Luxemozione e cultura della luce

ome molti di voi avranno notato, da qualche tempo ho pubblicato alcuni articoli anche su Luxemozione del caro amico Giacomo Rossi.
Quindi rompo la tradizionale linea di interventi prolissi per fare un piccolo cenno alle discussioni presenti sul sito, perché credo sia importante continuare – per quanto possibile – alla diffusione della cultura della luce, intesa come condivisione ed approfondimento dei temi essenziali dell’illuminotecnica e delle sue applicazioni.

Non nascondiamoci dietro a un dito: è indubbio che in Italia la cultura della luce sia molto poco diffusa. Il problema è forse dovuto ad una politica indirizzata più alla propria “autoconservazione” che al soddisfacimento dei problemi reali e all’attenzione verso consumi ed ambiente (non sono pochi i casi ad esempio di scambio di voti per installazione di punti luce davani casa oppure di aumento costante di paura contrastato con una più forte illuminazione); esistono inoltre pochi (se non pochissimi) esperti del settore, molti dei quali sembrano ostacolare in più modi il ricambio generazionale e l’inserimento di nuove leve in organi di ricerca e di istruzione. Per la maggior parte i progetti sono affidati a tecnici che utlizzano soluzioni “standard” senza addentrarsi nei problemi (se non addirittura alle stesse ditte produttrici, con conseguente “conflitto di interessi” – se così si può chiamare – fra soluzione presentata e fornitura dei materiali stessi).
Infine non esiste un albo o comunque un titolo di riconoscimento per gli esperti del settore e quindi tanti (forse troppi) si dedicano all’illuminazione senza forse avere gli strumenti adatti ad affrontare questo campo. Anche i corsi di specializzazione dedicati sono pochi e (forse) di nicchia.

Ho dimenticato qualcosa?
Spero di no. Per il resto vi rimando all’interessante articolo di Giacomo sull’argomento (sperando ne seguano altri):

– Master in lighting design: è vera cultura?
– Cultura della luce, qualcosa è cambiato

E quindi agli articoli scritti da me medesimo:

Svelato il mistero sulla garanzia dei LED
– Berlino, il festival e la cultura della luce

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

3 comments

  1. Ciao Matteo,
    mi sento di confermare tutto quanto hai scritto. Io mi occupo di illuminotecnica da 15 anni, realizzando progettazioni e consulenze, anche di situazioni particolarmente complesse, stabilimenti industriali, strade, piazze, chiese e abazie, palazzi di uffici e catene di negozi, ma, sono costretto a farlo all’interno di aziende commerciali, appunto perchè in italia non esiste una professione che regoli, rappresenti, renda in qualche maniera autorevole, questa importante professione. In questi tempi poi, in cui la sensibilità verso il risparmio energetico è ancora più sentita, questa lacuna è ancora più evidente. Manca una figura terza, che sia investito dell’autorevolezza per fare una discriminazione qualitativa e quantitativa, in merito ai materiali presenti sul mercato. Questa funzione, in questo momento viene svolta per la stragrande maggioranza dei casi, dagli agenti e venditori delle case, dei rivenditori, ecc., come nel mio caso per esempio, spesso senza avere una benchè minima conoscenza di quanto stà proponendo, ma spinto dall’incalzare dalle dinamiche commerciali della propria azienda e da una innata capacità (spesso forzata) a incantare l’acquirente, spesso incolpevolmente ignorante in materia. Con questo non voglio mettere assolutamente in dubbio la professionalità di molti che svolgono il proprio lavoro con passione e preparazione. Quello che voglio dire, è che manca una figura di equilibrio tra prodotto e utenza. L’esempio eclatante è lo spuntare indiscriminato di impianti di pubblica illuminazione a tecnologia LED. Il messaggio dei venditori è: con la mia armatura si risparmia… Cosa, chiedo io? La bolletta, la manutenzione, il cambio lampada… Domanda da parte mia: vengono rispettati i valori di norma? Risposta: “c’è più luce di prima! Tanto nessuno và a controllare… E poi cosa vuoi che gli interessi al comune dei valori di norma e al risparmio, l’importante è che facciano vedere ai cittadini che il comune è attivo nel campo ambientale…” Così vengono montati migliaia di punti luce a LED. Nessuno ha fatto una valutazioni di merito. Questa è la situazione.
    Da parte mia continuo a frequentare corsi di aggiornamento, seminari sulle nuove tecnologie, incontri interdisciplinari, anche a livello di ateneo, ma lo faccio di mia iniziativa, prendendomi ferie, pagandomi di tasca mia le trasferte, e tutto questo senza avere nessun riconoscimento, per esempio, da parte del mio datore di lavoro, che, giustamente, non può che considerarmi alla stregua di un commesso. Tutto questo in attesa che venga in qualche maniera creato l’albo dei progettisti illuminotecnici.

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    1. Esatto.
      E’ proprio questo il punto.
      Esistono persone preparate e competenti (poche purtroppo) che possono facilmente capire se un prodotto è valido oppure no, ma anche smascherare i vari “giochetti” fatti dal produttore X per “far tornare i conti” oppure per avere tempi di ritorno ragionevoli per gli investimenti.
      Per il resto però c’è il nulla.
      Quindi: o si accresce la cultura della luce in generale (ma mi sembra difficile e altamente improbabile in un paese in cui non c’è nè un corso di laurea, nè una figura professionale riconosciuta) e questo significa non solo istituire nuovi corsi ma anche rimettere sui banchi di scuola i “vecchi” professionisti, oppure si promulgano leggi che impediscano ai produttori di proporre prodotti scadenti e facilitino i professionisti “ignoranti” nelle scelte (nella speranza che facciano il minor danno possibile).
      Purtroppo è questa l’attuale situazione.

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