The Illinois e il Burj Dubai : come la boria surclassa l’inutilità.

i1l 23 gennaio di ques’anno il Burj Dubai negli Emirati Arabi ha raggiunto l’altezza di 818m, stabilendo il record di altezza assoluto per un edificio costruito dall’uomo (il precedente era stabilito dalla CN Tower di 553.3 m).
La torre è stata progettata da Skidmore, Owings, & Merrill, già autori della Sears Tower a Chicago e della Freedom Tower a New York.
L’ispirazione per il progetto è data da un fiore, il Hymenocallis, molto diffuso negli emirati.

Burj Dubai

Burj Dubai

Secondo i progettisti, la torre svetterà alto verso il cielo e verrà snellita dagli arretramenti di ciascun elemento man mano che la volta celeste si avvicinerà; particolare attenzione progettuale è stata focalizzata sui problemi relativi alla formazione di vortici d’aria.
Per altri dati, vi rimando al sito ufficiale del Burj Dubai.

Qualcosa di già visto

Il design potrà pure richiamare i fiori del deserto, ma a mio modesto parere il confronto con l’ Illinois di F.L. Wright appare impressionante. Diciamo pure che ci si nasconde dietro il dito delle “necessità strutturali” per non far notare la mancanza di inventiva presente negli architetti; in opere come queste d’altronde non si richiede inventiva, basta la grandiosità stessa della costruzione a giustificare il tutto (d’altronde anche l’Hummer non è una bella automobile, ma è grossa).

The Illinois

The Illinois

Wright presentò questo progetto, che prevedeva 528 piani, quando era quasi novantenne: l’ Illinois avrebbe dovuto svettare per 1 intero miglio al di sopra di Chicago. Ovviamente furono gli impedimenti tecnici ad opporsi alla realizzazione di questa torre, mentre in generale il progetto ottenne numerosi consensi.

Credo che il successo di questi edifici risieda in una deferenza atavica delle persone verso il grandioso, l’immenso e la sua vicinanza col cielo (vedi la Torre di Babele); inoltre la mania del “guinnes” è sempre contagiosa. Nei periodi “bui”, la mancanza di stile e di forti ideologie a tutti i livelli si ripropone con l’accentuazione e l’estremizzazione dei caratteri secondari dell’arte.

Penso d’altro canto che risulta abbastanza facile banalizzare dal punto di vista architettonico un progetto come questo e quindi sposterò la critica su prospettive inedite.

I nuovi grattacieli sono già vecchi

La prima risposta ai detrattori di tali edifici è del tipo “anche la Torre Eiffel è stata criticata in passato”. Dal punto di vista architettonico la Tour Eiffel appare estremamente innovativa riguardo agli schemi a lei precedenti, così come a livello ingegneristico propose soluzioni progettuali che avrebbero fatto scuola (va fatto notare però che, per non dare “troppo nell’occhio” con la sua audacia, nei primi anni la torre fu “ornata” con inutili orpelli in acciaio, fortunatamente poi rimossi).
Il Burj Dubai invece propone poche innovazioni ingegneristiche (un ascensore di 1,5 m/s più veloce dei precedenti, accorgimenti innovativi nei getti di cemento; i materiali utilizzati sono invece quelli “classici” per questo tipo di costruzioni) e la forma architettonica, come detto sopra, è cosa già vista.
Un’altra risposta può essere del tipo “i grattacieli sono il futuro”. Beh…i grattacieli erano il futuro all’inizo del Novecento; oggi come oggi risulta che la “tipologia” a grattacielo risultano la più onerosa dal punto di vista energetico ed ambientale.
Su internet si trovano centinaia di articoli contro i grattacieli (dall’aumento di traffico e inquinamento dovuto alla concentrazione di tante persone in poco spazio alla moria di uccelli dovuta all’innaturale luminescenza dell’edificio).

La mia critica invece vuole essere più immediata: in tempi come questi, in cui assistiamo a un progressivo deteriorarsi delle condizioni del pianeta, in cui se un comune mortale vuole costruire una nuova casa giustamente (visto l’aumento vertiginoso del fabbisogno energetico) gli si impone il fotovoltaico ed il solare termico, in cui la crisi economica ha fermato quasi del tutto l’economia, è possibile costruire un edificio del genere?
Una cifra: per un grattacielo costato miliardi di dollari gli operai sono stati pagati quattro dollari al giorno.
Non è possibile pensare di costruire ammassi così grandi di cemento e ferro senza prevedere l’impatto ecologico ed energetico che avranno: se veramente si vogliono realizzare edifici del genere occorre pensare alla loro autosufficienza; non è fantascienza, le alternative ci sono e sono anche belle.

Non ci credete? Nel prossimo post indicherò alcune linee guida per quello che veramente è il futuro ingegneristico ed architettonico.

S.V.B.E.E.Q.V.

Matteo Seraceni

2 comments

  1. ciao matteo… ho visto che di grattaceli te ne intendi… io sto cercando dappertutto qualcosa riguardo la filosofia che sta dietro il grattaceli… magari con qualche citazione di filosofi… soprattutto del simbolismo tra grattacielo e nazione… non è che mi consigliare qualche sito, qualche autore o libro? grazie

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    1. Mah…filosofi che parlano di grattacieli ora come ora non mi sovvengono (anche perchè mi sembrerebbe alquanto strano che filiosfi si prendano la briga di parlare di urbanistica, a parte Derrida). Magari puoi trovare qualcosa di più riferendoti alla torre di Babele (che poteva essere un prototipo di grattacielo volendo).
      Ti posso consigliare su internet un pezzo di Simonetta Grossi:
      http://w3.uniroma1.it/dottoratocomposizionearchitettonica/seminari/gazzola/GROSSI.pdf
      Oppure a NYC c’è lo skyscraper museum:
      http://www.skyscraper.org/home.htm
      E per quanto riguarda il connubio grattacielo-nazione, mi sembra che non colga proprio nel segno (a meno che non ti riferisca a grattacieli tipici che possono ricordare semmai qualche città, come le Petronas Tower o le Torri Gemelle).
      Di libri ce ne sono a migliaia sui grattacieli, ma non credo che vadano oltre a qualche bella foto e descrizione sulla loro costruzione.
      Ciao

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