal punto di vista architettonico a Sant’Elia va il merito di aver anticipato temi e forme che solo molto tempo dopo sarebbero state apparezzate; inoltre fu uno dei primi ad intuire la stretta dipendenza tra problema architettonico e problema urbanistico su cui, pur con linguaggi figurativi diversi, si è impostata la progettazione e la riflessione di tutti i movimenti architettonici moderni. L’interessamento del gruppo olandese De Stijl e di Le Corbusier all’architettura futurista è provato da scambi epistolari e da articoli su riviste europee.
Come al solito, l’Italia non riuscì a capire la grande spinta propulsiva di questa avanguardia e fu l’ennesima occasione persa per ritornare ai vertici della cultura artistica mondiale.

Una celebrazione a metà

Per il centenario del Futurismo si conferma questa tendenza: molte mostre sparse, senza unità di intenti e senza approfondimenti ulteriori; sembra quasi che l’Italia non senta sua questo movimento artistico.

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Fra le varie iniziative desidero segnalare la Mostra “1909-2009 Velocità+Arte+Azione” che il Palazzo Reale di Milano ospita fino al prossimo 7 giugno; questa esposizione non intende fare il punto sul Futurismo tout court e non contiene alcuni fra i massimi capolavori (presenti invece nella mostra al centro Pompidou, al Quirinale dal 20 febbraio), ma tuttavia offre un’ampia varietà di espressioni artistiche: dipinti, disegni, sculture, esempi di paroliberismo, disegni d’architettura, costumi teatrali, fotografie, componenti d’arredo, ceramiche, oggetti d’uso domestico, cartelloni pubblicitari.

Speriamo che queste iniziative diano adito a futuri sviluppi sulla ricerca di collegamenti in ambito architettonico con le avanguardie europee.
Inanto segnalo il libro, di E. Godoli e V. Capalbo, con ricostruzioni computergrafiche in 3D dei vari progetti per la metropoli futurista.

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

Riferimenti:

Link sul Sole 24 ore

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