Antonino Saggio

Wikio, la classifica e l’architettura

a stesura di un post per il proprio blog alle volte può diventare qualcosa di molto complicato e tortuoso.
La versione originale di questo articolo comportava un lavoro a due mani da parte di Emmanuele Pilia e del sottoscritto e soprattutto avrebbe dovuto essere pubblicata due mesi fa; purtroppo le cose non sempre vanno come vorremmo e prima la defezione di Emma e poi vari impegni di lavoro mi hanno allontanato dal pezzo.
Ma avevo preso un impegno e così ho deciso di riordinare ciò che già era stato scritto e pubblicarlo: non stupitevi quindi se la classifica di Wikio che viene citata è vecchia. Anzi, il fatto che si parli di qualcosa di “passato” (ma nel web nulla passa e tutto rimane) rende ancor più pregnante il ragionamento.

Come la maggior parte di voi saprà, Wikio da qualche tempo pubblica una classifica dei blog di architettura italiani, basata su di un algoritmo che calcola diversi parametri, come i link afferenti ad un sito oppure le citazioni presenti nel circuito dei blog.
La parola algoritmo è una distorsione del nome del matematico persiano Muhammad ibn Mūsa ‘l-Khwārizmī, che si ritiene essere uno dei primi autori ad aver fatto riferimento esplicitamente a questo concetto, nel libro Kitāb al-djabr wa ‘l-muqābala (Libro sulla ricomposizione e sulla riduzione), dal quale tra l’altro deriva la parola “algebra”. In generale per algoritmo si intende un procedimento volto alla soluzione di un determinato problema e che viene espresso tramite un numero finito di passi; per una definizione più rigorosa ci si riferisce generalmente al funzionamento della macchina di Turing (che in pratica è il corrispondente matematico del nostro computer), pensata in grado di eseguire operazioni su una stringa infinita cambiando di volta in volta il proprio stato e, proprio per questo, in grado di eseguire qualsiasi algoritmo (tesi di Church-Turing).
Una macchina di Turing è utile nella dimostrazione di alcuni problemi, come l’Entscheidungsproblem di Hilbert; la questione posta era la seguente: “esiste sempre un metodo meccanico attraverso cui, dato un qualsiasi enunciato matematico, si possa stabilire se esso sia vero o falso?”. La risposta fornita da Turing, proprio grazie alla schematizzazione da lui inventata (anche se forse il metodo lambda di Church e Kleene risulta matematicamente più interessante), è negativa: non è possibile stabilire un algoritmo capace di risolvere tutti i problemi.
In realtà già Gödel, nel suo celebre teorema (da cui Turing prese lo spunto per la sua macchina), dimostrava che la validità di ogni algoritmo dev’essere sempre stabilita con mezzi esterni.

Algoritmo per la riparazione di una lampada

La classifica di architettura che propone da qualche tempo Wikio è il semplice frutto di un algoritmo, basato per la maggior parte sulle “relazioni” che certi siti hanno all’interno del web. Come abbiamo visto ogni algoritmo contiene delle pecche, non solo dal punto di vista soggettivo (per la scelta di criteri piuttosto che altri) ma proprio per la stessa logica formale con cui è composto.
Per fare un esempio più comprensibile, sarebbe come voler definire una classifica di interesse per una donna solo in base a certi caratteri fisici evidenti: ad esempio occhi verdi tot punti, circonferenza vita tot punti, ecc.. (che poi è il criterio su cui si basano i concorsi di bellezza, oltre ovviamente ai bonus dovuti a prestazioni sessuali più o meno esplicite). Non so voi, ma a me sono sempre piaciute quelle donne che avevano “qualcosa in più”; probabilmente tutte le donne hanno particolarità che le rendono interessanti, ma queste non risiedono certo in misure e numeri. Lo charme di una donna richiede mezzi esterni.

L’occasione di pubblicare la classifica (grazie a Salvatore e Claudio) è quindi un’ottima occasione per glissare su convenevoli di rito (ho visto blogger che stappavano champagne per essere entrati nei primi venti: “Oh, sono tutta bagnata perchè sono entrata nella classifica Wikio!”) e parlare in maniera meno superficiale di questo genere di graduatorie e dei siti di architettura italiani.

La classifica è la seguente:

1 Wilfing Architettura
2 Architettura ed Ecosostenibilità
3 Architettura e Design
4 Channelbeta
5 bigben design zine
6 Energie per domani
7 DE ARCHITECTURA
8 Futurix
9 • Skymino’s House •
10 Architettura Take Away
11 Amate l’Architettura
12 =Architettura = Ingegneria = Arte=
13 Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio
14 eGanz
15 PETRA DURA, Architettura e Contorni
16 Alessandro Gabbianelli Architetto Paesaggista
17 DigitAG&
18 Casabella
19 Io Noi il Blog di Fabio Novembre
20 Archiwatch

Classifica architettata da Wikio

Come già detto, non verranno fatti commenti relativi alla posizione del mio blog (Architettura=Ingegneria=Arte). Inoltre, come affermato sopra, l’algoritmo non può certo valutare quel “qualcosa in più” che potrebbe avere ciascun sito.
In un periodo in cui non sembra esistere una vera “critica” architettonica appare più che doveroso cercare di segnalare ogni tentativo di smuovere il pantano italico. Vorremmo quindi proporre una classifica “parallela” in cui menzionare unicamente i siti/blog con contenuti originali e critici che compaiono nei primi 50 posti della classifica Wikio (intendendo per “originali” articoli che non sono solo citazioni di altre fonti e non costituiti da link ad altri articoli e per “critici” quei contenuti che non si soffermano solo sulla presentazione di qualcosa, ma contengono una discussione sul tema):

  • Wilfing architettura (1° posto): è al primo posto eppure, a detta dello stesso Salvatore d’Agostino, si tratta di un’anomalia; Wilfing è una “piattaforma d’approdo” per naviganti più che un sito di critica. Lo dimostra il fatto che gran parte delle discussioni vengono sviluppate dai commentatori e frequentatori, piuttosto che da Salvatore stesso.
  • De Architectura (7° posto): Pietro Pagliardini rappresenta lo zoccolo duro della critica anti-moderna e tradizionalista dell’architettura; pur non condividendo la maggior parte delle sue idee, ritengo il suo blog sempre molto interessante, perché capace di innescare dibattiti non scontati sui temi di attualità (unica nota: non parlate di costruttivismo russo, altrimenti verrete tacciati di bieco comunismo).
  • Skymino’s house (9° posto): è un blog che presenta diversi contenuti originali ma molto “milanocentrici”; interessante anche dello stesso autore Urbanfile, blog che parla di urbanistica italiana.
  • Amate l’architettura (11° posto): è il sito dell’omonima associazione culturale, che si rifà alle parole pronunciate da Gio Ponti (per ulteriori informazioni, vi rimando al link); è un sito sempre ben curato e con contenuti critici originali orientati alla divulgazione dell’architettura contemporanea.
  • Conferenze e tlaks di Architettura di A. Saggio (13° posto): il prof. Saggio è un noto critico e studioso di architettura (famoso per i tentativi di clonazione) che da sempre rivolge grande attenzione al mondo dell’informatica e del web (tanto che spinge i propri studenti ad aprire un blog/diario relativo al corso di composizione tenuto dal professore stesso); il sito è molto orientato alla comunicazione con i propri studenti, ma si trovano anche diversi spunti critici che vanno al di fuori dell’ambito accademico.
  • PETRA DURA (15° posto): è un blog fatto da un gruppo di studenti di ingegneria edile/architettura dell’università di Catania; nonostante la giovane età degli autori, è forse il blog che è maggiormente incentrato sulla critica architettonica tout-court; meritevole a questo proposito una lunga disamina sui vari padiglioni dell’ultima biennale di Venezia.
  • Trenette e mattoni (+20° posto): è uno spazio con contenuti originali (spesso sprezzanti e satirici) incentratai sull’edilizia ligure; l’autore Marco Preve è molto divertente e quindi, anche se non siete liguri, consiglio vivamente la lettura di questo blog.
  • Rmalfatti (+20° posto): in questo caso si tratta di un blog anomalo, in quanto formato in larga parte dai (bellissimi) acquerelli di Roberto Malfatti, che definiscono una sorta di taccuino di appunti sull’architettura, sui viaggi, sull’attualità.
  • La capanna in paradiso (+20° posto): non è un blog, ma un vero e proprio “libro” informatico incentrato sull’arte e l’architettura tradizionale; Enrico Bardellini è un pozzo senza fondo di cultura e devo ammettere che, pur frequentando assiduamente il blog, raramente commento, vista l’esaustività dei contenuti presentati. Non è fatto per coloro che cercano contenuti di svago nella rete.
  • Architettura di pietra (+20° posto): si tratta di un sito incentrato sull’utilizzo della pietra naturale in architettura. Molto completo e ricco di contenuri.
  • Valentina Giannicchi (+20° posto): Valentina Giannicchi si definisce “architutto”, ed in effetti sul suo blog si trova un pò di tutto (scusate il gioco di parole); ogni post è un piccolo saggio sull’architettura, la moda, l’arte.
  • Sardarch (+20° posto): è il blog dell’omonimo progetto di Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu, che si prodigano nella diffusione della cultura architettonica (con particolare attenzione al territorio sardo), con diverse iniziative e dibattiti.
  • Parliamo di città (+20° posto): Davide Leone, Giuseppe Lo Bocchiaro, Antonino Daniele Panzarella sono architetti dottori in Pianificazione Territoriale presso l’Università di Palermo ed il loro blog è incentrato sull’urbanistica; molto interessante a mio parere il “diario di un ciclista urbano”.
  • Il nido e la tela di ragno (+20° posto): Rosella Ferorelli è stata finalista del concorso Giovani Critici 2010 indetto da PresS/Tfactory e professione architetto con “Le parole e le case”; il sottotitolo del blog è “architettura difficile” ed appuunto su questo assunto si basano gli articoli pubblicati, che tentano “un approccio ai garbugli dell’architettura contemporanea con la precisa intenzione di rintracciare per essa un futuro accettabile in cui l’arte torni ad occuparsi della vita, in cui l’arte sia vita”.
  • Il blog della cosa (+20° posto): Emanuele Papa propone un blog che è una lunga digressione su temi che spaziano dall’architettura all’urbanistica alla cultura in generale. Gli spunti sono sempre interessanti e per nulla scontati.

A margine di questi blog, vorremmo segnalarne almeno un paio che non compaiono in nessun posto della classifica Wikio, ma che risultano fondamentali nell’ambito della cultura architettonica in rete:

  • Antithesi: è probabilmente uno dei giornali di architettura online più curati e seri (meglio anche di tanti corrispettivi patinati); gli articoli sono interessanti, così come i commenti. Sarebbe molto interessante proporre la stessa modalità di scrittura/commento alle riviste cartacee che da poco sono approdate nel web: se venissero pubblicati sul sito di Casabella o Abitare (per citare i più noti) gli articoli apparsi nella rivista cartacea (per carità, anche con qualche mese di ritardo, non chiedo anteprime), finalmente si potrebbe evidenziare la scarsa attinenza di questi alla realtà architettonica; perché risulta molto facile la comunicazione unilaterale, più difficile il “dialogo”.
  • Arch’IT: anche in questo caso contenuti di qualità e pubblicazioni continuamente aggiornate; da segnalare Coffee Break, che contiene una raccolta di scritti di architettura di Antonino Saggio.
  • presS/Tletter: è la raccolta di newsletter di un altro critico italiano di spessore, Luigi Prestinenza Puglisi.
  • Artonweb: è un sito che parla di arte, architettura, fotografia, con saggi inediti e segnalazione di mostre ed eventi; da segnalare gli articoli sull’architettura di Vilma Torselli.

Come potrete facilmente osservare, molto è cambiato all’interno di questa classifica.
La più evidente è quella che, pur avendo aumentato di circa il 7% gli accessi in questo mese, il mio sito è praticamente scomparso, visto e considerato che la non pubblicazione è vista da Wikio come altamente negativa, in barba a chi cerca di pubblicare contenuti di qualità e soprattutto lo fa in maniera del tutto gratuita (vorrei far notare che non appare nessun banner sul mio sito), in contrapposizione a chi lucra sul proprio blog e qundi riceve denaro per gli articoli pubblicati (quindi non sono di certo stupito che in classifica appaiono i blog delle riviste specializzate, che fanno proprio questo di lavoro) o a chi, non avendo di meglio da fare, pubblica post a profusione. A conferma di quanto detto, in cima alla classifica ora si trova il sito della rivista Abitare, blog (ma è veramente un blog?!?) scarso e privo di appetibilità: di sicuro non sentivamo la mancanza di un blog che cita per l’ennesima volta nuove costruzioni o premi vinti, con tante belle foto e poche righe di analisi. Perché le riviste del settore non si mettono veramente in gioco e consentono di commentare gli articoli veri apparsi sulla versione patinata? Hanno paura del confronto?

Da appassionato di informatica, non posso altri che consigliare a chi vuole veramente parlare di architettura, di fare una sana ricerca “manuale” riguardante i propri interessi; perché è veramente facile alterare le classifiche automatiche, così come hanno dimostrato in maniera estremamente ironica un gruppo di informatici francesi, che è riuscito a far diventare Ike Antare (un nome di fantasia) uno degli scienziati più famosi nel mondo (almeno, secondo il web).
Grazie ad un software hanno creato dei falsi articoli scientifici, scritti usando l’appropriato linguaggio tecnico ma usando frasi a caso, e li hanno messi in rete. Affinché un articolo sia identificato dal motore di ricerca di Google, è sufficiente che questo abbia almeno una referenza ad un articolo già esistente nella lista di questo motore di ricerca. Dunque sono stati generati 101 articoli: in uno si sono messe referenze solo ad articoli reali ed in ognuno degli altri 100, 99 citazioni ai restanti 99 articoli di Ike Antkare. Per velocizzare l’identificazione da parte di Google si è usato un altro trucco ed in pochi mesi Ike Antkare è diventato una stella nel firmamento degli scienziati di tutti i tempi. In base a questi strumenti (usati spesso nel computo delle pubblicazioni e delle citazioni degli scienziati che partecipano a concorsi veri!) dall’8 aprile del 2010 Ike Antkare è diventato uno degli scienziati più citati nel mondo moderno, in una posizione migliore, ad esempio, di Albert Einstein.

Quindi se vi divertite con le classifiche ed il fantacalcio, Wikio è il sito che fa per voi.
Se invece cercate un’analisi approfondita dell’impatto dei blog di architettura, vi consiglio di leggere il sito di Salvatore d’Agostino.
Se ancora siete alla ricerca dei blog “giusti”, partite da quelli che vi ho indicato e fatevi le vostre ricerche: niente è meglio del cervello umano (almeno per ora).

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

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Architettura 2.0 – parte 1

Architettura 2.0 _____________________________________________________________________________ Architettura 2.0

Lo spunto per questa riflessione parte da lontano.
Mi ricordo che il primo anno di università passai gran parte del mio tempo a studiare le rappresentazioni di Monge e l’omologia per riuscire a superare l’esame di Disegno I; non parlo poi dell’esasperazione di tutti noi, costretti a disegnare in aule estremamente sporche e con tavoli da disegno pieni di simpatiche incisioni, tipo “Maria ti amo”, che inevitabilmente (soprattutto quando si passava alla retinatura delle zone in ombra) si trasferivano in rilievo sul disegno. Per Disegno II invece arrivò la rivoluzione CAD e quindi addio gomma pane e benvenute file interminabili all’unico plotter di ingegneria.
Era l’inizio del nuovo millennio, sembrava che l’introduzione di queste nuove tecnologie potesse imprimere una svolta fondamentale nel campo dell’edilizia e quindi aprire nuove strade, soprattutto a noi che per primi potevamo dire di “essere nati” con questi strumenti. Ci sbagliavamo: ancora una volta mi sento di dire che “bisogna cambiare tutto per cambiare nulla”.

La nuova tecnologia ha portato poche rivoluzioni (almeno in Italia); anzi, la miopia delle istituzioni e di quei pochi professionisti che potrebbero avere potere decisionale ci hanno portato, come al solito, a pochi passi dal baratro. Come qualche tempo fa scrivevo su wilfing architettura, mi pare ovvio che il sistema sia malato, a più livelli: il primo problema è di ordine sociale (o burocratico, dipende dal punto di vista) ed economico; il secondo è inerente a ciò che l’architettura rappresenta oggi per i professionisti e per la gente comune.
Per quanto riguarda il primo problema le speculazioni, le collusioni con la mafia, l’incapacità della classe politica sono problemi reali che (purtroppo) vengono ignorati quotidianamente; oltre a questo si registra l’incapacità congenita del sistema di gestire un’architettura aperta a tutti (ad ogni livello, dal concorso ristretto ai grandi studi alle gare per affidamenti di poche migliaia di euro).
Per quanto riguarda il secondo problema è chiaro che da tempo (a parte pochi casi isolati), si è smesso di costruire “per le persone” (lo so, è un concetto molto vago, ma credo possa rendere bene l’idea): c’è una distanza ormai abissale fra i bisogni delle persone e l’edilizia e l’urbanistica come viene intesa oggi.
Da un lato i grandi studi trasformano spesso e volentieri il codice architettonico in “brand”, l’edificio in “pubblicità” e le prestazioni professionali in “merce di scambio”; è impossibile pensare ad un nuovo progetto senza prima valutarne i risvolti economici immediati. In questo clima assistiamo ad un incredibile spezzettamento dei codici architettonici (quello che De Fusco, chiama “codice delle micrologie”). Per questi professionisti l’utilizzo delle nuove tecnologie è fondamentale ed imprescindibile (ma comunque sempre legato più a sperimentazioni formalistiche che a vere e proprie ricerche delle migliori prestazioni di un edificio).
Dall’altro lato abbiamo una miriade di progettisti e costruttori che vivono in un limbo senza tempo, in cui un’edilizia eterogenea e ambigua riempie con disarmante facilità le nostre periferie. Per costoro gli strumenti CAD servono unicamente a tradurre su supporto informatico quello che avrebbero fatto, nella stessa maniera, su supporto cartaceo.

Cosa intendiamo dunque per “architettura” all’inizio di questo millennio?

È possibile discernere fra “architettura” e “edilizia” (o “architettura” e “scultura”)?

C’è un paradosso interessante: i grandi nomi sono interessati a portare avanti le proprie “idee” spesso a discapito della vivibilità stessa dell’opera, ma producono (forse) lo 0,001% dell’architettura mondiale (in pratica un numero irrisorio, che non ha paragone ad esempio nella musica o nella pittura o nella letteratura, dove ci sono correnti condivise dalla maggior parte degli artisti); dall’altra parte più del 90% del costruito potrebbe venire annoverato in una sorta di architettura “eclettica” (a dir poco), del tutto diversa da quella dei grandi nomi, in cui gli interessi speculativi però portano a luoghi altrettanto invivibili.
Purtroppo il discorso sembra costantemente incentrato su valori formali. Il Razionalismo ha fatto numerosi sbagli puntando su un’ottica illuministica di controllo del reale attraverso mezzi razionali; ma quello che vedo oggi è la stessa impostazione, attuata solo con mezzi diversi. La geometria ha perso il carattere rigido e formale iniziale e ha assunto forme mutuate dalle recenti conquiste matematiche (e da strumenti computerizzati), ma lo spirito è lo stesso: utilizzare schemi compositivi più o meno arbitrari per definire la forma architettonica.
Inoltre, come il postmoderno non è riuscito a plasmare strumenti facilmente diffondibili e chiari, allo stesso modo l’architettura odierna non offre mezzi certi per intervenire sul reale; da un parte c’è l’eccezionalità delle singole opere e gli strumenti con cui vengono realizzate, dall’altra la non bene definita finalità della stessa, il suo significato profondo.
In questo clima la tecnologia informatica ha portato ad una frattura nel modo di concepire la composizione, tanto che ormai parlare di disegno “tradizionale” rischia di scadere in concezioni “passatistiche” e nostalgiche.
Oggi appare chiara la possibilità di lavorare direttamente con un “modello” tridimensionale anziché con le forme bidimensionali della progettazione “classica”. Quello che la matita “costringeva” ad ideare all’interno della propria testa ora viene riversato sullo schermo del computer: quindi si “sente” meno il mezzo e non ci si deve preoccupare neanche troppo di tenere a mente tutti i particolari di un progetto, visto che c’è il computer che li correggerà (come Gehry ci ha dimostrato in più occasioni). Prima si disegnava e poi si verificava col modello, ora si fa il contrario.
Quindi da una parte si perde “controllo” sul progetto, ma dall’altra un passaggio dal 2D al 3D obbliga a definire il modello fin da subito con una certa rigorosità. Nel disegno bidimensionale alcuni dettagli potevano rimanere inespressi addirittura fino alla fase esecutiva, o differiti secondo tempo diversi; questo oggi non è più possibile.
A mio parere queste nuove possibilità dovrebbero dare lo stimolo per affiancare all’incessante ricerca della “forma” perfetta anche strumenti utili per il controllo ambientale ed urbanistico dell’edificio costruito (mentre purtroppo le case si dimostrano sempre più scadenti ed invivibili).
Quello che manca oggi è un solido movimento che cerchi di “tirare le somme” da questo coacervo di proposizioni ed esperienze più o meno significative: appare urgente oggi porre dei punti fermi da cui avviare nuovi sviluppi, anziché continuare a spezzare il grande fiume dell’architettura in una miriade di rivoli secondari.
Serve una sintesi.
La penuria di trattatisti seri dimostra questo impasse. Credo sia quanto mai d’obbligo un rinnovamento globale all’interno della progettazione e della teoria architettonica sia per quello 0,001% di grandi nomi, sia per i molti professionisti che oggi risultano inadeguati alle nuove sfide che l’architettura propone.

Quale deve essere dunque lo spirito di questo rinnovamento?

Devo ammettere che in questi mesi ho riflettuto a lungo su questo interrogativo; come al solito le risposte sono arrivate in maniera inaspettata e attraverso letture e riflessioni trasversali.
Mi è venuto in aiuto Salvatore D’Agostino che, in una telefonata, mi parlava di come la pratica edilizia corrente fosse in genere riluttante ad adottare nuovi materiali e nuove tecniche (o perlomeno, l’utilizzo dei nuovi mezzi avviene seguendo schemi propri dei mezzi antichi, come la costruzione delle case in cemento armato basata su schemi tipici delle case in muratura portante).
In secondo luogo l’interessante “Architettura e modernità”[1] del (clonabile) Antonino Saggio, che nell’ultima parte del libro si interroga appunto sull’uso delle nuove tecnologie: “In questo contesto [ndr. interrogarsi sulle profonde mutazioni che il paradigma informatico sta comportando] una domanda pertinente è se l’informatica serva a creare soltanto le case interattive dei ricchissimi o delle effimere perfomance psichedeliche o ancora delle complesse manipolazioni formali oppure debba servire “anche” ad affrontare le grandi crisi del mondo contemporaneo. Il tema della polluzione e dell’uso consapevole delle risorse, lo squilibrio tra Nord e Sud, tra povertà e ricchezza, la trasparenza e democraticità delle informazioni, lo sviluppo di ambienti e soluzioni che lascino spazio alla presa di coscienza critica”. Leggendo il libro però si ha l’impressione che l’informatica sia servita a tutto tranne che ad affrontare le crisi del mondo contemporaneo: abbiamo nuovi e straordinari spazi, nuove interconnessioni, nuovi importanti progetti, nuovi luoghi di culto architettonico. Eppure siamo ancora qui (o almeno noi che viviamo l’architettura “dal basso”), a barcamenarci con la solita “edilizia” scadente e fallimentare prodotta da costruttori senza peli sullo stomaco e progettisti ignoranti; ignoranti di tutto: ignoranti di architettura contemporanea, ignoranti delle nuove normative strutturali e bioclimatiche, ignoranti soprattutto dei nuovi strumenti informatici.

1) Architettura 0.1

Vorrei introdurre l’argomento citando parte dell’intervista rilasciata da Marco Calvani su wilfing architettura. Marco ora lavora in Svizzera, dove “c’è molta flessibilità per quanto riguarda le mansioni: architetto, fotografo, designer … poco importa. L’importante è lavorare”. A suo parere “l’Italia non può nemmeno farsi esportatrice di architetti verso l’estero, essendo nemmeno tanto ben formati e competitivi. In Svizzera ho notato numerose richieste riguardo conoscenze di progettazione BIM […] mentre noi siamo ancora, per la maggior parte degli studenti, con il CAD bidimensionale e, se va bene, Primus per i computi metrici”.
Non va meglio quella che dovrebbe essere la formazione all’interno degli studi una volta finita l’università: purtroppo ho conosciuto personalmente tanti professionisti che di professionale avevano poco o nulla. Anziché inserire i giovani nel mondo del lavoro spesso o volentieri questi signori sfruttano per poche centinaia di euro al mese (magari pure in nero) giovani laureati che generalmente conoscono tecniche e strumenti molto meglio dei propri datori di lavoro ma sfortunatamente non hanno quelle tante e utili “conoscenze” fondamentali per poter svolgere la professione in Italia. In cambio ricevono istruzioni su come “non si dovrebbe fare” il proprio lavoro: barare sui calcoli o sulle dichiarazioni, presentare lo stretto necessario per tagliare i tempi e farsi approvare un progetto, ingraziarsi le persone giuste perché una giusta conoscenza vale più di mille certificazioni.

Ritornando all’uso delle tecnologie informatiche, mi sono reso conto di come tantissimi studi (soprattutto di medie/piccole dimensioni) utilizzino solo in minima parte le risorse a loro disposizione: ho visto ad esempio pochissimi disegni CAD in cui fosse chiaro l’utilizzo consapevole dei layer oppure in cui venissero utilizzate appieno le capacità di questi software (per non parlare ad esempio di alcuni disegni che riportavano posizioni dei muri leggermente sfalsate da un piano all’altro: probabilmente ogni piano era stato disegnato senza preoccuparsi di sovrapporlo agli altri per confrontare la coerenza delle strutture); non ho praticamente mai visto progetti realizzati tramite software BIM.
Pertanto in questo articolo andrò in direzione contraria a quella intrapresa da Saggio nel suo libro e dimostrerò come la diffusione degli strumenti informatici possa essere non solo foriera di nuovi sviluppi formali, ma anche di importanti conquiste per la progettazione edilizia.
Ovviamente so già che il mio sarà un puro esercizio retorico: già in Italia si fa fatica con l’inglese, figuriamoci usare il computer!

2) Dal modello al BIM

Ci sono diverse testimonianze scritte secondo cui già nell’antichità i modelli delle costruzioni da realizzare venivano sottoposti all’approvazione dei committenti; questi servivano inoltre a verificare il progetto e a comunicare con le maestranze. Purtroppo nessuno dei modelli antichi ci è rimasto, e le notizie che ci sono state tramandate al riguardo sono piuttosto scarne.
L’epoca d’oro dei modelli rimane il Rinascimento, quando diventano strumenti di affinamento della progettazione: in quest’epoca, pur mantenendo la funzione operativa che avevano il secolo scorso, diventano strumenti di creatività e costituiscono una testimonianza importante del processo di ideazione artistica, poiché l’architetto è sempre meno capocantiere e sempre più progettista.
A partire dal XVII secolo la rivoluzione copernicana sposta l’attenzione dal modello inteso come rappresentazione del costruito al modello matematico, inteso come strumento operativo di conoscenza. Da questo momento in poi, fino ai giorni nostri, si è osservata una sempre maggiore distanza fra il modello “teorico” della matematica e della fisica ed il modello “concreto” dell’architettura, inteso come “plastico” e quindi realizzazione in scala del progetto futuro.
La rivoluzione informatica – intesa come “democratizzazione” degli strumenti informatici, che ora sono veramente alla portata di tutti – ha portato ad una revisione sostanziale di questi concetti. Il primo passo è stato quello di associare alla progettazione CAD (intesa come “Computer Aided Design” e quindi una progettazione “geometrica” del manufatto elaborata attraverso il computer) la creazione di un vero e proprio modello corredato di un database che individuasse le caratteristiche delle singole componenti del modello. In questa accezione generale si parla di BIM (“Building Information Modeling”): cioè un modello informatico elaborato tramite diverse componenti (che possono riflettere in toto le parti di un edificio, come “muri”, “solai” o “coperture” oppure avere caratteristiche definite di volta in volta) che recano al loro interno informazioni riguardanti geometria, composizione, posizione spaziale, ecc… In architettura questi software non si limitano quindi al disegno di elementi grafici semplici (linee, polilinee, cerchi, archi, ecc.), ma consento di progettare disegnando i componenti tecnici dell’edificio (strutture portanti, pareti, porte, finestre, ecc.). Non è certo questa la sede per parlare di cosa siano i programmi BIM e, nel caso non li conosciate, credo sia possibile trovare una notevole biografia su internet.
E’ possibile invece elencare alcuni vantaggi apportati da questa tecnologia: il primo deriva dal fatto che, una volta definito l’edificio, tante operazioni (come appunto quelle di computo o cronoprogramma) risultano automatiche, grazie alle funzioni di database intrinseche; il secondo vantaggio risulta dalla struttura stessa della modellazione per oggetti, grazie alla quale le componenti possono essere legate in vario modo fra loro: ad esempio il riposizionamento di una finestra influisce su tutte le componenti e quindi piante, prospetti, rapporti e liste di materiali sono aggiornate in tempo reale; infine la definizione di oggetti parametrici consente l’utilizzo di una notevole quantità di apparati partendo da semplici geometrie di base.
In pratica si riassume in un unico software ed in un unico istante temporale il lavoro che, in precedenza, veniva demandato a diverse attività consecutive (tipicamente pianta -> prospetti/sezione -> modello -> revisioni impiantistiche e strutturali e quindi revisione in un lavoro ciclico di queste attività).
Come dicevo nell’introduzione, questo modo di procedere ha i suoi pregi e i suoi difetti e pertanto non è necessariamente “migliore” del tradizionale, ma semplicemente “diverso”.
Questa diversità non può essere accantonata, né è possibile pensare di utilizzare questi strumenti per “digitalizzare” il medesimo processo svolto con i metodi tradizionali; inoltre credo – ed è su questo punto che si basa l’intera trattazione – che tali strumenti non offrano solo le funzionalità di modellazione integrata, ma possano contribuire ad un notevole miglioramento della pratica edilizia.
Il modello informatico non è solo uno strumento atto a raffigurare, decidere e descrivere, ma si pone come struttura aperta capace di simulare il comportamento del sistema-edificio al variare delle ipotesi e degli obiettivi. In questo riunisce in sé le due concezioni – matematica e plastica – che apparivano come una dicotomia inconciliabile prima della rivoluzione informatica.
Come fa notare il professor Saggio, “per il lavoro di progettazione degli architetti si tratta della più importante conquista scientifica dopo l’invenzione della prospettiva”.
Su questa base va impostato il rinnovamento tanto auspicato.

…Continua

[1] A. Saggio, Architettura e Modernità, Carocci : Roma

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