Classificazione energetica per l’illuminazione pubblica

C

ome ricorderete, per HERA luce ho seguito lo sviluppo di un progetto di Classificazione Energetica per apparecchi ed impianti di pubblica illuminazione. Sullo stesso argomento negli ultimi tempi ho anche scritto diversi articoli su diversi giornali (vi segnalo l’ultimo numero di INARCOS e l’ultimo numero di LEDin).
Finalmente da gennaio di quest’anno il metodo di Classificazione Energetica è stato reso pubblico sul sito ufficiale di HERA Luce.

Per consultare il documento ufficiale ed utilizzare il sofware di compilazione, occorre accedere all’area tecnica del sito di HERA Luce http://www.heraluce.it/area_tecnica/ e registrarsi inserendo e-mail e password. Una volta registrati, sempre all’interno dell’area tecnica, è possibile consultare il documento esplicativo del sistema di classificazione proposto (link Modello condiviso di certificati energetici) e collegarsi al software flash si calcolo (link Tool di compilazione).

Tool di compilazione

Per chi ancora non conoscesse il sistema di Classificazione Energetica per illuminazione pubblica rimando a quanto scritto un anno fa.
In breve, come per un frigorifero od un’abitazione, tramite un valore assoluto di livello prestazionale del sistema (considerato quindi sia in base all’apparecchio, sia in base all’impianto stesso), è possibile comparare in maniera diretta diverse tipologie di impianto ed avere un riscontro diretto della loro qualità. In questo modo chiunque può cogliere in maniera immediata la maggiore o minore efficienza dei sistemi adottati, grazie alla definizione di diverse classi energetiche che vanno da A+ a G (in maniera del tutto simile a quello che accade per gli edifici), dove la classe C indica l’adozione delle Best Practice del settore.
Non si sono più scuse: se il vostro impianto risulta in classe G va cambiato. E chiunque vi proponga un apparecchio in classe E probabilmente vi sta rifilando una fregatura.

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

“Mi raccomando: questa volta cattivi, eh?”

Segnala l’articolo:
_


21 comments

  1. Ciao. Grazie del regalo di inizio anno 2012 ed auguri per il nuovo anno.
    Ho iniziato a leggere quanto scaricato dal sito HeraLuce.
    Rimango perplesso sul come rilevare il valore BLF da inserire nel programma:
    Come faccio a conoscere il valore Lr ? Prendendo ad esempio una SON-T PIA PLUS da 100W ho 10.700 lumen nominali, quale è l’alimentatore di riferimento? Una volta individuato l’alimentatore di riferimento è proponibile misurare i lux emessi e compararli con i lux emessi alimentando la lampada con l’alimentatore effettivamente installato? A questo punto il BLF potrebbe essere ricavato dal rapporto fra le due misure di lux?

    Mi piace

    1. Effettivamente la procedura corretta per il rilevamento del parametro BLF è questa.
      Però va considerato che, nel caso di certificazione della fotometria e delle caratteristiche dell’apparecchio da laboratorio certificato (così come indicato dal documento di riferimento scaricabile dal sito e richiesto per la certificazione), il coefficiente BLF è sempre 1, in quanto il rilievo viene eseguito con lampade calibrate ed alimentatore certificato.
      Quindi, se ci si basa sul rilievo da laboratorio certificato per i dati dall’apparecchio, a meno di indicazioni diverse esplicitate all’interno del rilievo stesso, è possibile usare un coefficiente BLF = 1.
      Spero di essere stato abbastanza chiaro.
      A presto
      Matteo

      Mi piace

  2. Ho letto il documento. Questo Tool serve se l’illuminazione pubblica viene eseguita o non-progettata da una azienda costruttrice, o da altre presunte aziende, ma se viene progettata da un idoneo progettista della luce, il rispetto energetico, le alte prestazioni degli apparecchi e quindi la loro scelta, e la giusta disposizione e interdistanza sono implicite e non serve il tool realizzato.

    L’apparecchio dovrebbe essere scelto da un professionista della luce e non dal tecnico del comune. Purtroppo mancano le consulenze illuminotecniche, ovvero, non vengono richieste.

    Mi piace

    1. un progettista della luce (vero e non i presunti illuminotecnici) tiene conto di tutti i consumi di un impianto o di un apparecciho, della loro prestanza illuminotecnica, dei costi di gestione ecc. ecc.

      Mi piace

    2. Partiamo da una considerazione importante: un progettista illuminotecnico (bravo aggiungerei) sa destreggiarsi bene con la normativa, i calcoli, le specifiche tecniche, ecc.
      Però guardiamo, nel piccolo, questo blog: ho già scritto una decina di articoli sui LED (alcuni anche riscritti più volte per cercare di approfondire meglio l’argomento), che a me sembrano abbastanza chiari; eppure mi sono arrivati i messagi di tantissime persone che, alla fine di tutto, mi hanno confessato di non averci capito nulla e di non sapere ancora che idea farsi del LED.
      Perché un settore molto specifico come questo richiede competenze abbastanza specifiche, e chi non è avvezzo al settore, difficilmente riuscirà a seguire un discorso basato unicamente su candele, chilowattora e lumen.
      Al di là di tutta la lunga introduzione economica al documento (che parla appunto di appianare le disparità di conoscenze del mercato per favorire uno scambio più equo) occorre in questo settore più che in altri (ricordo che la spesa energetica per l’illuminazione rappresenta una fetta molto importante per i Comuni) comunicare in maniera chiara e precisa quello che si sta facendo in termini di efficienza e risparmio.
      Quindi è ancor più utile questo strumento, perché consente (finalmente vorrei dire) ad un progettista bravo di far vedere (e si tratta proprio di far vedere, perché la simbologia di lettere e colori è chiara a tutti) quanto una buona progettazione può influire sull’efficienza di un progetto (ad esempio portandolo in classe A+).
      Al contrario, tutti coloro che non sono in grado di svolgere adeguatamente questo compito (e mettiamoci pure dentro tutte le presunte aziende o i presunti progettisti) si ritroveranno immancabilmente con progetti scadenti, chiaramente scadenti.
      Il paragone con la classificazione delle case non è poi così distante.
      Pensiamoci bene: un architetto bravo è “naturalmente” in grado di progettare una casa in maniera ottimale e quindi non dovrebbe avere bisogno di classificarla. Però, anche in questo caso, è difficile capire quali architetti sono bravi e quali no.
      Per non parlare del fatto che l’attestazione energetica sancisce un vincolo non da poco all’acquisto. Della serie: guarda bene che questo edificio è in “classe D”, lo vuoi comprare lo stesso? Oppure può giustificare l’aumento di prezzo per il passaggio dalla “classe C” alla “classe A”?
      Io penso che valga comunque la pena provare.
      Poi, non è un obbligo di legge e quindi se il sistema non vi soddisfa, fa niente…

      Mi piace

  3. Ecco.
    Anch’io ci ho capito poco e invece vorrei capire di più come funziona la certificazione e come poter inserire i dati che voglio.
    Non potresti fare degli esempi?

    Grazie

    Mi piace

    1. Ciao.
      In effetti mi sono già arrivate altre richieste a riguardo e vi prometto che presto pubblicherò una “faq” su come utilizzare nella maniera giusta il programma di calcolo.
      Anche perchè sono sicuro che, una volta capito, diviene facile per chiunque utilizzarlo.
      A presto

      Mi piace

  4. Ho dato solo una letta veloce…complimenti per l’ottimo lavoro!

    Un solo appunto su una cosa che ho cercato di approfondire: mi pare che utilizzare oggi, in particolare sui LED, un coefficiente di manutenzione pari a 0.80 non sia più corretto: un recente documento inglese dimostra bene, da misure sul campo, come si possa utilizzare in condizioni normali un coefficiente più alto, fino allo 0.96, a seconda dei periodi di manutenzione. Sarebbe quindi ora a mio parere superare la vecchia norma che ha quasi 10 anni, ed era pensata per apparecchi diversi, quasi tutti con coppa prismatica, che oggi non si usano più in quanto fuorilegge.

    Ciao

    Andrea

    Mi piace

    1. Ciao.
      Anch’io mi sono occupato abbastanza approfonditamente della cosa (arching.wordpress.com/2011/03/30/illuminazione-stradale-a-led-3/).
      A questo proposito vorrei fare una precisazione: l’utilizzazione di un coefficiente di manutenzione pari a 0,80 uguale per tutti è dovuta al fatto che così è possibile confrontare le varie soluzione in base a parametri “al contorno” omogenei. Per parametri “al contorno” (o esterni) intendo quei parametri che non fanno “direttamente” parte dell’impianto di illuminazione (e quindi la strada nel caso del coefficiente di riflessione del manto stradale e il lavoro dei manutentori nel caso del coefficiente di manutenzione). Un impianto può essere confrontato con un altro in maniera “omogenea” solo se si garantiscono gli stessi parametri “al contorno” appunto. Quindi il coefficiente 0,80 non è riferito allo stato “reale” dell’impianto, ma a un parametro di comodo (utilizzato in fatti nella maggior parte dei calcoli) che possa rendere omogeneo il confronto.
      Con questo lavoro ci siamo fermati all’impianto, ma già da diverso tempo sto studiando un metodo ancora “più generico” e che tenga conto di parametri quali la manutenzione, la qualità della luce, il ciclo di vita, ecc. oltre che dall’efficienza energetica. In quest’ultimo caso, come vedi, verrà incluso il “reale” coefficiente di manutenzione. Ma, essendo così generico, è molto difficile da mettere a punto.
      Per ora ci siamo fermati qui e vediamo come va.
      A presto

      Mi piace

      1. Ok Matteo, non credo sia un lavoro facile da fare…

        Ma non credi che sia sensato da subito utilizzare per gli impianti stradali a LED nei calcoli un coefficiente superiore allo 0.80 utilizzato di default (anche se sui coefficienti di manutenzione ne vedo si tutti i colori….)?

        Ciao

        Mi piace

      2. Io direi di no, visto che nella manutenzione i casi possono essere moltissimi: alle volte il coefficiente potrebbe essere maggiore di 0,80 altre volte potrebbe essere minore.
        Con Hera Luce monitoriamo costantemente dal vero (e non dai calcoli teorici) il deprezzamento delle varie sorgenti e degli apparecchi. Ci siamo accorti ad esempio che un ambiente molto pulito (ad esempio un parco) consente coefficienti maggiori rispetto a quanto indicato dal CIE 154:2003; al contrario, con strade molto trafficate (soprattutto da veicoli inquinanti, come camion diesel) il coefficiente è molto più basso.
        Inoltre dipende anche dal tipo di sorgente: ora esistono ad esempio alcune tipologie di sorgenti a sodio alta pressione con doppio bruciatore che presentano un deprezzamento del 20% oltre le 45.000 ore di funzionamento. Accoppiate ad un alimentatore elettronico, che ne allunga la vita e quindi diminuisce il deprezzamento, e installate in un apparecchio in un parco, è possibile utilizzare anche con queste sorgenti un coefficiente di 0,87 circa se le lampade vengono cambiate dopo 10 anni. E’ poi tutta una questione economica.
        Lo stesso vale per i LED. Penso che pilotare un diodo di ultima generazione (normalmente progettato per 700mA oggi) a 350mA (o meno), in un ambiente mediamente pulito, con una pulizia periodica ogni 3 anni dell’apparecchio, per un periodo di circa 40.000 ore, possa consentire l’utilizzo di coefficienti pari a 0,90 o superiori ad esempio. Anche qui è una questione di economia: vale la pena pagare di più l’apparecchio all’inizio (perchè pilotare a 350mA significa più diodi rispetto al medesimo pilotato a 700mA per avere lo stesso flusso) o utilizzarlo per minore tempo (cambiarlo a 40.000 ore anzichè a 60.000) per avere un coefficiente maggiore?
        In realtà la stessa cosa si fa comunemente anche con gli interni: si prendono tutti i fattori di manutenzione e di costo e si valuta se sia meglio fare più manutenzione e risparmiare sull’energia (grazie a coefficienti più alti) oppure no.
        Purtroppo molti progettisti non sanno nemmeno cos’è il programma di manutenzione, anche se questo è OBBLIGATORIO per tutti i progetti (non solo quelli illuminotecnici) che comprendono impianti!
        E soprattutto, quando viene fatto, spesso viene basato su dati “teorici” che poco o nulla hanno a che fare con i risultati reali sul campo. Per questo difficilmente le case produttrici o simili non sempre possono fornire un progetto adatto: occorre affidarsi a progettisti illuminotecnici qualificati e con esperienza nel settore (intesa come esperienza “pratica”).
        Ma questa è un’altra storia…

        Mi piace

        1. Su 100 progetti che vedo si e no due o tre hanno il programma di manutenzione…la gran parte dei progetti non lo cita neppure, almeno metà dei progetti sono fatti dalle case produttrici…..

          E’ per questo che in questa fase sono per poche regole e chiare, anche se magari non del tutto corrette a rigor di tecnica, ma a scopo “educativo”…e mi pare che la cosa possa funzionare: da qui l’idea di non fermarsi ad un classico 0.80, per LED stradali in condizioni standard, anche supportati dallo studio – CSS Street Lighting Project SL3 2007: Reviews of luminaire maintenance factors-, che penso conoscerai.

          Ciao

          Mi piace

        2. Si, conosco bene lo studio.
          In effetti, come dicevo anch’io poco sopra, i dati riguardanti aree pulite corrispondono ai nostri; purtroppo non tornano quelli per le aree con densità di traffico elevate (ma nello studio è specificato che non hanno fatto molti rilievi in questo caso), che a noi risultano invece peggiorative rispetto anche al CIE. Forse noi abbiamo veicoli molto più inquinanti…
          Comunque, proprio riguardo anche a questo documento, non capisco perché si dovrebbero utilizzare coefficienti più alti per i LED, semmai più bassi.
          Noi utilizziamo apparecchi LED che ci vengono garantiti a L80 a 60.000 ore e, per questioni economiche, sicuramente non vorremmo MAI cambiarli prima di 15 anni di funzionamento! Quindi, assumendo anche una pulizia completa ogni 3 anni, seguendo il documento CSS abbiamo un LMF=0,95.
          Questo, moltiplicato per il LLMF del LED, pari a 0,80, fornisce:
          MF = LMF x LLMF (x LSF) = 0,95 x 0,80 x 1,00 = 0,76.
          Poi possiamo pure ipotizzare che non sia proprio un L80, ma un L85 o L90, ma il risultato rimane identico: difficilmente si può ipotizzare un coefficiente di manutenzione di 0,90!!
          Anche perchè io ho posto LSF pari a 1,00, ma in realtà tutti i produttori di LED dichiarano un failure di circa l’1% – 2% di diodi alle 60.000 ore e quindi dovremmo utilizzare un LSF=0,98 per precauzione.

          Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...