Filippo Tommaso Marinetti

Il Futurismo a Palazzo Reale

n1el 1909 Marinetti pubblica il suo manifesto futurista e, dopo anni di apparente isolamento e sonnambulismo, l’Italia entra di prepotenza sulla scena mondiale come fulcro della prima avanguardia artistica del Novecento: il Futurismo è la forza motrice di una vicenda che ha segnato profondamente la cultura dell’intero secolo, trasformando la letteratura europea e l’arte in genere.

“Il coraggio, l’audacia, la ribellione saranno elementi essenziali della nostra poesia. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie e combattere il moralismo”.

Con queste parole Marinetti ribalta la visione allora predominante della modernità come “mostro” che va mitigato e addolcito attraverso forme estetiche classiche; la velocità, il dinamismo e lo sfrenato attivismo, principi ispiratori e distintivi della moderna società industriale, sono alla base della nuova arte. L’uomo stesso diviene un essere meccanico e dinamico profondamente terreno e concreto.

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