Citylife

Come costruire il nuovo grattacielo alto un miglio

n3ell’articolo precedente ho parlato della costruzione del Burj Dubai negli Emirati Arabi, ormai giunto a ultimazione. Il progetto è il classico esempio di come i soldi possano venire spesi unicamente per aumetare il proprio prestigio, fregandosene degli aspetti architettonici e bioclimatici.
Inoltre il progetto a livello ingegneristico non pone innovazioni radicali nel modo di concepire la struttura (abbiamo parlato degli ascensori più veloci ed eventualmente le tecniche per poter gettare il cls ad altezze così elevate e con temperature così estreme).
A mio modesto parere occorre rivedere in toto la nostra concezione di “grattacielo” : oggi come oggi li possiamo identificare come un’estensione verticale del classico edificio a torre, con collegamenti verticali interni. Questo si traduce in un aumento esponenziale della densità abitativa relativa ad una determinata porzione di terreno, con le classiche conseguenze di aumento di inquinamento, richiesta servizi, traffico, ecc..; l’altra faccia della medaglia è la possibilità di offrire appartamenti a costi più contenuti, ottimizzazione delle risorse, concentrazione dei flussi, ecc..
Bene.
Oggi questo non basta più: la spesa energetica di un grattacielo tradizionale è impressionante, poichè necessita di un impianto di condizionamento funzionante 24h su 24h, illuminazione artificiale anche durante le ore diurne, impianto di distribuzione di acqua con pompe di sollevamento e vasche di raccolta, ecc…
Per maggiori informazioni a riguardo vi consiglio l’interessante articolo di Werner Neumann.
Inoltre, per costruire un grattacielo occore aumentare artificiosamente l’indice di edificabilità di un sito (vedi il resoconto di Report andato in onda l’anno scorso) e questo comporta una disfunzione nella localizzazione e nel dimensionamento dei servizi legati all’edificazione.

Il modo di intendere e progettare il grattacielo (intendiamoci: non sto dicendo di non costruirne più; anzi, probabilmente il nostro futuro è nei grattacieli: si tratta unicamente di costruirli meglio) va quindi radicalmente modificato.
Vediamo come.

(altro…)

Da dove iniziare?

visti gli ultimi sviluppi dell’architettura contemporanea, è innegabile il fatto che siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Credo che il limite – al di là di ogni giudizio formalistico riguardante la bellezza dell’opera – sia ben esemplificato da edifici come l’hotel Marqués de Riscal (a tal proposito interessante l’articolo di Ugo Rosa) o il Guggenheim di Bilbao di Gehry (di cui ripropongo l’interessante sfuriata riguardo alle macchie di sporco) o il progetto per il nuovo centro per le arti sceniche ad Abu Dhabi della Hadid.

Le forme organiche di Calatrava possono essere accostate alla volontà di esternare la funzione strutturale, le bolle di Fuksas alla ricerca di una ottimale forma bioclimatica, ma gli esempi sopra riportati sono forme fini a sè stesse. Siamo arrivati all’amorfo, alla celebrazione dell’architettura unicamente come forma visiva e scenica, come provocazione, come oggetto unico e non replicabile (poco importa se tale oggetto adempia ai propri scopi, vedi l’articolo sul Corriere della Sera del 16 luglio 2008).

Oggi come oggi vengono premiati solo i progetti che “fanno colpo”, poco importa se “corretti” dal punto di vista compositivo o della fruizione.

Al polo opposto, sempre sulla falsariga del “sensazionalismo” di bassa lega, si assiste ad un continuo “eclettismo” moderno: il progetto Citylife di Milano propone tre grattacieli, uno diverso dall’altro, in cui però vengono riproposti “a caso” stilemi moderni come la  facciata vetrata continua, la variazione verticale della ripetizione dei piani e quello che a mio avviso è il pezzo migliore, la torre incurvata (come se si afflosciasse per l’angoscia di stare in quel luogo…). Per quale motivo la torre incurvata? Cosa vuole significare? Non è funzionale, non è interessante, non pone nuove visuali allo skyline cittadino. Sullo stesso sito si sottolinea come le torri non sono state progettate per dialogare in qualche modo con Milano, ma unicamente che:

“gli edifici si caratterizzano per l’elevato contenuto tecnologico e l’innovatività dei materiali impiegati”

Bene. L’edificio è il materiale impiegato.

Nel secolo scorso abbiamo assistito a numerosi tentativi di rivoluzionare il linguaggio dell’architettura, il modo di fruirla ed il modo di collegarla ad altre realtà. Arrivati a questo punto, è possibile re-inventare ancora una volta il nostro modo di fare architettura?

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni